Il mio puzzle, i miei pezzi.Di ieri e l'altro ieri.

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mercoledì 23 marzo 2016

La cittadinanza a Zeffirelli? Scusate il ritardo...

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MEGLIO TARDI CHE MAI... FORSE
La nostra città ha un nuovo cittadino onorario. Alla veneranda età di 93 anni, il maestro per eccellenza del cinema e del teatro italiano, Franco Zeffirelli, tiene in mano la pergamena che lo elegge cittadino onorario di Gubbio. Lui, fiorentino nel dna, nel carattere irascibile, nella sensibilità acuta per ciò che è bello e affascinante, ha almeno avuto miglior sorte di chi, fiorentino d'origine, da Gubbio era stato diversamente omaggiato (grazie a Cante Gabrielli) finendo ramingo in quel di Ravenna. E mentre a distanza di quasi 800 anni arrivano le scuse al Sommo Poeta, in extremis arriva un ideale grazie a Franco Zeffirelli, che per primo, tra il 1968 e il 1971 – decisamente in tempi non sospetti e con una Gubbio ben diversa da quella che i restauri e la ristrutturazione tra anni 70 e 80 hanno riconsegnato – fece della Città di Pietra il palcoscenico di se stessa, sorprendendo forestieri quanto gli eugubini stessi, scegliendola quale scenografia naturale di due capolavori della storia del cinema, l'uno celebrato con i premi (Romeo e Giulietta) l'altro con l'immaginario collettivo (se si parla di un film di San Francesco, ovunque nel mondo si pensa all'opera di Zeffirelli).
L'emozione di questa giornata è nell'opportunità felice di poter passeggiare con lo sguardo nei salotti del maestro fiorentino, nella sua splendida residenza romana: un carosello di volti, protagonisti, star internazionali che fanno riflettere un attimo su chi sia davvero quest'uomo. E anche su quanto tempo una città irascibile e a suo modo “ghibellina” come Gubbio abbia perso prima di coniugare il suo nome con questo grande artista: che 20 o 30 anni fa avrebbe, lui sì, potuto generare opportunità inimmaginabili di promozione e immagine per Gubbio. Come poi nei fatti ha indirettamente dimostrato uno dei suoi “discepoli” artistici, Paolo De Andreis. Spero che gli Eugubini sappiano la fortuna che hanno” le profetiche parole di Zeffirelli.

EDUCAZIONE... DIFFERENZIATA
Entro il 2016 la nostra città, come le altre in Umbria, dovrà raggiungere quota 60% nella raccolta differenziata. E' lodevole lo sforzo con cui l'amministrazione comunale (e l'assessore Tasso in primis) si prodiga per incentivare questo che dovrebbe essere semplice “Senso Civico". A distanza però di quasi 15 anni dall'introduzione del nuovo sistema ancora troppi eugubini non sanno che pesci pigliare. O meglio, non sanno neanche che i pesci vanno nell'organico. 
La foto a fianco è emblematica, di pochi giorni fa: in un solo gesto, due errori madornali. Il primo è deporre in strada due diversi “raccolti” differenziati (considerando che solo uno, almeno quel giorno, sarebbe stato ritirato). L'altro errore, è mettere l'organico in una qualsiasi busta nera di plastica – rendendolo di fatto inutilizzabile. Ecco, scene di questo tipo ancora sono fin troppo diffuse nei vari punti della città che ospitano il poco gradevole spettacolo della raccolta differenziata. Ci saranno pure state carenze informative, ma i primi a fare mea culpa, stavolta, devono essere quei cittadini che non la fanno differenziata o che la fanno “tanto per tenere pulita la coscienza”. Quella almeno, siamo sicuri, non deve finire nell'organico...

E MALEDUCAZIONE INDIFFERENZIATA
Altra questione, è quanto è capitato, loro malgrado, ai cassonetti di S.Vittorino: per gli autori geniali di questo gesto – ribaltarli e gettarli in un dirupo - non servono incontri, informazione mirata e incentivi. Come per chi imbratta ogni fine settimana vicoli e piazze del centro storico. Per loro la bellezza, decantata da Zeffirelli, fa rima con “monnezza”.


Da editoriale "Gubbio oggi" - marzo 2016

sabato 20 febbraio 2016

Dalla "sanità tellurica" alla lezione di papà. Passando per un tapis roulant...

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SANITA' TELLURICA
Il mese di febbraio è appena a metà strada che rischia già di lasciare il segno per il quinquennio del Marini bis. Le dimissioni dell'assessore alla Sanità, Luca Barberini è il prezzo pagato dalla Governatrice nel braccio di ferro sulle nomine dei direttori sanitari. Con buona pace di chi pensa che dietro queste scelte – al di là della competenza ed esperienza indubitabili dei diretti interessati – non si consumino anche battaglie politiche aspre.
Questa è una disfida tutta interna al Pd, con Marini e fedelissimi da un lato, Barberini (o meglio, Bocci) e fedelissimi dall'altro. La scossa dei giorni scorsi avrà conseguenze anche sulla tenuta di maggioranza? 
Dei 13 consiglieri regionali del Pd (compresa la Presidente), 5 sono gli “aventiniani” (con Barberini, l'eugubino Smacchi, Brega, Guasticchi e la Porzi). Che la maggioranza esca più forte e solida di prima è difficile dimostrarlo. Perchè la politica è l'arte del possibile, ma anche la matematica non è un'opinione.
Cosa debbano pensare poi gli elettori, i cittadini, che poi sono anche i pazienti di Asl e ospedali umbri, dopo tutto questo bailamme, è ancora altra cosa.

UN GIORNO A SPOLETO
Dici Spoleto e pensi a “Don Matteo”. 
Se si fa un giro per la città dei Due Mondi in realtà ci si accorge di come, senza fare centinaia di chilometri, si possa cogliere qualche buona idea in fatto di mobilità alternativa. 
Ad esempio, arrivando nella zona dell'ospedale nel parcheggio Posterna, si può imboccare la scala mobile (tapis roulant) – una delle tre strutture di mobilità pedonale – che conduce fino in cima al centro storico, a poche decine di metri dal Duomo. 
Non è una scoperta straordinaria, ma la consapevolezza di come troppo spesso la politica e l'opinione pubblica di una città come Gubbio finisca per incupirsi e fossilizzarsi su “crociate” tutte cittadine, senza alzare la testa e dare uno sguardo al futuro. 
Ad esempio, a come immaginare la mobilità nella Gubbio del 2020 o del 2030. Se vi si potrà passeggiare, o fare zig zag tra le auto parcheggiate e ambulanti, con una residenzialità ancora viva e un tessuto commerciale e artigiano ancora esistente. 
O se sarà destinata ad un mero presepe che di naturale avrà solo la dimensione, che si accende a intermittenza, a Natale e a maggio, per poi spegnersi negli altri 10 mesi.

