Il mio puzzle, i miei pezzi.Di ieri e l'altro ieri.

lunedì 16 aprile 2012

In un'azione, rocambolesca, avventata e sfortunata, il flash di un'intera stagione...


La delusione di Cottafava (foto Settonce)
Un’azione che potrebbe riassumere, in tutti i suoi contorni e nell’esito finale, la stagione del Gubbio in serie B. Almeno finora.

Parliamo del calcio di punizione dal limite, a pochi minuti dal termine di un Gubbio-Vicenza che se in parte ha confermato i limiti (soprattutto di concentrazione e tenuta caratteriale) della squadra rossoblù, ha quanto meno restituito nei secondi 45’ una squadra gagliarda e volitiva, come da tempo ormai non ricordavamo.

E così sull’ennesima punizione guadagnata da un Ciofani costretto a fare il minatore nelle linee avversarie, è andato Buchel.
Il tiro del talentuoso austriaco è stato debole e impreciso, diremmo superficiale. Proprio come l’approccio del Gubbio, società ma anche staff tecnico, a questa nuova avventura di B.

Sulla respinta della barriera è arrivato, istintivo e rabbioso, il destro volante di Almici: un giovane, tra i tanti, tantissimi lanciati quest’anno alla loro prima esperienza in serie cadetta. Qualcuno dirà anche troppi, ma certo non privi di qualità e anche di voglia di emergere. Su quella parabola arcuata e velenosa, c’è la voglia di reagire del laterale atalantino, che però si infrange sulla parte bassa della traversa, e piomba a terra, tra qualche dubbio se dentro o fuori dalla linea di porta.
In quel tiro c’è il gesto tecnico, l’improvvisazione e la sfortuna, che ha condito il cammino dei rossoblù, con qualche ombra – che nel corso dell’anno qua e là è affiorata – su decisioni arbitrali non sempre magnanime. E nel dubbio, sempre o quasi, controvento.

Graffiedi, dopo due legni, svirgola alto (foto Settonce)
Sulla ribattuta a rete, di testa, dell’onnipresente Cottafava, c’è la grinta e la caparbietà del difensore genovese – per altro molto più efficace in attacco che non in difesa nelle ultime gare – che ha cercato di ribadire dentro il primo legno. C’è anche la frenesia e la trepidazione per quanto avvenuto nel corso della stagione, con i tanti cambiamenti cui la squadra è stata sottoposta – alla guida ma anche nella rosa, negli schemi, nel tema tattico. Ma ancora una volta un palo, un ostacolo, una difficoltà, hanno detto di no. E infine, nell’ultima conclusione, in precario equilibrio, ma anche da posizione favorevole, Graffiedi ha sparato alle stelle: un tiraccio, quando la situazione consigliava magari freddezza. Proprio come il mercato di gennaio, proprio come i correttivi posti alla squadra in corsa, quando ancora la corsa era in una posizione di classifica sostenibile.
Il pallone è finisce altissimo. Mentre al vento se ne vanno tanti punti, negli scontri diretti, per la scarsa attenzione e cattiveria agonistica di alcuni giocatori, che hanno finito per compromettere partite chiave.

Il "piattone" di Nwankwo che firma l'1-0.
Durerà 40 secondi... (foto Settonce)
La morale però è che anche con il Vicenza, il Gubbio ha fallito l’ennesima possibilità di riagganciarsi al treno play out, restando a -5 dai veneti che appaiono la squadra meno tosta di quelle invischiate nei bassifondi, con Ascoli e Nocerina che invece sembrano rigenerate, con l’aspirina insostituibile dei risultati, dopo una domenica nella quale anche un 1-1 come questo sembra inutile e banale, di fronte alla tragedia consumatasi a Pescara. Ripensando anche che lo sventurato Morosini appena 2 settimane fa calcava il tappeto verde del Barbetti.

Ci sarà tempo più opportuno per analizzare cosa non ha funzionato invece in questa stagione rossoblù: ora la squadra, pur con il vento contro, pur con la classifica precaria, deve cercare di non alzare bandiera bianca - come continua giustamente a ripetere Apolloni.
Ci sono ancora energie da spendere, obiettivi anche minimi da raggiungere (con il possibile tsunami scommesse, arrivare terzultimi o penultimi potrebbe non essere la stessa cosa).
Resta l’amaro per la doppia traversa a 5’ dalla fine che conserveremo tra i ricordi più beffardi di questa annata. E forse tra le immagini più emblematiche di un’intera rocambolesca e contraddittoria stagione…

 
 
Copertina di "Fuorigioco" - 16.4.12
musica di sottofondo: "Wonderwall" - Oasis (1995)

sabato 14 aprile 2012

A 35 anni da Curi, il dramma di Morosini: non si può morire in campo!

Renato Curi
Piermario Morosini non ce l'ha fatta. Sono passati 35 anni dal dramma di Renato Curi, a Perugia, in un piovosissimo Perugia-Juventus - di cui conservo pallidi ricordi di bambino, alle sue prime presenze in uno stadio di A, dove mio padre mi portava, vedendomi estasiato dalle emozioni di quel Perugia.
Un brivido simile al freddo cupo ed umido che mi resta di quel ricordo, è tornato a farsi sentire oggi, quando in tribuna stampa - mentre commentavamo l'inutile Gubbio-Vicenza - ci è arrivata la notizia che un giocatore del Livorno era stato colpito da arresto cardiaco durante la partita.
Morosini non ce l'ha fatta. E chissà quanto si discuterà nelle prossime ore sul ritardo dei soccorsi - 5-6 minuti fatali probabilmente, per un'auto dei vigili urbani parcheggiata ad ostruire un passaggio nevralgico per l'ambulanza medicalizzata.
Vigor Bovolenta
Inevitabile poi qualche interrogativo sulla preoccupante frequenza con cui episodi del genere si verificano ad alti livelli (di quelli che avvengono nelle categorie minori, forse non si ha nemmeno notizia). Muambà in Inghilterra appena 2 settimane fa, salvato in extremis. Sorte avversa invece per il Nazionale di pallavolo, Vigor Bovolenta, morto a Macerata durante una gara di serie A di volley.

Ma ciò che dovrebbe far riflettere (se non addirittura, gridare allo scandalo) almeno nel caso di Morosini - in attesa di saperne di più dall'autopsia nei prossimi giorni - è l'assenza di un defibrillatore a bordo campo in uno stadio di serie B: un'attrezzatura quasi banale, come potrebbe essere un estintore in qualsiasi luogo di lavoro.

Ma vitale quando si tratta di salvare una vita e la corsa contro il tempo non permette di perdere neppure 5'. Nel calcio show, che consuma milioni di euro in diritti televisivi e paillettes, non si trovano poche centinaia di euro per dotare ogni stadio italiano di un normalissimo defibrillatore. E' questo - a differenza di quanto accadde fatalmente 35 anni fa - che rammarica e lascia interdetti.


E' come se la sorte si sia voluta prendere gioco delle inefficienze del nostro sistema sportivo: in questi giorni è in programma la manifestazione "Trenta ore per la vita", il cui ricavato è destinato all'acquisto di defibrillatori per scuole e strutture sportive. Ancora non lo sappiamo, ma forse un intervento più organizzato (e con gli strumenti opportuni) avrebbe potuto consentire di fare di più.

