Il mio puzzle, i miei pezzi.Di ieri e l'altro ieri.

mercoledì 19 febbraio 2014

Neanche 10 minuti, per capire tutto... E per dare un consiglio a qualche collega...

Non c'e stato bisogno di arrivare neanche a 10', per capire che sarebbe stato un altro show. La "consultazione" - istituzionalmente va chiamata comunque così - tra Renzi e Grillo diventerà un tormentone rap e tra qualche anno la ritroveremo in qualche trasmissione cult buona per rispolverare dagli archivi della rete il meglio e il peggio di questo decennio.
Ecco, in attesa di capire che il "teatrino" del Beppe genovese sia collocabile nel meglio o nel peggio, una sorta di gironi danteschi del XXI secolo, un paio di considerazioni l'incontro di oggi le ispira.

Intanto non e' stato un incontro ma un monologo. Grillo ha lasciato a Renzi i primi 40-50 secondi, per poi salire in cattedra. Dapprima con toni apparentemente tenui (ma già aggressivi) poi con un'escalation in pieno stile "grillino". Che lui stesso ha definito "non democratico" con un pizzico di sincera vanità nell'affermare di essere diverso e orgogliosamente "puro".

Che Grillo sia stato Grillo non c'è dubbio, che poi abbia davvero rappresentato la volontà del popolo dei 5 Stelle e' tutto da dimostrare. Intanto perché lui a quell'incontro non voleva andare, e per come ha impostato il monologo, di fatto, ha voluto dimostrare di non essere li' per ascoltare - come intendeva il popolo CInque Stelle favorevole alla consultazione - ma per imporre la propria presenza.

Per altro, l'apoteosi del comico genovese non solo ha lasciato interdetti molti elettori 5 Stelle ma ha indirettamente messo in imbarazzo (evidente dal comportamento anche dei suoi accompagnatori) anche i parlamentari 5 Stelle che ora si troveranno a Montecitorio "costretti a votare contro" un programma di Governo che, per bocca stessa di Grillo, per almeno meta' "sembra copiato dal programma del M5S".

Quanto a Renzi, e' stato costretto, per una volta, a svestirsi dei panni di mattatore, giocando di rimessa. Giocando alla Trap, il che non significa da perdente (anzi).
Trattendosi non poco per restare nell'alveo di una istituzionalità conforme al ruolo, a larghi tratti e' rimasto silente, più per scegliere il momento giusto per rientrare nei binari del "match" che non per ascoltare la litania del suo logorroico interlocutore. Alla fine ha tagliato corto, con un paio di battute efficaci ("esci dal blog") e con un "arrivederci" che e' parsa forse la cosa più istituzionalmente sensata ascoltata in tutti i 10'.

Un teatrino che avrà certamente riscosso enorme audience (ho perfino ricevuto una telefonata da una persona che m chiedeva notizie dell'ora esatta dello streaming), che avrà fatto impennare ulteriormente gli accessi (ben pagati, c'è da scommetterci) del blog di Grillo, ma del quale l'Italia seria, quella che all'ora dello streaming già lavorava o non aveva smesso di farlo neanche a pranzo, avrebbe volentieri fatto a meno.
Roba da dar rimpiangere, insomma, le consultazioni dorotee degli anni Settanta-Ottanta, quei colloqui che neppure uno streaming ante litteram avrebbe saputo condire di un qualche minimo sussulto.

Roba da far rimpiangere l'altra liturgia con cui milioni di italiani (non il sottoscritto, e non lo dico con aria snob) si torturano da un paio di sere, ovvero Sanremo.
Guarda caso l'altro teatrino mediatico nel quale meno di 24 ore prima sempre Beppe Grillo aveva appena finito di esibirsi.

Un'ultima battuta lasciatamela dedicare ai colleghi della stampa, quelli che inseguono imperterriti la chioma brizzolata del leader 5Stelle in ogni movimento fisiologico. Salvo poi sentirsi puntualmente insultati e bersagliati dagli strali dello stesso.
 
Triste destino, essere costretti a seguire una notizia per poi ritrovarsi ad "essere" la notizia. Una sensazione che non mi e' nuova. E che per dieci anni pensavo fosse l'anomalia di un piccolo e contraddittorio borgo di periferia umbra.
Invece adesso, grazie a Grillo, sono decine e decine i colleghi a sentirsi così... In bocca al lupo...

E un consiglio, per esperienza: di fronte ad accuse smaccatamente partigiane, faziose e infondate - tali da ledere non solo la dignità professionale ma perfino la propria dignità personale - non val la pena rispondere, non val la pena querelare, non val la pena scendere nell'arena (dove forse chi insulta vorrebbe trascinarti, magari pronto a vestire i panni della "vittima").
Meglio restare silenti. In qualche caso, seduti in riva al fiume. Aspettando, come diceva Confucio.... che l'acqua scorra... con tutto quel che ne segue...
Sapendo di poter sempre camminare a testa alta. Di fronte a tutti...


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