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domenica 6 giugno 2010

Gubbio calcio: la prima finale è in cassaforte (2-0). Restano 90' al sogno C1...

Due a zero e la C1 è davvero più vicina. Chi c’avrebbe scommesso prima del fischio d’inizio di Gubbio-S.Marino? E soprattutto chi l’avrebbe fatto al 45’, dopo un primo tempo dove, nonostante il gol di Rivaldo, i romagnoli avevano dominato le fasce e dettato i ritmi della partita?

Ma il calcio è fatto di gol. E chi la butta dentro – o impedisce agli altri di farlo – ha comunque e sempre ragione.
E allora chapeau per l’eurogol di Gonzales Rivaldo: nella stessa porta dove aveva segnato l’unica rete della stagione, al Fano, in campionato. Stavolta la botta non è di fioretto ma una sciabolata quasi rabbiosa per la respinta iniziale della barriera. Ma basta a piegare le mani a Scotti e fa esplodere il S.Biagio. E poi chapeau per la combinazione Gomez, Casoli, Gomez, e la fucilata dell’argentino che si infila sotto la traversa. Un 2-0 tutto sudamericano che ha il sapore della resurrezione per la squadra di Torrente. E infine chapeau per la straordinaria parata di Lamanna, capace di neutralizzare dagli 11 metri a 2’ dalla fine il penalty di Grassi, guadagnato con mestiere dal temuto Cesca, il bomber che dovrà guardarsi dalla tribuna il match di ritorno per squalifica.
Tre episodi, tre boati del pubblico eugubino. Fin troppo penalizzato ieri da una interpretazione del regolamento da parte dei delegati Lega e dell’arbitro, ai limiti del ridicolo: prima dell’incontro il divieto di alcuni striscioni, che ha portato al naufragio dell’attesa coreografia di ingresso delle squadre. Poi la farsa dell’espulsione virtuale della banda musicale, al quarto d’ora della ripresa, dopo il raddoppio dei rossoblù, quasi che il gruppo capitanato dal super tifoso Alberto Vannini, avesse la colpa di incitare eccessivamente la tifoseria. Addirittura l’arbitro avrebbe minacciato di sospendere l’incontro se la banda continuava a suonare.
E magari in altri stadi non ci si ferma di fronte a risse, lanci di petardi altezza uomo, colluttazioni o incitamenti espliciti alla violenza.
Il calcio alla rovescia. Una vergogna, peggio ancora degli arbitraggi scarsi.
Tornando alla partita – che è meglio – una annotazione doverosa: il S.Marino è una signora squadra, capace di rialzarsi subito dopo il primo montante di Rivaldo, di imporre le sue folate sulle fasce, con Poletti a sinistra e Sorbera a destra, e con l’estroso Grassi praticamente marcato a uomo da Boisfer.
Dopo i primi 45’ al cardiopalma, Torrente ha avuto il merito di voler rischiare: chi si aspettava un centrocampista in più a far massa, ha rivisto al 46’ lo stesso undici iniziale. Con il Gubbio a fare l’unica cosa che forse a nessuno nel girone riesce meglio: attaccare. E così è arrivato il raddoppio fulmineo di Gomez. E così Casoli ha imperversato come suo solito e addirittura poteva scapparci il 3-0.
Certo sull’altra sponda le recriminazioni contro la fortuna ci stanno tutte: due pali, un rigore fallito – sul quale però più che la dea bendata, ha inciso l’istinto di Lamanna.
E poi diciamocela tutta: quante volte il Gubbio ha dovuto pagar dazio a questa famosa signora bendata. Non bisogna certo vergognarsi di avere buona sorte. Chi vince non è mai sfortunato. E la fortuna non fa l’albo d’oro.
Ma le vittorie sì. E il 2-0 di ieri – terzo successo su tre incontri play off dei rossoblù, con 6 gol fatti - è una pietra pesante per il verdetto finale: mancano 90’ all’Olimpico di Serravalle. E una certezza già di partenza: il Gubbio rigiocherà in casa. Solo che lo farà a 100 km da qui. Ma i tifosi saranno lì. Forse in 1.500 o anche in 2.000. A spingere la squadra verso un traguardo che per il momento ci piace definire memorabile.
Il tempo degli aggettivi deve ancora arrivare…
GMA
copertina puntata "Fuorigioco" del 7.6.2010

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