Per ora c'è il lutto. Lo sconcerto e l'incredulità, l'angoscia per un ragazzo di 26 anni che - pur nel pieno dell'efficienza fisica e con controlli medici che si presume siano sempre al top - muore durante una partita di calcio. Il senso di tristezza appanna anche gli interrogativi che necessariamente si faranno spazio nelle prossime ore.

Morosini e Raggio Garibaldi: due settimane fa
in Gubbio-Livorno (foto Settonce)

Purtroppo in 35 anni, se molto si è fatto nel campo della prevenzione (anche se continuano ad essere oltre 60 mila i morti per crisi cardiaca ogni anno) non abbastanza sembra che si sia fatto perchè anche su una competizione professionistica anche di altissimo livello, un giovane colpito da malore non riesce ad essere soccorso e assistito come dovrebbe. Di fronte a tutto questo, l'1-1 inutile (per la classifica, ma a questo punto anche per tutto il resto) rimediato dai rossoblù nel match decisivo con il Vicenza, appare insignificante.
E forse ci fa apparire nelle sue reali dimensioni - spesso esagerate nei contorni e nei toni, anche da noi stessi "narratori mediatici" - quello che dovrebbe semplicemente essere una partita di calcio: ovvero, un momento di sport, di divertimento, di spettacolo. Insomma, di vita.
A maggior ragione, ora come ora, viene voglia di urlare: "Non si può morire per una partita di calcio!".

In link: i tremendi secondi commentati in diretta da Sky, durante il malore di Piermario Morosini. Una scena che si spera di non dover più vedere nei nostri stadi.
http://www.video.mediaset.it/video/tgcom24/ultimi_arrivi/296642/morosoni-il-malore-in-campo.html

Il resoconto di quanto accaduto, con le immagini della diretta di Pescara-Livorno, da Repubblica tv.
http://www.facenotizie.it/2012/04/14/video-morosini-si-accascia-al-33-del-primo-tempo/

venerdì 13 aprile 2012

Per Gubbio-Vicenza c'è aria di carillon... e di duello alla spaghetti-western

Gubbio-Vicenza: fuori i secondi... (foto Settonce)
Le otto giornate del Gubbio. Qualcuno le ha definite così. E forse non è solo una questione di numeri. Otto le giornate che mancano alla fine del campionato. In realtà un campionato nel campionato per cercare di rimontare in extremis sulla zattera dei play out, ora distante 5 lunghezze.

Il primo scoglio è di quelli che ti fanno capire subito se il naufragio potrà essere evitato: si chiama Vicenza, una delle grandi deluse della stagione, formazione partita con obiettivi ben diversi dal doversi giocare fino all’ultimo uno spicchio di permanenza. E forse proprio per questo, una delle squadre più in difficoltà sul piano psicologico, come ha confermato il pesante 3-0 casalingo patito dalla Juve Stabia per mano di bomber Sau.

Un faccia a faccia che rimanda ai celebri duelli di Sergio Leone, musicati da Ennio Morricone, nei quali il buono, il brutto e il cattivo si guardavano in cagnesco, sapendo che solo uno di loro ce l’avrebbe fatta.
E in effetti, sulla carta, solo una tra Ascoli, Vicenza, Nocerina e Gubbio potrà dirsi veramente salva il prossimo 27 maggio – sempre escludendo quel che il probabile tsunami scommesse comporterà.

Sul campo però il tempo per rimandare la svolta è ormai scaduto.
L'abbraccio "illusorio" del 4-0 sul Grosseto (foto Settonce)
I numeri è meglio non guardarli: i punti che separano i rossoblù dalla quota play out sono 5, gli stessi che il Gubbio ha messo insieme dopo il 14 gennaio – giorno della memorabile vittoria per 4-0 sul Grosseto. In 3 mesi, una sola vittoria – l’illusorio 2-0 al Modena – e due pareggini, con Samp e Crotone, simili solo per i rimorsi che hanno lasciato. Per il resto solo capitolazioni, con dinamiche diverse, tranne che negli scontri diretti considerati decisivi, e tutti sfumati ad un metro dal traguardo.

Basterebbe questo per smontare velleità o speranze di salvezza, ma il calcio insegna che crederci – anche al di là di ogni apparenza - è l’unica alchimia capace di sovvertire anche la forza dei numeri.
Non c’avessero creduto, certamente né Ascoli, né Nocerina sarebbero dove ora sono: due mesi fa erano date per spacciate.
Salendo in serie A, basterebbe prendere l’esempio del Lecce di Serse Cosmi – che in 5’ ha vinto a Catania dove pure Juve e Milan hanno rischiato grosso – per capire che la corsa salvezza è fatta di ingredienti che nascono all’interno dello spogliatoio, nella testa, nelle gambe ma soprattutto nel cuore dei giocatori.

Apolloni lo sa e – nonostante la prestazione, a tratti sconcertante, di Cittadella - cerca di trovare la chiave che i suoi predecessori hanno sperato invano di utilizzare.

Cominciando con un’idea chiara: quella di un modulo, il 3-5-2, che è stato probabilmente anche il più affidabile nell’altalena di soluzioni intraprese in queste 34 giornate. Affidandosi ai giocatori che possono dargli qualcosa in più: non solo nella qualità, sempre indispensabile, ma anche e soprattutto nella carica agonistica, nel carattere, nella capacità di crederci. Nella voglia di salvarsi.
Senza guardare i numeri e la classifica. E forse neanche l’avversario. Proprio come nei duelli di Sergio Leone.

Il carillon sta pian piano rallentando la sua nenia: i prossimi 90’ ci diranno già se qualcuno sarà ancora in piedi…


Copertina de "Il Rosso e il Blu" - 13.4.12
musica di sottofondo: "Il buono, il brutto, il cattivo" - colonna sonora - E.Morricone

mercoledì 11 aprile 2012

Più che di un evento, ciò ci appassiona è il suo avvicinarsi... è l'Attesa...

Ognuno ha il suo orologio biologico. Ognuno il suo "conto alla rovescia personale". Il mio, da 11 anni, è scandito anche da "L'Attesa...". E non poteva essere altrimenti.
Dico la verità. Non è facile ogni anno trovare spunti, novità, idee. Non perchè non ce ne siano, o perchè la Festa, i suoi personaggi, i ricordi, gli aneddoti, così come l'attualità, non diano ispirazione. Ma perchè si ha sempre il timore di imboccare una "via già battuta", una strada percorsa e ripercorsa.
Si ha la sensazione che non sempre, quel che ci tocca, ci emoziona, ci entusiasma (che è poi il semplice e genuino filo conduttore de "L'Attesa...", che in parte è anche un'autobiografia ceraiola) possa suscitare la stessa carica reattiva anche su chi sta dall'altra parte del video.

