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lunedì 13 gennaio 2014

"Il Rosso e il Blu": pensando alla batosta... per capire da quali esempi ripartire


 
Sarà dura metabolizzare la batosta, rialzarsi dallo tsunami sportivo di un 5-0 casalingo.
Per di più in un derby, in una gara sentita come poche altre dai tifosi rossoblù.
Il calcio insegna che ci vorrà tempo, che serviranno vittorie ma soprattutto prestazioni di intensità e di cuore infinitamente superiori al poco visto in campo contro il Perugia di Camplone. Squadra forte, molto forte, ma i cui valori tecnici sono stati amplificati in stereo dall'inconsistenza agonistica del Gubbio.
 
Insigne avvistato da Almici in Gubbio-Pescara - aprile 2012
Nemmeno in B, nemmeno con avversari nettamente superiori – si pensi al Pescara di Zeman – capaci di dominare 90', la debacle era stata così cocente. Di tonfi ce n'erano stati parecchi quell'anno ma almeno con la schiena dritta.
Nella sconfitta memorabile di questa domenica di gennaio, si può leggere anche la metafora di una città che – proprio sotto gli occhi delle istituzioni regionali, nei giorni in cui anche la polemica sui soldi per “Don Matteo” hanno fatto sentire questa comunità più lontana e bistrattata dai palazzi perugini – si ritrova quasi nuda, e certamente spogliata persino del suo elemento più caratteristico, l'orgoglio.
La grande illusione: l'occasione in apertura per Ferrari
salvata a due passi dalla linea da Comotto
La delusione dei tifosi, che abbandonano il settore gradinata per spostarsi alle spalle della porta e rifiutare idealmente il saluto della squadra, è la rabbia e l'insofferenza ad accettare un verdetto. Che nel calcio è il 5-0 subito dal Perugia, ma nella vita di tutti i giorni rappresenta l'incapacità attuale di questa comunità di rialzare la testa. E di ritrovare una dimensione, un'identità, un'energia che dovrebbe essere parte integrante del proprio dna.
La speranza è che dopo la rabbia e l'insofferenza, in campo come fuori dal campo, non subentri la rassegnazione. Questa sì sarebbe la sconfitta più irrimediabile.
Ma tornando al calcio, per gli amanti della statistica, bisogna fare un salto indietro di 13 anni per ripescare l'ultimo capitombolo casalingo con 5 gol al passivo – un 5-1 di fine stagione il 12 maggio 2001 contro il San Marino, ma con la squadra di Dal Fiume ampiamente rimaneggiata e con la testa già alle vacanze. Fu il commiato peggiore anche per il tecnico, altro ex grifone, nell'annata che aveva regalato la prima vittoria in un altro derby, forse quello vero, quello con il Gualdo.
Ma proprio dopo questo 0-5 – un po' mesta un po' paradossale - ci piace in ricordare un altro precedente, che dovrebbe invece dare spunto e stimolo quanto basta almeno a rialzarsi in piedi: 12 dicembre 1993, poco più di 20 anni fa, un Gubbio-Riccione in serie D che pochi probabilmente rammenteranno.
 
Mirko Cernicchi nell'inedita veste di portiere
Gubbio-Riccione 2-1 - dicembre 1993
In campo la giovane banda di Massimo Roscini, una nidiata tirata su da Francioni con il gruppo allievi finalista nazionale, che aveva come gioiello di centrocampo tale Davide Baiocco ma anche un gruppo di ragazzi aitanti che sull'1-1 a 10' dalla fine si ritrova senza portiere, espulso Flavoni: in porta finisce Mirko Cernicchi, eugubino di origine ma perugino di nascita, cuore rossoblù, in campo il cuore lo mettono gli altri, a cominciare da capitan Alessandro Nicchi, figlio d'arte e trascinatore della squadra, che a tempo scaduto firma addirittura il gol della vittoria. Finisce 2-1, il Gubbio vince in 10. Non è la Coppa Campioni, non sarà un trofeo memorabile, ma da onorare c'era la maglia rossoblù. Quanto basta per dare tutto in campo, per giocare come fosse la partita della vita, a prescindere dal nome dell'avversario, a prescindere dall'età dei protagonisti, giovani anche allora ma certamente attaccati come pochi altri a quei colori.
Per sentirsi e farsi sentire, dai tifosi, uno da Gubbio.
 
 
Da "Il Rosso e il Blu" - lunedì 13.1.14 in "Fuorigioco"
musica di sottofondo: "Pride" - U2


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