LA LEZIONE DI PAPA'
Pensierino finale a babbi e mamme che domenicalmente danno il “meglio di sè” dagli spalti di una tribuna (di calcio e non): non per incoraggiare il proprio pargolo, ma per insultare avversari, genitori degli avversari, arbitri, allenatore e quanto di deambulante gravita attorno (ultimo caso, nel Ternano, un paio di domeniche fa). 
Non sanno, costoro, quanti danni possa causare tutto questo, principalmente a loro figlio. Negandogli la gioia di giocare ma anche il valore educativo che lo sport (anche con le sue sconfitte) sa offrire. 
Un consiglio? Leggersi la storia di Giuseppe Abbagnale, ex olimpionico di canottaggio e oggi presidente della Federazione. A pochi mesi dalle Olimpiadi, da presidente prima ancora che da padre, ha sospeso il figlio, Vincenzo, che aveva saltato tre controlli antidoping. Ora rischia di saltare anche Rio 2016. Una possibile medaglia in meno, per gli Azzurri e per casa Abbagnale. 
Ma una lezione straordinaria che resta impressa per tutta la vita.
GMA


editoriale da "Gubbio oggi" - febbraio 2016


lunedì 25 gennaio 2016

IL 2016 a Gubbio? Serve il cambio di passo...

Il 2016? Serve il classico cambio di passo. Non per un ballo e neanche per una prova sportiva.
Parliamo di politica, parliamo di Giunta, della Giunta Stirati. Che dopo 18 mesi si è ritrovata senza due pezzi importanti della propria formazione ed è dovuta correre ai ripari.
Come nel calcio, le sostituzioni ci possono stare, purchè lo schema di gioca sia chiaro e alla fine l'obiettivo si raggiunga. Qui non c'è da vincere una partita e neanche un campionato. L'avversario invece è ben chiaro: si chiama crisi.
Sicuramente una sfida molto più complicata: risollevare una città e un territorio che stanno attraversando certamente l'empasse economico più grave dal dopoguerra, con incertezze sul fronte degli investimenti imprenditoriali, con allarme rosso sul piano dell'occupazione e con un clima di ottimismo legato a nuove progettualità che ancora non riesce ad attecchire. Tutti carichi pesanti ereditati ma con i quali bisogna fare i conti.
I numeri del 2015 parlano di oltre 2.600 iscritti al Centro per l'impiego (oltre il 50% sono donne), quasi 150 domande di Cassa integrazione in deroga nel comprensorio, di cui oltre la metà da Gubbio e quasi 350 lavoratori interessati dalla formula dei 5 mesi di Cassa in deroga autorizzata da Regione Inps.
Non che altrove si stia meglio, ma il problema nel comprensorio eugubino come in quello gualdese, è che alla mannaia del tramonto dell'impero Merloni, si è sommata la crisi dell'edilizia e del cementiero – colonne imprenditoriali da oltre 40 anni – in una zona già emarginata sul piano delle infrastrutture, poco reattiva dal punto di vista della cultura di auto-imprenditorialità e già tornata ad essere di nuovo terra di partenza da parte di numerosi giovani, come qualche decennio fa, per lidi più appetibili sul piano professionale.
Accanto a questo quadro oggettivamente fosco, ci sono anche luci e segnali che qualcosa si muove: il trend turistico è in crescita, nuovi eventi del 2015 hanno lasciato il segno e fanno presagire anche ad un 2016 altrettanto interessante. Laboratori progettuali come Joint Gubbio cominciano a funzionare, e forse il nuovo anno potrebbe perfino portare all'apertura della Perugia-Ancona, vera araba fenice della viabilità regionale.
In questo contesto l'azione di una Giunta comunale può sembrare relativa, ma la capacità di essere concreti, risoluti ed efficaci non solo è necessario ma è anche un segnale forte di distanza rispetto alle lentezze o agli errori del passato.
L'impressione è che la città, la comunità e anche la politica di maggioranza come di opposizione, debbano cambiare passo.

Lasciando stare le piccole beghe di bottega, mettendo alle spalle battaglie ideologiche e muri pregiudiziali che hanno contraddistinto veleni e confronti quando era tempo di vacche grasse. E cercando di focalizzare pochi ma importanti interventi che diano respiro e futuro alle vocazioni proprie di questa città e del suo territorio.

venerdì 8 gennaio 2016

Niente bus da Assisi, niente tratte per il Giubileo: a Gubbio rischia di restare un'altra occasione persa...

Ad oggi è impossibile arrivare direttamente a Gubbio partendo da Assisi, nessun autobus copre questa tratta; quindi si parte dalla città Serafica, si arriva a piazza Partigiani a Perugia, da lì si riparte con un nuovo autobus per arrivare a Gubbio.
Viceversa per il ritorno.
Dunque 47 km sofferti (considerata anche la tortuosa amenità del tragitto) per quei pellegrini e turisti che volessero visitare le due città umbre simbolo del Francescanesimo.
Ed anche per il Giubileo della Misericordia che vede Assisi seconda tappa giubilare dopo ovviamente la Capitale, i servizi non saranno implementati a favore né dei pellegrini né del rilancio turistico di questa parte di Umbria.
Nulla è previsto in tal senso in chiave “viabilità per il Giubileo”, da Palazzo Donini come conferma l'accordo tra Regione, Busitalia e Trenitalia, che attivano “collegamenti più rapidi e frequenti sui principali assi della mobilità regionale, con maggiore integrazione fra treni e bus, per rispondere al meglio alle esigenze connesse al Giubileo col potenziamento dei servizi per pendolari e turisti che li renda competitivi rispetto all’uso dell’auto privata”.
Già da questa settimana ci saranno più bus e treni sul corridoio Magione-Perugia-Assisi-Foligno, con 4 corse autobus in più al giorno tra Foligno e Spoleto e 2 tra Terni, Orte ed Orvieto, maggiori collegamenti anche sulla Terni-Todi-Perugia, e potenziati i servizi bus di collegamento e distribuzione urbana ed extraurbana nelle stazioni di Assisi, Perugia, Foligno e Magione.
Il servizio ferroviario dal 13 dicembre offrirà 6 nuovi treni (4 collegamenti Foligno – Assisi – Perugia e 2 collegamenti Foligno – Assisi – Perugia – Magione).