E' il cammino emozionale il grande segreto di questa trasmissione.
Che non è nè rotocalco, nè un magazine, non è un settimanale di attualità, e non è un programma di semplice intrattenimento.
E' un raccontare e un raccontarsi. Attraverso la voce di altre persone, attraverso le testimonianze di ceraioli, di eugubini di età diverse, sensibilità differenti, diversa estrazione sociale e culturale. Ma un comune sentire, un sentimeno affine. Un "profumo speciale"...
Si può vedere la vita in modo diametralmente opposto, la si può pensare in modo siderale, sui massimi sistemi. Poi, magari, ci si ritrova intorno ad un tavolo, a chiacchierare, accorgendosi che in fondo, parlando di cero, vivendo la Festa, si è molto più "vicini" di quanto non si pensi. Si fa parte della stessa comunità, si ha un comune dna di civitas. E di humanitas...

E così anche quest'anno si riprende. Ormai da qualche settimana  via facebook, o anche incrociandosi per strada, ragazzi, ceraioli, giovani e meno giovani, mi chiedono "Quando ricomincia?".
Pensandoci su, mi vien da dire che in fondo, nel momento stesso in cui te lo chiedi... l'attesa è già cominciata. Quella vera, non il programma tv. Che attraverso il video aiuta, magari, a focalizzare qualche volto, qualche flash, qualche ricordo. Ma che da sola non potrebbe "muovere" le sensazioni che ispira, se dentro quelle stesse emozioni non covassero naturali.
Se c'è un merito, semmai, è quello di "agitarle bene, prima dell'uso". Di dar loro movimento, un tumulto sussultorio, che quasi protende verso il mese di maggio. Quando serviranno, fresche, autentiche. Al loro posto.

All'inizio era un foglio bianco. Come undici anni fa. Poi è bastato aprirsi dentro se stessi e capire ciò che ci appassionava in questo percorso di un mese e poco più, verso il 15 di maggio.
E pian piano, si è scoperto, insieme, che ciò che di più emozionante può esserci di un evento, di una data o di un obiettivo, in realtà, non è il suo semplice verificarsi. Non è il suo accadere, spesso effimero e appariscente, fugace e anche talvolta deludente.
Ciò che di più intenso e profondo possiamo godere è l'avvicinarsi di tutto questo. E' proprio l'attesa...

lunedì 9 aprile 2012

Niente regalo nell'uovo di Pasqua... Il Gubbio resta in Quaresima

Benedetti e Mastronunzio escono sconsolati.
Per il Gubbio è notte fonda (foto Settonce)
Neanche nell’uovo di Pasqua c’erano sorprese. Cioccolata amara, di quelle che non solo vanno di traverso, ma è dura anche buttare giù nei giorni a seguire.

Non c’è stato bisogno di aspettare domenica, è bastato un venerdì santo fuori dal normale, un’inconsueta partita vissuta in concomitanza con la Processione, in una surreale concomitanza, diventata col passare dei minuti un’assurda simbiosi emotiva.

Senza scomodare metafore blasfeme, diciamo che il Gubbio ha affondato un nuovo colpo sulla sua classifica sempre più precaria: terza sconfitta di fila, ruolino esterno che resta da record decennale (4 punti su 17 partite, nessun punto nel girone di ritorno lontano dal "Barbetti") e soprattutto una squadra incapace di reagire.

La punizione di Di Roberto si sta infilando: è il 2-0
per il Cittadella (foto Settonce)

Le due ennesime scoppole su calcio piazzato – che la dicono lunga sulla tenuta tattica e mentale della squadra – sono bastate a rivitalizzare un Cittadella che non vinceva dal giorno dell’Epifania. E nella ripresa, quando il Gubbio ha dato qualche segnale di risveglio, il gol illusorio di Mario Rui ha finito per accrescere i rimorsi, dato che nel quarto d’ora finale del match la squadra eugubina non è riuscita neppure a tirare nella porta di un Cordaz che non è parso neanche in giornata lucidissima.

Ormai analisi tattiche o tecniche sembrano superflue, perché è nella testa dei rossoblù che ci si gioca le residue chance di salvezza.

Il "tiraccio" di Mario Rui si è appena insaccato:
ma sarà un'illusione (foto Settonce)
Crederci oppure arrendersi è il dilemma sul quale non c’è da scegliere ma da capire davvero se il gruppo ha in sé le energie mentali e caratteriali per compiere una vera scelta. Regalare un’ora di gioco ad un Cittadella neanche trascendentale non era la risposta che i tifosi si aspettavano dalla squadra, anche perché il debutto di Apolloni lasciava sperare uno scatto d’orgoglio dei giocatori.

Invece nulla di questo, una squadra da “vorrei ma non posso”, lontana parente della formazione che in questa stagione ha non solo battuto squadre più titolate, ma in altre sconfitte era almeno riuscita a guadagnarsi l’onore delle armi (senza andare troppo indietro con i mesi, pensiamo a Verona).
Basterebbe quella voglia di reazione, vista al "Bentegodi", seppur non confortata dalla fortuna, per lenire le ferite di una classifica che ormai non concede più sconti né tempi supplementari.

Le altre non aspettano, pur avendo un passo altamente al di sotto della media degli ultimi anni: le vittorie in zona Cesarini di Crotone e Nocerina, il successo dell’Ascoli, sono messaggi chiari di chi, pur annaspando, sta cercando di infilare il salvagente. E non si lascia andare in balìa delle onde.
Sabato la gara col Vicenza ha il sapore dell’ultima chiamata: non a caso, l’avversaria, è forse la formazione mentalmente e agonisticamente più malconcia del campionato, in questa fase. O il Gubbio le dà il colpo di grazia – ricucendo sensibilmente i 5 punti di distacco e riemergendo nella testa e nei numeri – o sarà notte fonda.
Come questa piazza, questa città e anche questa squadra (che ha qualità ma sembra essersele tutte dimenticate) non meritano…

 
Copertina di "Fuorigioco" - martedì 10.4.12
musica di sottofondo: "Chocabeck" - Zucchero (2011)

domenica 8 aprile 2012

Buona Pasqua... e senza offesa per nessuno...

Sto davanti al camino acceso. Fuori è grigio. Ho l’imbarazzo della scelta: lettura o partite in tv? Niente di questo. Mi metto a scrivere.

Ho voglia di fare gli auguri. Non è Natale (anche se negli ultimi 2 giorni ho dovuto riaccendere il camino a pellets), non è tempo di regali (che anche fuori stagione, però, darebbero più calore delle offerte risparmio figlie della liberalizzazione del gas). Ma qualcosa devo pur scrivere, anche se forse a qualcuno non piacerà…

Auguri agli Eugubini. Gli Eugubini in senso lato. Da Natale ad oggi, poco più di tre mesi, è successo di tutto. Arresti, manette, domiciliari, Trust, gossip, raccolta firme, carcere preventivo. Tutte parole chiave di una storia che appena poche settimane fa poteva sembrare appartenere ad altre latitudini. Ed invece abbiamo dovuto imparare a conviverci. A guadagnarci sicuramente qualche studio legale. A perderci, nell’immagine, la città tutta.
Che, tanto per cambiare, non ha perso l’occasione per tornare a dividersi. Colpevolisti e innocentisti, raccolta firme all’insegna di Voltaire – chissà perché mai evocato nel decennio precedente quando chi la pensava in modo diverso dal Palazzo rischiava, nella migliore delle ipotesi, l’”emarginazione sociale” – o neo-giacobinismo raffinato, alimentato per lo più da chi, in tempi non sospetti, quelle stesse persone magari elogiava o blandiva non proprio disinteressatamente.

