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domenica 24 novembre 2024

Un'altra Coppa Davis: è tutto vero. Ma oltre a Jannik, la firma è di un redivivo e sontuoso Matteo Berrettini

Un ace sporco pochi minuti prima delle ore 20 di questo 24 novembre, firmato manco a dirlo Jannik Sinner, certifica la  terza Coppa Davis nella storia del tennis italiano , seconda consecutiva. Un risultato semplicemente inimmaginabile appena due anni fa, quando la parabola ascendente di Matteo Berrettini - primo azzurro a conquistare la finale di Wimbledon (celebrata non a caso al pari della vittoria degli Europei di calcio) - sembrava esaurirsi e la stella nascente del giovanotto della Val Pusteria pareva ancora acerba per regalare allori. 

In quell'estate 2022, raccontando della straordinaria rivalità tra due mostri sacri della storia del Tennis, Roger Federer e Rafa Nadal, in una serata di giugno al CT Gubbio, con
Fabio Tavelli , collega e volto noto di Sky sport, si fantasticava al microfono : " Ma la nostra generazione potrà mai vedere un italiano che vince uno Slam? E poi riusciremo a riconquistare almeno una volta l'Insalatiera? ". (Di ipotizzare poi un azzurro numero 1 al mondo, non rientrava neanche nella bacheca onirica disponibile).

Due anni, appena due anni e 4 mesi. E tutto questo non solo si è realizzato ma addirittura in forma multipla
(la Davis) e con un 2024 da tatuare nel libro della storia di sempre del Tennis mondiale. Jannik Sinner, tanto per dirne una, è l'unico tennista in assoluto ad aver vinto nello stesso anno 2 prove dello Slam (Australia e Usa), le Atp Finals e la Coppa Davis. Ma col tricolore in questo anno dorato abbiamo visto avvolgere anche la Davis femminile (altresì detta Billie Jean King Cup), con il tennis rosa che ha incastonato anche l'oro olimpico nel doppio con Paolini-Errani, due finali Slam per Paolini (arrivata n.4 al mondo, dove nessun altra azzurra era approdata) e per tornare ai maschietti, il bronzo olimpico di Lorenzo Musetti, i tornei della coppia Bolelli-Vavassori e tanti tornei disseminati nel globo con i vari Cobolli, Darderi, Arnaldi (un po' in discesa dopo la Davis 2023) e Sonego. Senza dimenticare gli Us Open nel doppio misto Vavassori-Errani.

Ma se c'è un tennista (e un uomo) che potremmo eleggere a simbolo della Coppa Davis 2024, questi porta il nome di Matteo Berrettini. La sua rinascita appare degna di una sceneggiatura da serie Netflix. Salito nell'olimpo tennistico da novello Icaro, senza mai riuscire a toccare la gloria vittoriosa di un torneo Slam, il "martello" romano (celebre per la sua battuta atomica che gli è valso l'appellativo internazionale di "hammer") è precipitato in una crisi avviluppante che per due anni lo ha visto perdere posizioni in classifica con lo stesso ritmo con cui accumulava infortuni muscolari. Sembrava destinato all'oblìo sportivo, tanto da partecipare come spettatore alla premiazione della Davis 2023, quasi fosse ormai ridotto a simbolo di una parentesi già morta e sepolta delle racchette nostrane.

Berrettini ha voluto fortemente questa Coppa Davis. Dopo un 2024 di lenta ripresa - con 3 successi nei tornei Atp 250, non proprio i più blasonati - il coach Filippo Volandri  (novello Vittorio Pozzo della racchetta) ha scelto lui come "uomo della svolta" nella corsa alla seconda insalatiera. Perché non basta avere il numero 1 indiscusso per essere certi di metterci le mani. E neppure la coppia di doppio tra le più rodate e affidabili del pianeta. 

Prova ne è il quarto di finale con l'Argentina, apertosi subito ad handicap con l'inciampo di un Musetti arrivato a novembre "spompato". A rimediare non solo la solidità da computer di Sinner ma anche l'intuizione di gettare nella mischia proprio Berrettini in coppia con l'altoatesino in un doppio ad alto rischio che i due hanno interpretato come giocassero in tandem da una vita. La marcia in più è stata quella di Berrettini che è apparso tirato a lucido, spietato nella potenza e nella precisione, e carico di motivazioni da far pensare ad una sorta di delirio di esaltazione fisica e tecnica. "Sto lavorando da un anno per essere qui" ha più volte ripetuto, con un'energia contagiosa e carismatica. Qui e ora (hic et nunc) per dirla alla Velasco.

La vittoria nel doppio con gli argentini ha spianato la strada verso il successo finale, complici anche le inattese eliminazioni degli spagnoli, padroni di casa, e degli statunitensi. Tanto da riproporre per gli Azzurri la finale 2023 con un turno d'anticipo (Australia) e dall'altra parte un inedito Germania-Olanda più plausibile come penultimo atto di un Mondiale di calcio. Un Berrettini in piena fiducia è stato "promosso" a singolarista d'apertura e con Kokkinakis ha sciorinato una prestazione alla "Matteo dei tempi d'oro" , fatta di costanza e sofferenza, dedizione e fulmicotone, tanto da ribaltare l'iniziale set perso inopinatamente al tie break con una prova sontuosa. Iconico il punto con lo slice di polso interno , dopo 2 ore e 36 minuti di gara, che ha ribaltato l'equilibrio del terzo set e messo ko l'aitante canguro di chiare origini elleniche. 

Un punto simbolo di questa Davis
, come lo era stato la rimonta da 0/40 di Sinner nella semifinale 2023 contro Djokovic illuso da tre match point in mano. O la scelta di Panatta di indossare le maglie rosse con Bertolucci nel doppio di Santiago del Cile - sotto gli occhi di Pinochet. 

La finale con gli Orange scorre via nella prima sfida ancora con l'adrenalina di un Berrettini esaltante . Da applausi la sua vittoria sul quasi impronunciabile Van de Zanschulp (killer di un Nadal in lacrime) prima della passerella di Sinner su un Griekspoor di gran classe ma sufficiente solo a costringere il fenomeno della Val Pusteria al primo tie break da un paio di mesi a questa parte. 

L'inno di Mameli e la seconda insalatiera al cielo nel giro di 12 mesi hanno suggellato un 2024 semplicemente indimenticabile per il Tennis e lo Sport azzurro. Questo anno scolpito nella ambita insalatiera insieme al 1976 cileno e al 2023 del ritorno inaspettato del trionfo. Stavolta c'era la pressione del pronostico. Ma la chiave per tenerla a bada aveva due nomi. Quello del nuovo re, Jannik. Ma anche quello di un Matteo Berrettini sontuoso. Simbolo di una rinascita sua, e di una salute dell'intero pianeta tennis, che promette di regalare ancora tante emozioni.