Completamente dimenticata invece la zona dell'Alto Chiascio, come anche dell'Alto Tevere, del tutto ignorata l'ipotetica e non proprio peregrina ipotesi di un asse diretto Assisi-Gubbio. Se non altro per dare seguito ad un accordo istituzionale (di cui la Regione non può non sapere) e per rispondere concretamente a chi da tempo (nel mio caso, da anni) si attende una reale valorizzazione del Sentiero Francescano coperto dal Poverello forse unico in Italia potenzialmente capace di competere, per simbologia, a quello di Santiago de Compostela.
Gubbio abbraccia la chiesetta nella quale Francesco ha realizzato concretamente la conversione abbandonando i beni materiali per la povertà.
Niente, tutto sembra dimenticato o sconosciuto a chi decide da Perugia come veicolare e far transitare il pellegrino-turista.
Occasione persa per Gubbio dunque per agganciare la sfida del Giubileo. Non è infatti facile arrivare a Gubbio se non si è muniti di autovettura.
Per chi da Roma vuole giungere a Gubbio con l'autobus della linea Sulga: unico bus giornaliero quello che parte dalla stazione Tiburtina alle 16 con arrivo alle 19, 18 euro il costo e cambio a Ponte San Giovanni.
La partenza alle 5.50 da piazza 40 martiri con arrivo nella capotale alle 9.
Per chi sceglie il treno per lasciare Assisi o Roma ed arrivare a Gubbio, sulla direttrice Roma- Ancona, ci sono alcuni autobus di linea ad aspettarli fuori dalla stazione: ma in alcuni casi l'attesa è anche di due ore.
Magra consolazione constatare che Gubbio sia una della città scelte per l'installazione di una colonnina per la ricarica delle autovetture elettriche, città inserita nel percorso voluta dalla Regione negli ultimi mesi in tutto il territorio.

Il problema resta quello di portarci i pellegrini e far in modo che si fermino almeno per due giorni. E il Giubileo rischia di rivelarsi da queste parti un'altra occasione persa...

mercoledì 25 marzo 2015

"Don Matteo" torna a Spoleto? Meglio il patto con Assisi...

Potrà sembrare una pia consolazione. Ma leggere che la Lux Vide ha riconfermato Spoleto come sede della decima edizione di “Don Matteo” il giorno prima della firma del protocollo tra i comuni di Gubbio e Assisi, fa un po' meno male.

Non nascondiamoci dietro un dito. In molti avevano sperato che qualcosa si potesse recuperare sulla strada “perduta” dopo l'addio nel 2012-2013 della popolare fiction – dovuta ad una serie di incongruenze, mancanze istituzionali (da Gubbio), vuoti progettuali ma anche da una serie di “combinazioni non meglio identificate” che portavano anche a Palazzo Donini.

Coperta in extremis con una giustificazione poco plausibile la vicenda dei tanti mila euro spesi dalla Regione per promuovere la fiction a Spoleto, resta da chiedersi – per ora senza risposta dai diretti interessati – come mai in 13 anni dal Palazzo politico più importante dell'Umbria nessuno, dalla Lorenzetti alla Marini, si sia mai scomodato per venire a prendere un caffè in Piazza Grande, davanti la scacchiera del prete detective, salvo poi precipitarsi all'ombra del Duomo spoletino in occasione del primo ciak nella nuova location.
Che da Spoleto c'abbiano saputo fare (e anche rifare, vista la decima edizione alle porte) è fuori discussione: le associazioni di categoria, il consorzio albergatori e la lobby della ricettività ha di nuovo serrato le fila, con il comune, non appena si è profilata la “minaccia” che Gubbio tornasse all'assalto. In questo va riconosciuto che almeno il sindaco Stirati ci ha provato, intessendo nuovi rapporti e un tentativo di dialogo con il gruppo Bernabei. Salvo correzioni in corsa, purtroppo il tentativo non è andato.

Ma per una fiction che saluta – con tanto di testimonial neo cittadino onorario (anche se ormai Terence Hill è più popolare come guardia forestale del fiabesco lago di Braies a Dobbiaco) – molte altre finestre e opportunità si possono aprire.
Proprio il protocollo tra i comuni di Assisi e Gubbio è la grande novità di questo periodo. Qualcuno lo battezzerà come frutto della spinta elettorale della candidatura Ricci. Sarà anche questo, fatto sta che l'accordo non ha precedenti e – quel che è peggio – negli anni precedenti nessuno c'aveva neppure pensato. Neanche una telefonata tra Palazzo Pretorio e Piazza del Comune ad Assisi.
Del resto cosa volete che abbiano in comune queste due città (come si chiedeva un amministratore eugubino pochi anni fa)?
Niente, a parte la figura del santo più conosciuto al mondo, che ha dato il nome all'attuale Pontefice, che ha percorso i sassi del sentiero che conduce alla Chiesa della Vittorina e al ribattezzato Parco della Riconciliazione, dove ha ammansito il lupo – parabola simbolo di pace più famosa al mondo – dove ha vestito il suo primo saio e curato i lebbrosi.

La risposta è volutamente ironica ma anche da queste colonne, chi vi scrive, la proponeva dall'inizio degli anni Novanta. E' passato, ahinoi, quasi un quarto di secolo. 
Meglio tardi che mai... 

GMA


Editoriale "Gubbio oggi" - febbraio 2015

domenica 15 marzo 2015

S.Croce della Foce: arriva il finanziamento, si apre finalmente un nuovo capitolo

Per una volta la parola “resurrezione” arriverà prima ancora della Passione.
La metafora, lungi dal voler sembrare blasfema, si presta alla perfezione per la chiesa di Santa Croce della Foce di Gubbio.
Ieri è stato il giorno in cui è stato svelato il piano per finanziare i lavori strutturali per la splendida chiesa barocca simbolo dei riti della Passione a Gubbio e sede dell'antica Confraternita di S.Croce della Foce che organizza ogni anno la suggestiva Processione del venerdì santo.
Occasione propizia perchè venisse illustrato nel dettaglio il piano che vede in campo oltre alla Confraternita di S.Croce della Foce, presieduta da don Giuliano Salciarini, che mai si è tirata indietro nel sollecitare un intervento risolutore, il sindaco Stirati e il consulente ministeriale Rocco Girlanda, grazie al quale sarà possibile attivare un finanziamento importante – si parla di circa 2 milioni e mezzo – per l'intero intervento di riconsolidamento.