Auguri agli Eugubini, ma stavolta non a tutti. In particolare a quei 3.600 che negli ultimi anni hanno goduto di qualche oggettivo vantaggio: come ad esempio, costruire un immobile abusivo senza che nulla accadesse, magari con il bene placito del Palazzo – che in particolare dopo il 2007, ed il varo del Piano Regolatore – ha ammiccato rassicurando sul fatto che nessuno avrebbe rotto le uova nel paniere. Salvo fare poi dietrofront, quando un mezzo aereo – non proprio un Savoia Marchetti come quello narrato dal primo tragico “Fantozzi” – ha sorvolato le colline eugubine fotografando un territorio stranamente pustolato di chiazze non previste dalle carte urbanistiche, costruzioni e abitazioni dove – per dirla alla Celentano – un giorno : una sorta di “varicella” comunale che ora l’Agenzia del Territorio farà pagare a caro prezzo tra Ici arretrata, Imu e per qualcuno, addirittura, ordinanza di demolizione.

Auguri anche agli altri Umbri (anche se gli Umbri veri restano quelli delle sette Tavole Eugubine, quindi di nuovo gli eugubini…). Ma sono un po’ tutti gli abitanti dell’Umbria a doversi preoccupare. Parlo di cronaca, parlo di sangue, parlo di agguati, rapine, criminalità, sicurezza precaria, forze dell’ordine inadeguatamente organizzate (sul piano numerico) rispetto allo spessore di un fenomeno che non è più l’”eccezione che conferma la regola”. Ormai è diventato la negazione della regola.
Ramazzano è solo la punta cruenta e tragica di un iceberg che abbiamo dentro casa nostra da tempo, pur facendo finta di non vederlo. Un iceberg molto più ingombrante e insidioso di quello che 100 anni fa esatti affondò il Titanic.
Perugia ha smarrito quasi interamente il fascino retrò della cittadina di provincia: magari guardandola al tramonto, da un balcone, ancora un briciolo, un retaggio dell'antica suggestione rimane. Ma con il catorcio alla porta ben chiuso, meglio ancora con un allarme da inserire in caso di passeggiatina serale… Da evitare ovviamente vicoli e ancora di più la periferia. Se architettonicamente continua ad essere una città affascinante, il nostro capoluogo di regione, sul piano della vivibilità, sembra la proiezione, in scala, di un sobborgo metropolitano.
Quando ad Ischia confidai a Mattia Feltri – inviato politico de “La Stampa” (e figlio d'arte di papà Vittorio) – che se c’era un posto dove si sarebbe verificato qualcosa di clamoroso per la cronaca, poteva essere benissimo Perugia (io veramente pensavo ad Al Qaeda, mentre 3 mesi dopo ci sarebbe stato l’omicidio di Meredith), mi richiamò dicendomi che c’avevo visto lungo. Gli risposi che avevo semplicemente interpretato l’odore di una città che ormai emette esalazioni nauseabonde, rischiando di contagiare anche l’hinterland.
Anche i due morti di Cenerente – un giorno lo chiameranno “il giallo di Pasqua” – vanno ad allungare la fila di storie macchiate di sangue ma soprattutto di violenza e scarsa percezione del fattore sicurezza.
Ma non c’è bisogno di spargimento di sangue per scorgere nell’elenco di fatti di cronaca furti in pieno giorno a volto scoperto e in pieno centro: ormai avvengono indistintamente a Roma, Milano, Perugia e anche a Gubbio.

Auguri ai tifosi del Gubbio: che nelle ultime due Pasque (intese come partite del sabato santo) avevano festeggiato vittorie probabilmente se non certamente decisive. Due anni fa con la Carrarese (in rimonta, dopo la sconfitta di Fano, con Gomez e Marotta), l’anno scorso addirittura con il Lumezzane, nella gara che diede la certezza che il sogno della B sarebbe arrivato, grazie al guizzo di Daud, ispirato da un sontuoso Gomez. La Pasqua, quest’anno, ha il sapore del “ritorno sulla terra”. Non intesa come pianeta. Ma come polvere. Che ti sporca, ti imbratta. Ma forse ti fa sentire un po’ più normale. Ti mette davanti allo specchio e ti aiuta a capire i tuoi veri difetti. E a non crederti invincibile (come forse qualcuno – dalla società allo staff tecnico – ha in qualche modo pensato). Pasqua quest’anno è sinonimo di umiltà. Quel bagno necessario dopo ogni felice “sbornia euforica”, che prima o poi tocca a tutti. Ha le sembianze di un ceffone. Che prima o poi si arriva a prendere, quando si perde il contatto con la realtà. Nello sport come nella vita di tutti i giorni. E non è detto che non sia salutare.


Auguri agli elettori della Lega. Perchè ormai nessuno, ma proprio nessuno, da sinistra a destra, può dirsi immune dal virus della corruzione e dell'affarismo politico. La Prima Repubblica era caduta anche grazie ad Umberto Bossi. Con il suo tramonto - ancora una volta dovuto ad uno scandalo "familiare" (figli o segretarie concubine, poco cambia, nell'Italia di oggi, da Milano alla più remota provincia umbra) - si chiude una lunga parentesi di 20 anni nella quale qualcuno sperava cambiasse davvero qualcosa. Oggi riaffiorano invece i  nostalgici di Craxi, qualcuno sogna una nuova Dc. Di certo c'è molta polvere. Dalla quale, speriamo, possa rinascere qualcosa di nuovo. E di credibile...

Auguri a chi vorrà trascorrere questa giornata – e anche quella dopo – in famiglia. La Pasqua (e ancor più la Pasquetta), per la verità, è sempre un giorno “buco”. A Natale e per Santo Stefano – in quei pomeriggi che sembrano interminabili, come la sequela di sms che pian piano sgranano sul display del cellulare - puoi sempre rifugiarti in un “sette e mezzo” tra amici o familiari. A Pasquetta non è così. Se splende la primavera è un conto. Altrimenti sembra un giorno “perso”. Da qui forse il detto che è meglio stare “con chi vuoi”. Ma è solo un proverbio. Un antico adagio. Che sa di saggezza ma anche di rima. Perché in realtà, alla fine, la scelta migliore è quella di stare con i tuoi. Intesi come famiglia. Come quelle persone che la quotidianità, talvolta, rischia di anestetizzare, di rendere monocolori, di farti sentire presenti come un quadro o un mobile. Ci passi davanti, magari gli dai uno sguardo, ma non ne apprezzi mai abbastanza il valore (affettivo prim’ancora che economico). Un po’ come i tesori architettonici che ci circondano: e che riusciamo a conoscere e a capire solo quando ci ritroviamo da soli, con una passeggiata, silenziosa e meditante.

