Il mio puzzle, i miei pezzi.Di ieri e l'altro ieri.

mercoledì 6 novembre 2013

Quando l'assenza di un arbitro è meglio che la giungla di regole. Specie se prive di buon senso...


Ci sono storie che fanno capire come le regole siano tutto nella vita. Ci sono episodi che ribaltano invece questa tesi.
O meglio, che ci convincono del fatto che - pur senza regola - c'è una radice ancora più profonda in grado di garantire la civile convivenza tra simili: si chiama "buon senso".

La riflessione di oggi nasce da una notizia apparentemente banale (ma non troppo). E dalla contrapposizione con una realtà apparentemente scontata (ma non troppo).
La notizia l'ho avuta da un amico e collega, che ha ispirato di recente anche un post di questo blog. Simone Zaccagni, si è trovato protagonista, insieme ad altri appassionati calciatori (calcio a 5, disciplina da cui mi tengo fortemente alla larga ormai da 5 anni, dopo un maldestro ennesimo infortunio alla caviglia che mi è costato mezza vacanza in Sardegna nel 2008).

http://www.trgmedia.it/notizia/Csi-calcio-a-5-L-39-arbitro-non-arriva-le-squadre-si-autoregolamentano/58897/news.aspx

Come si legge dalla news linkata, è accaduto che ad un torneo di calcio a 5 l'arbitro non sia arrivato per il calcio d'inizio. Nessun problema. I giocatori hanno iniziato, si sono "autodisciplinati" e pur senza giacchetta nera e fischietto a pendere come una rassicurante spada di Damocle, la partita ha seguito il suo corso. Senza colpi nè contraccolpi, senza feriti, nè collutazioni. Come spesso avvengono in presenza di un arbitro (talvolta anche a causa dello stesso).
Mi immagino la faccia di questo direttore di gara ritardatario, che trafelato, è arrivato all'impianto sportivo, vedendo luci accese e giocatori in campo, immaginandosi chissà quale reazione avrebbe provocato la sua assenza: e poi, a sorpresa, si è trovato davanti due squadre che stavano semplicemente giocando a calcetto.
Francamente entrare ex post, così, a dirigere una gara, mi sarebbe pesato non poco. Per fortuna (soprattutto del calcio) non sono mai stato un arbitro. E non mi pongo questo problema.

C'è dunque chi si autodisciplina. E c'è chi, istituzionalmente, dovrebbe vigilare per garantire la disciplina. Ad esempio, le amministrazioni comunali.
Che invece, in un caso specifico, hanno pensato bene di trovare una scorciatoia per evitare di dover "vigilare meglio".
E' il caso della proposta avanzata dall'Anci (l'associazione che riunisce tutti i Comuni italiani) presieduta dal sindaco di Torino, Fassino, di abbassare a 30 km/h il limite di velocità dentro i centri urbani.

http://www.auto.it/2013/11/06/limite-di-30-kmh-in-citta-si-puo-fare-davvero/16283/

In tempo di crisi ridurre di quasi il 50% il limite potrebbe sembrare lungimirante.
A me, in realtà, sembra una fesseria incommensurabile.
Primo, perchè nessuno rispetterà questo limite (già non avviene con i 50 km/h... provate ad andare in auto a 30 km/h poi turatevi le orecchie perchè risuoneranno di clacson per almeno un paio di settimane).
Secondo, perchè in realtà dietro la regola, l'ennesima - nel Paese a più alto tasso di leggi e a più alta tendenza ad eluderle - pare non esserci l'interesse pubblico di limitare incidenti o disciplinare il traffico (anzi, i primi rischiano di aumentare, e il secondo di accrescere il livello del tilt). Ma solo un unico obiettivo, inconfessato  dagli estensori della proposta: abbassare l'asticella per aumentare multe e introiti nelle asfittiche casse comunali.

Come dire, ecco l'esempio di chi usa le regole non per disciplinare, ma per far cassa. Non per educare, ma per colpire. Non per usare buon senso, ma in barba allo stesso.
Insomma. Talvolta basterebbe il buon senso - come dimostrato dai solerti giocatori eugubini di calcetto - per ovviare all'assenza di un giudice. Quel buon senso che dovrebbe sempre orientare il giudice, come il legislatore o l'amministratore. Ma in alcuni casi (come quello dei 30 km/h nei centri storici) proprio la figura che dovrebbe essere riferimento degli interessi collettivi sembra lontano anni luce dalle reali esigenze quotidiane... E da un concetto minimo di buon senso...

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