Anche il FAI, il Fondo Ambiente Italiano, era presente con la presidente regionale Nives Tei e il delegato eugubino Claudio Fiorucci: l'associazione – che proprio la prossima settimana rinnova in tutta Italia la fortunata iniziativa delle Giornate FAI di Primavera, per favorire la fruizione più ampia e diffusa di alcuni dei tesori artistici del Belpaese. Sono state oltre 12 mila – come anticipato nei giorni scorsi - le firme raccolte nella campagna dei “Luoghi del cuore” a favore di S.Croce della Foce, giunta 25ma nella graduatoria nazionale.
Un attestato ulteriore dell'importanza con cui viene vissuta la missione di recupero di questo vero gioiello architettonico cui la comunità eugubina è legata anche e soprattutto per i riti della Passione.

La chiesa oggi si presenta chiusa, in ogni senso: interdetta all'accesso nell'unica navata che la caratterizza con le preziose decorazioni barocche e il soffitto a cassettoni già oggetto di restauri negli anni scorsi. Inagibile nel presbiterio e nella sacrestia. Ma le ferite più profonde sono quelle testimoniate già lo scorso anno dalle immagini di TRG, le fondamenta, con l'intera zona absidale che sta scivolando verso il fiume Camignano con rischi di crollo resi ancora più serrati dallo sciame sismico che negli ultimi 18 mesi ha interessato il nostro territorio.
Con il piano operativo che illustrato, infine, non si porrà solo rimedio ad una situazione di precarietà preoccupante, risolvendo definitivamente i problemi della chiesa e della sua stabilità.
Si metterà anche la parola fine alla vicenda parallela al lento degrado della chiesa: quella che ha visto polverizzarsi i finanziamenti che fin dal 1999 erano previsti per S.Croce dal PIR e che, prima derubricati a classe 3a a classe N (ovvero di un'opera rinviabile), quindi tra il 2007 e il 2009, quando i fondi previsti 10 anni prima potevano essere recuperati, nulla è stato fatto. Un vulnus burocratico e politico che sarà messo alle spalle.

E se anche quest'anno, come è stato annunciato, i tradizionali riti della Passione subiranno variazioni logistiche – la Processione del Cristo Morto partirà dalla chiesa di S.Domenico per girare verso via Vantaggi e raggiungere il "pietrone" – ci sarà almeno la certezza che i disagi non saranno perenni: e che un nuovo capitolo nella storia di questo sito finalmente si apre.

mercoledì 17 dicembre 2014

Nuovo anno, soliti auspici? Ma la città almeno ha ritrovato una guida...

Come sempre l'arrivo del nuovo anno e' l'occasione per gli auspici.
Ci si sente tutti un po' più buoni, e non si sa bene perché.
Ma soprattutto si spera sempre che il nuovo anno cancelli le scorie di quello che se ne va. Un'illusione? Forse. Ma e' bello che resti così.
Sarebbe curioso andarsi a rileggere gli auspici degli anni passati, una sorta di fact check a ritroso, per vedere se poi tutto e' andato davvero come si sperava... Meglio di no. Meglio guardare avanti.


E Gubbio ha iniziato a guardare avanti, dopo un anno nel quale, quanto meno, si e' restituita una guida amministrativa.
Ecco, intanto il 2015 sarà il primo vero anno operativo per la nuova Giunta. Non un esame (quelli, in fondo, non finiscono mai e lo sa ancor meglio di noi il sindaco, da stimato e navigato docente) ma l'entrata a regime. Che dovrà essere anche una prima importante svolta, un cambio di passo per questa citta': sul piano progettuale, sulla capacita di programmare il futuro, senza dimenticare il "piccolo cabotaggio", le buche o i lampioni che sono il primo termometro di un'attività amministrativa (ma non devono restare l'unico). Un risveglio, soprattutto con un autunno e inverno ricco di eventi di successo, comincia a intravedersi. Non ci si culli sugli allori del momento, ma la strada e' quella giusta.


Sarà anche l'anno delle Regionali, il 2015. E se con 30 seggi si riusciva con qualche acrobazia ad avere un paio di rappresentanti, con i futuri 20 scranni sarà dura che Gubbio e il suo territorio siano adeguatamente rappresentati. Vedremo. Pur sapendo che non basta avere una "bandierina" sul tavolo del Risiko di Palazzo Cesaroni come alcune vicende - che gridano vendetta (tipo Alberghiero) - dimostrano.

Il 2015 sarà l'anno in cui dovrebbero andare a compimento storiche realizzazioni: come la Perugia-Ancona, tratto umbro (alleluia, ma gridiamolo solo a cose fatte...) o come il remake rivisto e corretto del parcheggio di S.Pietro (vedi sopra).
Ma noi ci aspettiamo anche qualche sorpresa (positiva). In fondo, proprio come i regali, gli auspici piu belli sono quelli che non ti aspetti...

GMA



da editoriale "Gubbio oggi" - dicembre 2014

lunedì 10 novembre 2014

Il coraggio di osare: vale anche per un brand come Gubbio...

Programmare il futuro della citta', imboccare nuove strade. Non per stravolgere il passato ma per fare di quel passato un fiore all'occhiello. E' un po' il filo conduttore di alcune novità che l'autunno anomalo (per le temperature) di questo 2014 ha presentato.

"Il coraggio di osare" e' stato il carburante prolifico di una serie di iniziative destinate a fare da ponte - almeno in questa fase - tra due periodi intensi, come quello della Mostra del Tartufo e della parentesi natalizia con l'attrattivo magnetismo dell'Albero di Natale più grande del mondo, che attende di essere acceso da un secondo Pontefice nel giro di appena 4 anni. Un po' come ogni anno sanno fare gli straordinari campanari dalla torretta di Palazzo dei Consoli.
Osare significa battere nuove strade, intraprendere sentieri che potrebbero apparire improponibili ai piu' scettici. O forse a chi pensa che preservare questa città dai rischi di un deprimente futuro sia semplicemente conservare lo status quo.