Buona Pasqua, infine, ai frequentatori di questo blog. A chi passa, perché ormai è un’abitudine. A chi lascia scritto il suo pensiero. A chi si tiene tutto per sé. A chi mi manda una frase via e-mail, chi mi dà consigli, chi un saluto, un apprezzamento e anche una critica. Perché è un po’ come ritrovarsi, ogni giorno, o quasi, in una piazzetta o in un bar. Non c’è l’aperitivo, ma quattro chiacchiere, alla fine, anche se virtuali, si scambiano lo stesso. E non fanno mai male.
Sarebbe meglio dal vivo? Perché no… Ma, in fondo, quando c'è sincerità è un po' come parlarsi negli occhi. E' proprio come parlarsi dal vivo...

giovedì 5 aprile 2012

Passione o Resurrezione? Lo strano Venerdì santo dei tifosi rossoblù...

Sarà che è la settimana santa, ma i tifosi del Gubbio cercano di ritrovare sul tappeto verde la propria speranza. Il tempio, non proprio mistico, dal quale potrebbe giungere un segnale di risveglio, è il Tombolato” di Cittadella.
Giornata inedita, quella del Venerdì santo, per scendere in campo. Per non parlare dell’orario: mentre i rossoblù incroceranno scarpini e tacchetti con gli uomini di Foscarini, a Gubbio si rinnoverà in un’atmosfera straordinariamente suggestiva, l’ultrasecolare tradizione della Processione del Cristo Morto. Una concomitanza, di giorno e di ora, che sarà un po’ surreale per molti, e quasi assurda pensando alla distanza siderale tra le due vicende, l’una così terrena e l’altra assolutamente mistica.


La squadra del neo tecnico Gigi Apolloni avrà altro a cui pensare: la sconfitta con il Livorno, l’ennesima pagata nei minuti di recupero, è stata la pietra tombale per il terzo allenatore della stagione, a Gubbio, ed ora sta all’ex allievo di Scala e Sacchi, trovare la chiave per imboccare una strada che assomigli a quella del riscatto.
"Non sarà facile ma la squadra è viva", sono state le prime parole di Apolloni. Sta a lui ora trovare la formula chimica per risollevare un gruppo traviato dalla mancanza di risultati, dalla girandola inarrestabile di volti nuovi in panchina, tra primi e secondi allenatori, e dalla pressione che una certa parte del pubblico – la meno rappresentativa e decisamente meno nobile del tifo eugubino – ha esercitato anche sabato scorso nel dopo gara con scene di cui avremmo fatto volentieri a meno.

Maah, punta di diamante dei patavini
A volte basta poco, un colpo d’ala, un colpo di fortuna – visto che la dea bendata si sta accanendo e non poco sulle sorti dei rossoblù.
Ironia della sorte, l’avversario rappresenta il modello contrario di quanto visto in questa rocambolesca stagione di B: da 7 anni ha lo stesso allenatore, da 4 è costantemente in serie cadetta (anche con play off per salire in A).
L’obiettivo è ritrovare risultato e serenità: sembra facile ma lo sguardo, non immediato ma più a medio periodo, dovrebbe consigliare una strategia come quella del prode Achille: giocare e fare il massimo da qui alla fine, ma con l’atteggiamento di chi sta seduto da una parte aspettando di vedere cosa accadrà.

Il riferimento, neanche troppo velato, è alla tempesta del calcio scommesse che rischia di travolgere in modo clamoroso parecchie società (con il Bari di Torrente in prima fila in questa triste "processione" di potenziali società destinate alla penalizzazione).
Un ciclone rispetto al quale il Gubbio non è certo estraneo – considerando che il mossiere risponde al nome di Simone Farina – una vicenda che speriamo abbia presto un quadro di chiarezza e soprattutto di fermezza. E non per esigenze di egoistico tornaconto, ma per quello spirito di giustizia, onestà ed equità per il quale chi ha fatto il furbo, chi ha usato mezzi e mezzucci, è lecito che paghi.
Motivo in più per onorare, innanzitutto in campo, fin da Cittadella, un modus operandi che, almeno su questo, distingue Gubbio e il Gubbio da molti altri. E che vale molto più di una vittoria…


Copertina de "Il Rosso e il Blu" - mercoledì 4.4.12
musica di sottofondo: "Mea culpa" - Enigma (1990)

mercoledì 4 aprile 2012

Calcioscommesse: dopo le parole, i fatti. L'esempio del Novara... (e se il Gubbio lo riprendesse?)

Si parla molto di calcioscommesse in questo periodo. E l'escalation - dopo gli arresti di Doni, Gervasoni e del clan degli "zingari" - è tornata a impennarsi con le manette ad Andrea Masiello e con l'esplosione del caso Bari-Lecce della scorsa stagione.
Tante parole, dichiarazioni, confessioni. Molta attesa per capire le ripercussioni sul piano della Giustizia ordinaria e anche su quello della Giustizia Sportiva - con sentenze che potrebbero sconvolgere le classifiche di serie A e serie B.
Proprio oggi "Il Fatto Quotidiano" presenta un quadro emblematico di chi e quanto rischia, tra le società della massima serie. Un quadro siffatto non è stato ancora stilato per la B (ma l'impressione è che sia anche più nutrito).

http://www.calciomercato.com/prima-pagina/calcioscommesse-ecco-chi-e-cosa-richia-in-a-540181

Più che le ipotesi, in questo momento è bene concentrarsi su alcune certezze.
La prima è che lo tsunami giudiziario che ha travolto il calcio si deve al coraggio e all'onestà di un giocatore - ma prima di tutto, un uomo - che qui conosciamo bene. Simone Farina.
Quanto sia poco comune il gesto che ha compiuto - nonostante molti abbiano cercato di "ridimensionarlo" definendolo una "cosa normale" - lo si percepisce ancor di più in queste ore, sapendo che praticamente tutta la squadra del Bari era a conoscenza dei "giochetti" di Masiello. Ma nessuno si è presa la "briga" di denunciarlo...
L'altra certezza è di queste ore. Per la prima volta una società corre ai ripari. O meglio si organizza in via preventiva. Ed è ciò di cui si parla stasera a "Il Rosso e il Blu" con un collegamento telefonico con il protagonista di questa iniziativa.

L'avv. Cesare Di Cintio
Grazie al prezioso lavoro dell'avvocato Cesare Di Cintio - tra i massimi esperti di diritto sportivo, già arbitro nazionale e manager sportivo, oggi consulente del Novara calcio -  dal prossimo 16 aprile il Novara sarà la prima società al mondo ad introdurre un codice antifrode per tutelarsi nel caso di un nuovo scandalo scommesse.

Il club calcistico piemontese ha infatti deciso di stringere un accordo di consulenza con una società belga per monitorare le puntate sulle partite della propria squadra e, in caso di flussi anomali, denunciare il tutto alle autorità competenti. Dal 16 aprile la Federbet AISBL (Association Internationale Sans But Lucratif), federazione di diritto che si occupa del controllo del gioco d'azzardo legato agli eventi sportivi, si impegnerà a controllare tutte le scommesse effettuate sulle partite giocate dal Novara, con un occhio di riguardo sulle cosiddette giocate "Live", ovvero quelle in tempo reale.

Al primo indizio di anomalie, la società piemontese informerà la Lega Calcio e l'Ufficio Indagini della FIGC, oltre che i propri tesserati e i dirigenti della squadra avversaria coinvolta. In questo modo, denunciando i flussi sospetti e ottemperando così all'obbligo di denuncia prescritto dall'articolo 7 del Codice di Giustizia Sportiva, il Novara potrà tutelarsi in sede penale cercando di ridurre gli effetti della responsabilità oggettiva delle società di calcio, prevista dall'articolo 4 del codice di Giustizia Sportiva della FIGC per i comportamenti scorretti di propri dirigenti, tesserati, dipendenti o tifosi.
«Dopo un approfondito studio ci siamo domandati come poter evitare che la responsabilità oggettiva ricada sulla società dopo un comportamento di un tesserato che non si può controllare - spiega il legale del club, Cesare Di Cintio -. Esistono due livelli di responsabilità oggettiva, quello di una società che non decide di adottare alcun livello di prevenzione e quella che la riduce al minimo adottando un modello preventivo, dimostrando dunque un comportamento positivo e, pertanto, non potrà essere sanzionata dal massimo della pena prevista dalla giustizia sportiva».

La società piemontese, inoltre, ha deciso per la predisposizione di un codice normativo di condotta ad uso interno per sensibilizzare i propri tesserati. «La Società Novara Calcio - si legge sul sito internet del club -, dopo aver approvato il modello di gestione ideato dal Legislatore con il D.Lgs 231/01, è passato alla predisposizione di un corpus normativo denominato codice antifrode contenente le procedure operative e avente ad oggetto le norme del Codice di Giustizia Sportiva, affinché ogni dirigente, dipendente e tesserato della Società sia istruito e, successivamente, sensibilizzato sui rischi connessi alla violazione di norme disciplinari».

Il Novara, tramite l'accordo con Federbet e la predisposizione di un codice di condotta interno, cerca un modo per tutelarsi il più possibile dagli schizzi del fango del calcioscommesse che hanno "insozzato" quella che altrimenti sarebbe stata solo una bella favola.
Un ottimo esempio, un'intelligente strategia preventiva, che andrebbe presa a modello: magari, perchè no, proprio dall'As Gubbio, nelle fila della quale milita quel giocatore, al cui gesto si deve l'apertura di un fascicolo prima e il crollo di un enorme castello di frode, poi.
Sia per essere sempre in prima linea nel campionato della lealtà sportiva - molto più importante di quello fatto di punti e classifiche - sia per tutelare la fede, la passione, la spontaneità dei propri tifosi.

martedì 3 aprile 2012

Pasqua, tempo di uova e colombe... ma è bene evitare acquisti "scaduti" e "scadenti"

La Pasqua è alle porte. E allora, è bene prendere nota di alcuni preziosi accorgimenti per chi vorrà onorare - oltre che religiosamente - anche "gastronomicamente" questa ricorrenza.
A cominciare dalle immancabili uova di cioccolato, fondenti o al latte, alle colombe farcite con crema o cioccolata e ricoperte di glasse. I prodotti che si trovano sul mercato sono i più disparati, ma se si vuole comprare un dolce di qualità è bene conoscere gli ingredienti essenziali che lo contraddistinguono. E qualche consiglio - sotto questo profilo - arriva dall'Unione Consumatori, una delle assocategorie dedicate al largo consumo, che attraverso i suggerimenti e le informazioni diramate dall'avv. Damiano Marinelli - di cui sono destinatario, grazie all'amicizia via facebook (non dovuta per altro a parentela ma a semplice omonimia) -


Uova di cioccolato
Per quanto riguarda l’uovo di cioccolato è fondamentale leggere l’etichetta, vera e propria carta d’identità del prodotto. Occhio, allora, alla dizione “cioccolato puro” riservata a quello non contenente oli tropicali o altri grassi vegetali, ricordando che in caso contrario deve essere obbligatoriamente riportata la dicitura, ben visibile e chiaramente leggibile, “contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao”. Questa menzione deve figurare nello stesso campo visivo della lista degli ingredienti ma ben distinta, con caratteri di grandezza almeno uguale ed in grassetto.

Se poi nella denominazione sono usati aggettivi che danno al consumatore un'idea di maggiore qualità, le caratteristiche devono essere migliori. Per fare un esempio: il cioccolato “finissimo” o “superiore” deve contenere almeno il 43% di cacao (e non il 35%). Al contrario, se nell’elenco degli ingredienti è dichiarato ‘cioccolato comune’, la qualità è più scadente poiché il cacao è il 25% e l’uovo deve costare di meno. C’è poi il cioccolato al latte: questo deve contenere almeno il 25% di cacao e il 14% di latte, anche in aggiunta con la panna.

Quando l’uovo di Pasqua è destinato a un bambino, bisogna fare molta attenzione anche alla sorpresa che esso contiene. Prima di procedere all’acquisto, dunque, è bene controllare che l’etichetta riferita alla sorpresa riporti il marchio CE (che indica la conformità alle norme europee) e l’indicazione della fascia di età cui il giocattolo è destinato. Una volta aperto l’uovo, poi, è consigliabile verificare che l’etichettatura del giocattolo contenga nome e recapito del produttore, importatore o distributore cui far riferimento in caso di problemi. Un’ulteriore garanzia di sicurezza è la presenza sul giocattolo di loghi volontari quali “Giocattoli sicuri” rilasciato dall’Istituto Italiano Sicurezza Giocattoli o il marchio di sicurezza IMQ (per prodotti elettrici) che assicurano l’avvenuta certificazione in laboratorio.

Esaminando sempre le etichette si possono anche avere indicazioni utili sul prezzo adeguato del prodotto: considerato che il contenuto in cacao della cioccolata è inferiore al 50% e valutati i costi della produzione, quelli per la confezione ed anche quelli della sorpresa, un prezzo ragionevole dovrebbe aggirarsi sui 30/40 euro al chilo. Spesso, inoltre, uova e colombe fungono da prodotti“civetta”: vengono venduti a prezzi stracciati per portare il consumatore a comperare anche altri prodotti. Il consumatore deve farsi furbo e approfittarne.

Colombe pasquali
Per quanto riguarda le colombe pasquali, non tutti sanno che il decreto ministeriale del 22 luglio 2005 ha stabilito che la denominazione “colomba” è riservata al “prodotto dolciario da forno a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma irregolare ovale simile alla colomba, una struttura soffice ad alveolatura allungata, con glassatura superiore e una decorazione composta da granella di zucchero e almeno il 2% di mandorle, riferito al prodotto finito e rilevato al momento della decorazione”.

Il nome di colomba è dunque riservato al prodotto che non contiene grassi idrogenati e altri ingredienti scadenti con cui si sostituisce il più costoso burro. A volte poi circolano colombe addirittura senza burro e uova, gli ingredienti caratteristici del dolce insieme ai canditi. Le uova utilizzate devono garantire non meno del 4% in tuorlo e di categoria “A” (fresche), mentre la quantità di burro non deve essere inferiore al 16%; scorze di agrumi canditi devono essere presenti in quantità non inferiore al 15%.

Accanto alla “versione classica”, inoltre, vengono disciplinate le “versioni speciali e arricchite”, cioè quelle con farciture, ripieni, decorazioni e glassature particolari, che comunque dovranno contenere almeno il 50% dell’impasto base, e tutte le “variazioni sul tema” dovranno essere riportate in etichetta accanto alla denominazione riservata. Sono possibili anche l’assenza di alcuni ingredienti e la loro sostituzione con altri, ma anche in questo caso la variazione deve essere indicata nella stessa denominazione di vendita (ad esempio “Colomba senza canditi”, “Colomba farcita al cioccolato”, ecc.).