Chissà qualche anno fa cosa si sarebbe pensato se qualcuno avesse proposto di distendere per l'intero tracciato di corso Garibaldi un'enorme crescia al testo, farcita addirittura di crema di cioccolato.
L'intuizione lanciata quest'anno nell'ambito di Chocotartufo ha già fatto bingo, riuscendo a riempire il cuore del centro storico come solo gli eventi folcloristici e la stessa Mostra del tartufo erano capaci di garantire.

E in una sorta di passaggio del testimone, la settimana successiva, Gubbio lancia un'altra sfida sempre nell'ambito della promozione eno-gastronomica (che non e' di serie B se si pensa quali risultati siano stati raggiunti altrove): la scommessa dei "Secondi d'Italia" (dopo che i "Primi" sono esplosi a Foligno sulle ceneri della nostra Festa della Pasta) con "Quinto Quarto", il festival dei tagli poveri del vitellone bianco di Chianina, una provocatoria kermesse dedicata a piatti quasi dimenticati per decenni, spariti dalle tavole familiari, soppiantati da surgelati e crocchette ma che ora sono pagati a peso d'oro nei ristoranti degli chef pluristellati.

Valga per tutti l'esempio della "coradella", piatto forte della tradizione locale e sempre piu' apprezzato anche da turisti e forestieri. A Milano, in una minuscola ciotola, lo chiamerebbero finger food: e andrebbe a ruba.
Il coraggio di osare: per fare del brand Gubbio qualcosa di piu' attrattivo. Per fare di semplici ma efficaci idee, qualcosa più che un semplice diversivo.

La citta' ha bisogno di eventi?
Associazioni e privati ci dicono che tentare si puo' e si deve. Osando, coerentemente. Ma osando. Anche a dispetto di chi storce la bocca.
 
 
 
Editoriale "Gubbio Oggi" - novembre 2014




 

mercoledì 10 settembre 2014

La ricreazione è finita

La ricreazione e' finita, si torna in classe.
Riaprono le scuole ma la campanella più attesa e' quella della politica: in attesa di sapere quali e quante aziende riapriranno dopo la pausa estiva (forzatamente piu' lunga del solito), prepariamoci ad un'altra lunga stagione pre-elettorale.

Stavolta le urne busseranno in anticipo, a primavera. E toccherà alle Regioni rinnovare i propri ranghi, dal Consiglio di Palazzo Cesaroni alla Giunta di Palazzo Donini. Ci saranno meno consiglieri (20 anziché 30), e sono già partite le grandi manovre, soprattutto nei partiti di punta, per assicurarsi posizioni di garanzia.

Quella garanzia che vorrebbero invece avere i cittadini dal Palazzo. Garanzie ben diverse da quelle che l'attuale consesso ha prodotto, abolendo ad esempio i vitalizi previsti fino ad oggi, ma a partire da coloro che occuperanno gli scranni dal prossimo aprile. "Armiamoci e partite" insomma.
La nostra piccola comunità rischia di ritrovarsi ancora più isolata del solito, con le possibilità risicate di avere uno o più rappresentanti all'assemblea regionale.

Rispetto al passato, ora c'e' un'Amministrazione comunale, dopo 12 mesi di commissariamento, c'e' un'interlocuzione almeno propositiva, dopo 12 anni di "autarchia politica", c'e' un clima di maggiore coinvolgimento nella stessa comunità locale (come dimostrano le sempre piu' numerose e proficue iniziative di volontari).
Ma non basta.
Serve un cambio di passo, deciso, da parte di tutti. Con un presupposto imprescindibile: le rendite di posizione sono finite. Non e' piu' tempo di privilegi, guarentigie, benefit. Non e' piu' tempo di rivendicare cio' che non sara' piu'. Per i cittadini così come per la politica.

Sono anche i messaggi che arrivano da lontano.
Dal Premier come dal Pontefice, dal CT della Nazionale di calcio fino al sindaco di una cittadina di 30 mila anime.
Il monito, insomma, vale per tutti. Anche per ognuno di noi. Nessuno escluso.


Da editoriale "Gubbio oggi" - settembre 2014

lunedì 14 luglio 2014

Le "100 ramazze" a Gubbio: ambasciatori di una città finalmente "diversa"...

L'immagine è volutamente provocatoria.
Un tombino. Attorno, alcuni ragazzi che, incuranti di quanto esalato dalle viscere cittadine - gli umori più nefandi appesantiti dalla mancata manutenzione forse di mesi o forse di anni - si prodigano per "stappare" letteralmente i condotti di immediata coniugazione con le fogne cittadine. Una domenica mattina di sudore e fatica ma anche di grande abnegazione e gratificazione.
Anche perchè all'appello hanno risposto una cinquantina di volontari. Volontari e volonterosi, capaci di prodigarsi - senza alcun necessario corrispettivo - per la propria città.
"Vacci tu a stappare i tombini" verrebbe voglia di rispondere a chi dovesse azzardare a proferire verbo (interrogativo) sull'utilità di questa iniziativa.
E anche il fatto che l'associazione (definizione semanticamente meno ostile di quanto ormai non abbia assunto, inconsciamente, il termine "comitato") si chiami "100 ramazze", vuol dire che nel Dna di chi ne fa parte, non sarà certo la fatica a destare preoccupazione.
E sul piano squisitamente numerico, non va trascurato che per raggiungere l'obiettivo da denominazione ("100 ramazze") domenica si sia fatta già... metà dell'opera.

Una specie di ambasciatori inviati nelle magagne cittadine: questi paiono i ragazzi protagonisti di una domenica mattina che, valore aggiunto dell'intraprendente volontà, si ripromettere di diventare solo il primo capitolo di un libro tutto da scrivere (ad esempio, mercoledì sera nuova riunione a San Domenico).
La città ha bisogno di idee, e quelle ancora un po' latitano. Ma ha soprattutto bisogno di braccia e di olio di gomito, per dare corpo alle idee e sopperire ad un vuoto - non solo amministrativo - che oggi pesa come un macigno. Del resto, un po' come in campo pubblicitario, spot chiama spot: e allora, buona iniziativa chiama e stimola altre buone iniziative.
Senza correre il rischio di cadere in retorica mettendo, ad esempio, a paragone la fattiva operosità di questo gruppo di cittadini con le latitanti attese cui spesso il Palazzo (Pretorio) condanna quegli stessi cittadini (ad es: l'approvazione di un piano per il centro ippoterapico Spirit che attendeva lumi solo... dal 2002).