Per i prodotti non conformi alle disposizioni del disciplinare dovranno essere adottate denominazioni di vendita alternative (ad esempio, “dolce di Pasqua”).

Come conservarle
Generalmente per la colomba si raccomanda la conservazione in luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di calore; prima del consumo dovrebbe invece riposare al caldo o vicino ad una fonte di calore per esaltare la sofficità e la fragranza della pasta.
Anche l’uovo di Pasqua, e i prodotti di cioccolato in genere, si conservano in luogo fresco e asciutto, nella loro confezione originale oppure avvolti in carta stagnola e poi nella pellicola trasparente. Consigliando un consumo moderato di questi dolci dato il loro elevato valore calorico, non ci resta che augurarvi buona degustazione!

Un ultimo suggerimento, del tutto personale e senza secondi fini: acquistare prodotti artigianali, possibilmente locali, è una delle garanzie migliori. Sia per il gusto che per la qualità e genuinità del prodotto.
E poi, se non dovesse piacervi, almeno avreste con chi lamentarvi... dal consumatore direttamente al produttore, no?

lunedì 2 aprile 2012

Gubbio: c'è da trovare un senso a questa storia...


Donnarumma in tuffo, ma non basta:
la palla di Belingheri è già in rete (foto Settonce)
Ci sono tanti modi di perdere. Il Gubbio forse sta scegliendo il peggiore.
E quando diciamo Gubbio, diciamo proprio tutti, nessuno escluso.

La società – che ieri ha liquidato Alessandrini, novello re di marzo, il cui interregno è durato lo spazio di due gare e mezzo condite da 11 gol incassati e un solo punto: in bocca al lupo, fin d’ora, a Gigi Apolloni, certamente più abituato alla serie B, un po’ meno ad essere il quarto allenatore (sesto, se si considerano anche i secondi) di questa stagione eugubina da montagne russe.

Cottafava su Paulinho (foto Settonce)
La squadra, che ha le sue colpe, perché in campo ci vanno i giocatori: giovani e vecchi, attaccanti e difensori, esperti e novizi, difficile pensare che qualcuno possa ergersi su un piedistallo ed escludersi dal bailamme di classifica in cui la formazione si è cacciata. L’unico distinguo semmai è tra chi questa B l’ha conquistata sul campo e chi se l’è ritrovata su un piatto d’argento: onorarla comunque fino alla fine non è solo un dovere professionale, ma prima di tutto morale.

Lo staff tecnico che nelle sue evoluzioni– diventante irrefrenabili nelle ultime settimane – di primattori e comparse non ha dato un’idea chiara né di gioco né di assetto alla squadra, con girandole di schemi prima e di sostituzioni poi tra una gara e l’altra nelle quali alcuni giocatori passavano indistintamente dalla tribuna alla maglia da titolare, e viceversa.

Mastronunzio nella gabbia livornese: ancora
si aspettano i suoi gol (foto Settonce)
Lo staff manageriale, che se ha meriti indiscussi nell’aver costruito un vero miracolo tecnico nelle ultime due stagioni – pescando ad esempio autentici jolly vincenti nel mercato di gennaio – ha bucato quest’anno in alcune scelte, fin da giugno scorso e a seguire, come in un domino inesorabile.

E ci mettiamo anche quei tifosi – non tutti per fortuna, ma diversi – che hanno visto bene sabato (e non è la prima volta) di macchiare la giornata, già nefasta sportivamente parlando, con una contestazione che è subito scorsa su binari inaccettabili, fin dal dopo-gara fuori dallo stadio, per diventare addirittura una specie di assedio domestico nel quartiere di San Pietro.
Se in campo il Gubbio non è e non può essere quello visto nelle ultime gare, specie negli ultimi minuti, fuori dal campo Gubbio non è questa, non può essere la comunità nella quale ci si prende tranquillamente la licenza di lanciare sassi allo stadio o di presidiare la casa di un giocatore – qualunque sia il suo rendimento.

L'ira dei tifosi, per iscritto. Dopo la gara,
si passerà all'orale e non solo... (foto Settonce)
L’assolutizzazione di una sconfitta non può essere accettata, come modo di pensare – perché sempre e comunque di calcio si tratta e di problemi, ben più importanti, ce ne sarebbero. Né può passare attraverso scene che appartengono ad altre città, ad altre atmosfere, ad altri parametri di civiltà.

Così a perdere non è una squadra, siamo tutti.
Invece – sembrerà banale, ma lo diciamo senza problemi – le ultime chance vanno lottate fino alla fine, fino a quando la matematica non emetta il verdetto, e forse anche dopo: perché anche stanotte c’è chi è finito in manette per questioni che col calcio non dovrebbero avere nulla a che fare, e che invece hanno finito per inquinare il mondo del pallone.

Motivo in più per crederci, in classifica. E per sentirsi orgogliosamente diversi da quei personaggi che hanno fatto del calcio uno dei tanti sporchi affarucci dell’era moderna.
Qua, si è detto spesso, specie dopo il caso-Farina, si respira ancora un’aria diversa. Un’aria semplice, un’aria buona. Non può essere una sconfitta, e nemmeno una malaugurata retrocessione, a farci pensare che anche su questo ci siamo sbagliati…


Copertina di "Fuorigioco" - 2.4.12
musica di sottofondo: "Un senso" - Vasco Rossi (2007)

domenica 1 aprile 2012

Gubbio-Livorno: la vera sconfitta è quella del dopo-partita...

Nwankwo disperato a fine gara
Oggi dovrebbe essere il giorno dei commenti sulla partita. Ne ho letti alcuni, non tutti. Francamente il morale è sotto i tacchi e non ho voglia neanche di scorrere i titoli dei giornali di questa mattina, sull'ennesima beffa in "zona Cesarini" (che per giunta è un vecchissimo giocatore della Juve che segnava sempre all'ultimo istante, non sapendo che col suo nome avrebbe condizionato nel bene e nel male le domeniche di milioni di persone...).

Stavolta anticipo i tempi alla consueta "copertina" del lunedì - per quella ci sarà tempo - per una riflessione (amara) su quel che visto e sentito ieri dopo la partita. Gubbio-Livorno 1-2 e fin qui le note già sarebbero stonate. Ma il peggio di questo sabato pomeriggio (forse letale per la permanenza dei rossoblù in serie B), secondo me, è accaduto a fine gara e nelle ore successive.