Dove a spingere, stimolare, incentivare c'è solo, ed esclusivamente, il gusto di esserci. E di dare un contributo alla propria comunità. Senza chiedere nulla in cambio. Quello stesso piacere, spontaneo ed intimo, che ad aprile provai con qualche amico scout, in un sabato pomeriggio, insieme a don Fausto Panfili, nel risistemare e ripulire quel piccolo scrigno architettonico e mistico che è la cappella di San Gervasio, nei meandri del convento di S.Ubaldo. Dove per tre secoli fu conservata la salma del nostro Patrono, ma dove da "qualche secolo", in senso lato, a nessun eugubino era concesso di accedere

E allora, dopo Parco Ranghiasci (ridotta ad una selva neanche troppo oscura, a inizio maggio, e ripulita alacremente dai volontari), ora è toccato ai tombini.
Chissà la prossima missione. Siamo curiosi di conoscerla. E certamente di incoraggiarla. Magari, perchè no, unendoci tutti, ai 50 straordinari ambasciatori di una "Gubbio diversa".
Senza etichette (men che meno politiche) ma con la sola voglia di dare e di amare: ovviamente Gubbio.

sabato 14 giugno 2014

Comincia l'era Stirati: obiettivo, voltare pagina. A cominciare dalla Giunta...



Gli Eugubini non hanno avuto dubbi. Il 73% di Filippo Mario Stirati al ballottaggio – dove ha partecipato poco più della metà degli aventi diritto, comunque ben al di sopra delle medie partecipative di città come Foligno o Perugia – parla chiaro.
Ora, forte della legittimazione delle urne, il Professore dovrà cominciare a tessere la sua tela. Con un vincolo non da poco: l'approvazione del Bilancio in tempi record e prim'ancora l'individuazione della Giunta, di cui per il momento è stato fatto un solo nome, quello del prof. Augusto Ancillotti (destinazione Cultura).
A Filippo Stirati, dopo la lunga ed estenuante campagna elettorale, tocca ora l'onore ma soprattutto l'onere di capitalizzare la fiducia della gente in interventi immediati. Per dimostrare risolutezza nel voler cambiare pagina.
 
La definizione della Giunta sarà di per sé già un primo banco di prova e una cartina al tornasole, per capire dove esattamente si collochi il confine tra la volontà di “dare discontinuità” alla politica eugubina e la necessità di far quadrare gli equilibri in una coalizione eterogenea come forse nessun'altra in passato (se si eccettua la sola tacita alleanza Prc-Forza Italia del 2001, che aprì il decennio Goracci).
Tra le anime della coalizione Stirati si condensa la giovanile energia civica di “Scelgo Gubbio” (i fautori della prim'ora nella candidatura del Prof.), con la militanza di non pochi veterani che nella lista “Liberi e Democratici” hanno ottenuto il ritorno sugli scranni di Palazzo Pretorio. Senza contare Psi e Sel che pur con risultati elettorali minori, qualcosa vorranno pur contare nella partita.

Una delle "patate bollenti" per Stirati: l'ex ospedale
Gubbio ha bisogno di competenza e di affidabilità” ha ribadito anche dopo l'elezione il neosindaco, assicurando che su questi principi sarà disegnato il nuovo governo cittadino. E' quello di cui la città ha assolutamente bisogno.
Insieme ad un clima di ritrovata serenità – pur nelle differenti posizioni – che sarebbe, questo sì, già un enorme punto di distacco dal quindicennio lasciato alle spalle.

Chi esce malconcio dalle urne eugubine, oltre al centrodestra praticamente liofilizzato, è il Pd. Che, dopo la scoppola nei 90', ai calci di rigore del ballottaggio non si è neanche presentato, se è vero che al candidato Palazzari sono mancati ben 1.000 voti (su quasi 5.000) tra il 25 maggio e l'8 giugno. Difficile pensare siano rimasti arenati sulle rive dell'Adriatico.
Quanto al futuro politico del Pd eugubino, ci vorrebbe una sfera di cristallo di quelle buone. Di sicuro non è una priorità per il Pd regionale, che ha altri problemi cui pensare dopo il ribaltone perugino targato Romizi e alla vigilia di un'altra stagione elettorale (quella per le Regionali 2015) che adesso fa venire i brividi anche nelle menti più soporifere del primo partito regionale.
GMA

Da editoriale "Gubbio oggi" - giugno 2014
 

venerdì 2 maggio 2014

Mentre Assisi fa record di presenze, a Gubbio campeggia una domanda: chi risponde?

E' stato un altro mese da record di presenze, quellodi aprile, appena concluso, per Assisi e la Città del Poverello.
La concomitanza con la solenne celebrazione della canonizzazione dei due Pontefici, Giovanni Paolo II e Papa Giovanni XIII ha richiamato sulla soglia della Basilica Francescana migliaia di pellegrini da tutto il mondo, in particolare stranieri, dalla Polonia e dal Sudamerica.
Un evento che per altro non è certo episodico per Assisi che sta beneficiando di quello che gli esperti di marketing turistico hanno già ribattezzato come “effetto Papa Francesco”.
Uno studio di Coldiretti stima in circa 5 miliardi di dollari – poco più di 3 miliardi di euro, per capirci 6.000 miliardi di vecchie lire – il giro d'affari legato al turismo religioso di cui l'Italia ha beneficiato nel primo anno dell'era Bergoglio.
Una quantificazione  e una valutazione che a qualcuno apparirà quasi blasfema ma che per un settore in difficoltà come quello ricettivo rappresenta davvero un toccasana: e tra le mete che, oltre a Roma, hanno goduto maggiormente di questo incremento poderoso di flussi, c'è proprio Assisi, legata a doppio filo con il rinnovato entusiasmo intorno al principale inquilino del Vaticano, dopo la scelta del nome papale cosi' "rivoluzionario", e dopo la storica giornata del 4 ottobre 2013.
Lo scorso weekend – per fare un esempio concreto – sono stati ben 1.200 i pullman che hanno raggiunto la città Serafica, un volume di presenze che a fatica la stessa area assisana riesce a contenere. 

La domanda che campeggia in queste settimane, in cui si è registrata una intensa presenza del sindaco di Assisi, Claudio Ricci, ad iniziative politiche nell'Eugubino, è semplice ma essenziale per il futuro turistico della città: 
quale ruolo può avere Gubbio lungo l'asse Francescano con Assisi? 
E connessa a questa altre domande, altrettanto semplici:
Come riuscire ad intercettare almeno una parte degli ingenti flussi turistici diretti principalmente alla Città di Francesco?
Considerazioni e progetti che suonano da un lato come occasione mancata fino a questo momento e che spetteranno alla futura amministrazione. E allora ai candidati sindaco, un quesito su tutti, auspicando una risposta concreta:
come può Gubbio sentirsi più vicina e collegata ad Assisi?

mercoledì 30 aprile 2014

Voglia di decadenza?

Cadere ci può stare. La Festa dei Ceri è una splendida metafora, da questo punto di vista, su come sia necessario rialzarsi e ripartire. Diverso quando oltre a cadere, si cominciare a "decadere".
Ecco, l'impressione - strana, ma non nuova - e' che la citta', o meglio una parte di essa, non necessariamente la maggioritaria ma certamente la più rumorosa e visibile, esprima un desiderio intestino quasi inconsapevole. Una voglia di "decadenza".
Non c'entra Baudelaire, men che meno Pirandello. Anche se un contesto di così intensa vocazione autolesionistica ne avrebbe forse ispirato pagine memorabili.


La decadenza e' un riflesso, neanche troppo nascosto, sebbene sottovalutato, di quella forsennata difesa dell'esistente, che insieme all'arroccamento anacronistico sul passato (non solo politico), sono figli (cresciuti male) di un conservatorismo immobilistico travestito da "patriottismo de noaltri" il cui unico risultato e' di emarginare ancor di piu' la citta' da qualsiasi contesto o interlocuzione esterna, di affermare una vanagloriosa autonomia e liberta' (da chi?), di vaneggiare un futuro di prosperità astratta, fatta di orgoglio fine a se stesso, di felice pauperismo o di effimere velleità. Sbandierando qualche luogo comune, sempre buono a catturare consenso nell'immediato: come la storia della "fiera opposizione ai poteri forti" e arti congeneri. Elaborata, a suo tempo, da chi aveva semplicemente programmato di farsi sostenere da uno a scapito dell'altro. E di dividere la citta' per capitalizzare le macerie di quel conflitto sociale.

Quel castello, oggi, e' crollato. Ma le macerie sono tutte li', nessuno le ha scansate.
E quei poteri, presunti forti, sono molto meno forti e molto piu' logorati dalla crisi non meno che da un decennio di contese economiche, e non solo, il cui risultato altro non e' che la nuda fotografia del presente.
Un presente destinato, senza un energico colpo di reni, al declino come l'era del vituperato cemento. Con una città che rischia di risvegliarsi, tra qualche mese, in uno stato di "cassa integrazione vegetativa".

Dunque? Gubbio si trova ad un bivio, sapendo che soprattutto in una fase come questa, le certezze sul futuro appartengono solo agli stolti.
Il bivio non è politico, non è economico, la voglia di decadenza rischia di pervadere ogni schieramento, ma è una scelta quasi esistenziale: affidare il proprio futuro a chi vuol bene alla citta', a chi - pur senza bacchetta magica - puo' darle idee ed entusiasmo per ripartire; e capire chi sia davvero costui o chi siano costoro, rispetto a chi invece afferma di volerglielo, inseguendo utopie, senza accorgersi di essere invischiato nel solco della decadenza.

All'elettore spetterà scegliere. Sperando di non doverlo fare assistendo stancamente ad un nuovo rodeo di divisioni e dispute, fini a se stesse. Redditizio, forse, per qualcuno, a breve termine. Ma fatalmente letale, per tutti, in futuro.
GMA


Da editoriale "Gubbio oggi" - maggio 2014

mercoledì 16 aprile 2014

"S.Francesco in estasi": un Caravaggio come ennesima occasione persa?

Si chiama “San Francesco in estasi”, è il capolavoro di Caravaggio datato 1594 e conservato al museo Wadsworth Atheneum di Hartford (Connecticut).
Una tela preziosa sia per la suggestione estetica e il valore plastico dell'opera, che racchiude le caratteristiche d'eccellenza della pittura del Caravaggio, sia perchè si tratta del primo esempio di pittura sacra realizzata dal genio di Michelangelo Merisi.

L'opera è stata citata nella conferenza stampa del presidente della Fondazione Cassa Risparmio di Perugia, Carlo Colaiacovo, che ha rivelato di aver effettuato con l'istituto una richiesta formale alla Sumner Collection Fund, la fondazione statunitense che gestisce le opere del museo – una sorta di prenotazione necessaria per poter organizzare nei prossimi mesi in Umbria un'esposizione evento dedicata al celebre dipinto, che sarebbe in mostra per un periodo piuttosto ampio e potrebbe rappresentare un'occasione di grande richiamo e attrattiva turistica nella regione.

L'intenzione della Fondazione era di organizzare l'evento a Gubbio, magari proprio per inaugurare il nuovo spazio all'interno delle Logge dei Tiratoi, di proprietà della Fondazione. Progetto che al momento è invece destinato a restare in frigo, in attesa di sapere se tramonterà definitivamente: ieri il Commissario prefettizio ha di fatto ufficializzato che non procederà all'ultima firma richiesta nonostante le autorizzazioni di Soprintendenza e Ministero, a seguito delle rimostranze di alcuni eugubini e nonostante il sostegno espresso dalla Diocesi, dalle associazioni di categoria, dai sindacati e dalle istituzioni ceraiole. 
Se le Logge resteranno dunque un progetto fermo e ingessato – almeno fino all'insediamento della prossima amministrazione - il destino dell'evento Caravaggio potrebbe trovare sbocco proprio ad Assisi dove l'amministrazione si è già fatta avanti per ospitare l'esposizione che ha tutte le credenziali per ripetere il successo dell'evento della Madonna di Foligno del dicembre scorso.

Un epilogo che rappresenterebbe, insieme ai 2,7 milioni di euro stanziati per l'intervento e probabilmente dirottati su altro immobile della Fondazione a Perugia – l'ennesima occasione persa per la città di Gubbio, in una fase di crisi economica e difficoltà occupazionale senza precedenti. Il tutto sulla scia del “no” di poche decine di persone supportate da associazioni (come Terra Mater) sulla cui formale operatività non si era più avuta notizia da almeno un decennio.  