Nel pre gara un messaggio molto chiaro dagli spalti
Decine e decine di tifosi si sono radunati a contestare la squadra e la società fuori dal cancello della tribuna: capisco la rabbia, la passione che - in alcuni tifosi - ti porta a reagire in modo alquanto infuocato, quando il destino ti lascia capire che le speranze sono fioche come un moccolo di candela, molto più striminzito e minuto di quelli vocali cacciati per 90' da mezzo stadio verso gli attori in campo (arbitro incluso)...
Non ho visto questi tifosi, ma li sentivo: non nelle voci e negli epiteti,  ma nel fragore metallico delle cancellate che venivano caricate ogni tot secondi, quasi a voler sfondare lo sbarramento ed entrare per "farsi giustizia".
Per guadagnare l'uscita dalla tribuna, insieme ad un'altra trentina di persone (tifosi e addetti) ci abbiamo messo qualche minuto in più, trovando sbocco, con l'ausilio di alcuni steward, da un'uscita secondaria; non perchè non volessimo passare dove c'erano i tifosi, ma perchè quelle porte non si sarebbe mai aperte per almeno un'oretta abbondante.

Buchel esulta dopo il 2-2 al Bari... altri tempi...
Più tardi, erano le 18.30, passavo con mio figlio per la zona di San Pietro, tornavamo dalla Biblioteca dove  ogni sabato organizzano una straordinaria quanto semplice iniziativa di intrattenimento dei bambini (e dei loro genitori) con giochi e tempo libero, mentre chi vuole può dilettarsi in una piacevole e rilassante lettura. Il sabato in Biblioteca - credo si chiami così - diventerà forse presto il miglior passatempo di molti altri eugubini (visto che lo stadio non ha regalato molte emozioni).
Intanto ieri, proprio uscendo dal complesso di San Pietro, mi sono imbattuto in un gruppo di tifosi vocianti nei vicoli del quartiere: incrociando un amico mi ha chiesto se lì ci abitasse un giocatore del Gubbio (ma francamente l'ho scoperto solo ieri, non frequento così intimamente la squadra...); ricordo solo che da quelle parti stava di casa l'anno scorso Raggio Garibaldi, uno che difficilmente può essere tacciato di scarso impegno.

Ho dato un'occhiata, ho annusato l'aria acre del "può succedere di tutto" e ho "svicolato": ero insieme a mio figlio, quell'atmosfera non mi piaceva per niente. E soprattutto, anche se la sconfitta mi aveva "intorbidito" la giornata, non ero abbastanza accecato per non capire che quello non era più nè tifo, nè passione. Era solo rabbia. Fine a se stessa. Che rischiava di lì a poco di sfociare in teppismo.
Mi è sembrata una sproporzionata stonatura con quello che è il verdetto del campo (si vince e si perde, punto). E mi è apparsa una immagine che in realtà dovrebbe essere anni luce lontana da quella che è Gubbio. E che dovrebbe restare tale, nel calcio e non solo, anche se questa città ha la fortuna di confrontarsi con piazze molto più grandi (e spesso anche più movimentate). Da cui però non si ha alcun bisogno di prendere gli esempi peggiori...
Me ne sono andato. L'aria era pessima. E la sensazione non era sbagliata. Solo oggi ho saputo che sono stati minuti "pesanti" per il giocatore destinatario delle invettive (Marcel Buchel, espulso e rinnegato, dopo essere stato invocato dai tifosi come neanche Del Piero allo Juventus stadium: l'esasperazione delle reazioni non mi è parsa meno esagerata delle invocazioni messianiche durante la partita).
E oggi ho ricevuto un sms e un messaggio da facebook che riporto testualmente - lasciando l'anonimato degli estensori - anche perchè le parole bastano da sole senza alcun commento:

sms - "Pseudotifosi hanno provato a fare di tutto sotto casa di Buchel. Ero lì per caso. Sono arrivati anche i carabinieri. Le persone che abitano attorno erano allibite e spaventate. Qualche decina di facinorosi indegni di questa città. Dovete parlarne. Ho raccolto schock, sfoghi, rabbia, tristezza, paura di chi abita là. Quanto male possiamo fare noi genitori abdicando al nostro dovere di educatori".

da facebook - "....parlo di una cosa spiacevole che e' accaduta oggi dopo la partita del Gubbio...un gruppo cospicuo di ragazzi sono andati sotto casa di buchel per contestarlo ed inveire contro di lui.... mi ci sono trovato per caso, ho visto si sono avvicinati alcuni vicini di casa cercando di far ragionare quei ragazzi e dopo un pò se ne sono andati proprio poco prima che arrivassero carabinieri e vigili che qualcuno aveva chiamato....buchel e la ragazza erano spaventati e dispiaciuti pur capendo la situazione ovviamente....sicuramente la maggior parte dei tifosi ha pensato che buchel si sia fatto buttare fuori intenzionalmente ma sono sicuro che neanche lui sta passando un bel periodo... magari non sarebbe successo nulla di che ma credimi che e' stata una scena incivile e che mai si vorrebbe vedere nella propria città...".

Il grazie dei tifosi al gesto di Simone Farina
(in Gubbio-Bari del 6 gennaio scorso)
Che dire? Questo non ha nulla a che fare con Gubbio e con la sua cultura sportiva. Si può vincere e si può perdere, ma non va mai persa la bussola della civiltà. E se è difficile vincere, se è difficilissimo ripetersi l'anno dopo, l'impresa più titanica forse è saper perdere dopo tutto questo... Questa è la prova che probabilmente attende la Gubbio calcistica nelle prossime settimane. Una prova di maturità da cui dipende qualcosa più che la serie B: penso, piuttosto, lo stesso futuro del calcio eugubino. Vedremo. Anche se, per il sognatore che sono, continuo a ripetermi che ancora non proprio tutto è perduto... (ma siamo un pezzo in là...).

Mi resta l'amaro di queste notizie, la sensazione che tanti, troppi, stiano soffrendo di una sorta di "bulimia calcistica" - detto da me, fa quasi ridere. Che fa sì che questa città - che ha mille problemi per i quali magari capirei pure che centinaia di persone stessero a protestare sotto qualche casa (ma non quella di un calciatore) - finisca per perdersi in ciò che più di prezioso può vantare.
Ciò che di più prezioso, infatti, non è la serie B: ma il clima, l'atmosfera, l'unicità di questa comunità per le cose semplici e sincere, per i rapporti umani, per quel saper vivere (civile) che distingue ancora queste mura, in modo siderale, da un qualsiasi piangito metropolitano. Non può essere un gol al 94' a far crollare tutto questo...

L'euforia è legata alle vittorie... la passione sana
solo ai colori: il Rosso e il Blu
Le uniche soddisfazioni di questo sabato? Un paio di tifosi (veri) che mi hanno fermato per parlarmi della trasmissione "Il Rosso e il Blu": non per quello che mi hanno detto (che mi ha fatto comunque enorme piacere) ma per averlo fatto dopo la sconfitta. Dimostrandomi che si può parlare e godere delle emozioni di questo sport favoloso, a prescindere dal risultato della tua squadra del cuore...
L'altra soddisfazione, è stata giocare, anche se per pochi spiccioli, con mio figlio all'oratorio. A cosa? Ovviamente a calcio, ieri sera. Perchè quella sfera di cuoio sa elettrizzarti fantasticamente, quando la colpisci di collo pieno, così come quando vedi i tuoi colori inebriarsi di vittorie.
Ma non può essere un destino sportivo meno fortunato a farti dimenticare il senso vero delle cose... E a trasformare un normale sabato di calcio, in un pomeriggio di inutile paura...
Questo, proprio no. Non qui. Non a Gubbio.