Negli stessi giorni in cui, ad esempio, la chiesa di S.Croce della Foce – splendido esempio del Barocco a Gubbio - mostra a pieno le proprie ferite, testimoniate dalle immagini del tg di TRG, nel silenzio di quelle stesse associazioni che si proclamano a tutela dei beni culturali cittadini.
Morale. Tra un mese e mezzo ci sarà una nuova amministrazione comunale che potrebbe recuperare il progetto o quanto fare in modo che non si perda in un cestino.
In caso contrario, a gioire di tutto questo sarebbero gli assisani, che già hanno messo il mirino sull'evento Caravaggio; i perugini, che vedrebbero investiti i 2,7 milioni su Palazzo Baldeschi; e forse a Gubbio, i volatili delle Logge.

giovedì 3 aprile 2014

Investire nella cultura: purchè non sia solo uno slogan...

Investire sulla cultura. Il refrain, già piuttosto inflazionato, diventa quasi ossessivo in queste settimane di campagna elettorale che nei vari comuni umbri interessati, batte forte il tasto della valorizzazione del fattore C: ovvero Cultura.
Quella materia prima che secondo qualche ministro non dava da mangiare, ma che in tempi di crisi e riconversione metodica dei sistemi economici anche nostrani, torna ad essere un ingrediente essenziale per il rilancio.

Ed ecco che l'opportunità della candidatura di Perugia 2019 e dei luoghi di Francesco, rappresenta una tappa fondamentale: con Lecce, Cagliari, Matera, Siena e Ravenna, la nostra regione si gioca la possibilità di un riconoscimento non solo formale, ma di sostanza e di immagine irripetibili. Intanto per smacchiare quei luoghi comuni che nell'ultimo decennio hanno dipinto il capoluogo umbro e in generale la nostra regione come una novella Sodoma e Gomorra del traffico stupefacenti, del disagio sociale, dell'invivibilità. I problemi di Perugia sono comuni a tante altre città italiane, dove forse lo zoom di telecamere e l'occhiello di qualche testata giornalistica ha invece indugiato di meno in mancanza delle Amanda Knox e dei Sollecito di turno.

Ma il rilancio culturale della nostra regione – che è anche rilancio sociale ed economico dei nostri centri storici – passa attraverso la valorizzazione dei patrimoni culturali dell'Umbria: tra questi l'Università degli Studi di Perugia, un ateneo che ha pagato più di altri soggetti la decadenza di immagine del capoluogo ma che ora lancia la sfida di un riscatto in termini numerici ma soprattutto di qualità dell'offerta formativa. Che passa attraverso il dialogo tra le tante realtà culturali di Perugia e dell'Umbria: due atenei, un'Accademia Belle Arti, un Conservatorio, musei di arte contemporanea, musei di storia, dell'emigrazione e perfino una scuola di giornalismo radiotelevisivo. Quanto basta per dire che in Umbria fare cultura non è un semplice slogan. Ma bisogna crederci di più. Proprio perchè non sembri e non resti come tale...
 
 
Da "scheda" di "Link" - puntata del 3.4.14

domenica 2 marzo 2014

Elezioni comunali 2014: che ci riserverà il film?

Il quadro resta ancora poco leggibile. Al momento in cui si va in stampa, per le attese elezioni comunali 2014, di fronte al nastro di partenza, oltre allo starter con il dito sul grilletto, sono ancora poche le certezze sui concorrenti (per non parlare dei programmi).

Un candidato sindaco è sicuro – il portavoce del Movimento 5 Stelle, Rodolfo Rughi – e sembra quasi scalpitare dal blocco del via. Ha battuto tutti sul tempo, è stato il primo ad essere scelto, e, al termine di un ciclo di incontri avviati già da mesi con la cittadinanza, ha presentato un programma di governo dettagliato.
Un'altra coalizione si profila in queste ore, non ancora definita, ma che forse era nell'aria da tempo: è quella che gravita attorno alla figura di Filippo Stirati, l'ex vice sindaco dell'epoca Corazzi, sganciato ormai dall'orbita Pd, dopo la scelta del partito di maggioranza caduta sull'imprenditore Ennio Palazzari. Chi pensava alla possibilità di chiarire subito il “dualismo” con delle primarie (fissate il 9 marzo) forse resterà deluso.
 

La politica ci ha abituati a non dare nulla per scontato, ma l'impressione netta è che le urne saranno aperte solo il 25 maggio. Le primarie le chiede Palazzari, aperto ad ogni soluzione (“aperte”, di partito o anche civiche) non è dello stesso avviso Stirati che non condivide le procedure adottate dal suo partito. Intorno a lui intanto, oltre alla lista civica che ne ha per prima avanzato la candidatura (“Scelgo Gubbio”), si colloca l'ala uscita minoritaria dalle elezioni dei circoli Pd (“Gubbio rinasce”), il Psi del neo segretario Francesco Pierotti, a sua volta diviso all'interno con una parte minoritaria (“Azione socialista”) che non si riconosce in questa scelta, e forse anche il Sel, che lasciato da solo Pavilio Lupini – a sua volta riavvicinatosi all'area di Rifondazione – potrebbe strizzare l'occhio alla coalizione pro-Stirati anziché al Pd.
Il Pd del segretario comunale Claudio Ruspi, che confidava di poter formare un centrosinistra compatto, dovrà invece puntare tutto sulla candidatura “civica” di Ennio Palazzari, forte da un lato del sostegno dell'area maggioritaria del Pd (i due gruppi “Uniti per Gubbio” e “Unità e rinnovamento”), e forse della minoritaria del Psi.
L'esperienza di tre anni fa, per altro, insegna che le aggregazioni forzate, con “fusioni a freddo” e pure con il sigillo di ceralacca delle primarie, magari danno garanzie sul breve (elezioni) ma poi possono anche saltare alla prima buca.
 
Il resto del panorama offre un gruppo di liste civiche (quelle sganciatesi da Stirati e “Bene comune” dell'avv. Francesco Gagliardi) che, salvo ripensamenti, non intendono stringere accordi con i partiti. Inoltre c'è l'area di Sinistra alternativa con Prc, Idv, e sinistra anticapitalista che potrebbe puntare su Lupini e un enorme punto interrogativo che tuttora permane nel versante centrodestra. Ma anche quest'ultima, non è una novità.

Insomma lo starter è pronto. Ma più che in pista sembra di essere seduti a vedere un film. Uno di quelli che ti sembra di non ricordare di aver visto, stando almeno alle prime scene. In attesa di scoprire il prosieguo...
GMA
 
 
Da editoriale "Gubbio oggi" - marzo 2014