Il mio puzzle, i miei pezzi.Di ieri e l'altro ieri.

lunedì 18 marzo 2013

E' il 2-2 la formula perfida di questa stagione rossoblù...

L'espulsione di Sottil (tratta da www.gubbiofans.it)
Chissa quante volte da giocatore, Andrea Sottil sarà tornato negli spogliatoi al termine di un 2-2. E quante volte magari sarà stato un risultato più che soddisfacente. Quest’anno proprio no. Se c’è una formula numerica che va indigesta al tecnico del Gubbio è certamente il 2-2. Prima a Carrara, a novembre, quando i rossoblù in vantaggio di due reti a mezz’ora dalla fine sono stati rimontati in pochi minuti e hanno addirittura rischiato il ko finale. Quindi, qualche chilometro più a sud, a Viareggio.

Dove si era messa subito male, per la verità, con il ritorno ad un refrain già visto e rivisto: ingenuità difensiva nei primi minuti, inutile e banale fallo in area di Regno, e penalty per i padroni di casa che già al 1’ si ritrovavano sopra. 
Il rigore del vantaggio bianconero firmato Giovinco
(foto tratta da www.gubbiofans.it)
La squadra eugubina però non si è disunita,  con un inedito 5-4-1, che poggiava sulla capacità di Galabinov di fare reparto, supportato da Baccolo, ha cominciato a macinare il suo calcio, e alla fine ha trovato anche la fortuna di un rigore diciamo la verità, generoso, concesso su un incursione di Malaccari, giocatore versatile che sulla fascia destra sta trovando una nuova identità tattica in questa fase della stagione. A caval donato, Galabinov non ha guardato in bocca infilando dal dischetto il suo decimo sigillo stagionale, sfatando il tabu del dischetto e raggiungendo quella doppia cifra che era uno dei suoi obiettivi stagionali. 

Galabinov e Cocuzza esultano dopo il 2-1 rossobluù
(foto tratta da www.gubbiofans.it)
Nella ripresa Sottil ha provato a vincerla, inserendo Cocuzza per Regno, spostando Cancellotti centrale e rafforzando il pacchetto avanzato: scelta premiata in pochi minuti grazia all’inzuccata perfida del neo entrato, che ha lasciato di sasso l’undici locale. Nel finale il prevedibile assedio, per altro un po’ confuso, e invece l’imprevedibile topica di Venturi, che per la prima volta nella stagione – e siamo comunque alla 24ma giornata – ha lasciato negativamente il suo segno: un’uscita di pugno che avrebbe potuto allontanare la minaccia si è trasformata in un beffardo assist per Benedetti che ha insaccato a porta vuota. Ed eccolo il famigerato 2-2 rimaterializzarsi. Quel pareggio che alla vigilia avrebbe pure fatto piacere e comodo al Gubbio, diventa motivo di rimorso.

L'improvvida uscita di Venturi, che spalanca la porta
eugubina per il 2-2 finale (foto da www.gubbiofans.it)
Ma non è certo tutta da buttare la domenica in Versilia. La squadra ha dimostrato di avere la personalità già mostrata nelle ultime uscite, ha giocato con un nuovo modulo ma con un senso di squadra che è la garanzia migliore per il finale di stagione. L’infortunio in zona Cesarini può starci, è l’episodio che non cambia la sostanza, anche se un po’ lo fa con la classifica. Ora i play out tornano a 2 punti che però in realtà sono 3 dal momento che il Viareggio, con buona pace del suo mansueto allenatore, ha gli scontri diretti sfavorevoli con il Gubbio e dunque a pari merito, prevarrebbero i rossoblù.
Quanto ai 2-2 in terra toscana, vorrà dire che ce li ricorderemo come una iattura di questa stagione. 
In Toscana, quanto meno, per questo torneo, non si dovrà tornare…

Da copertina di apertura "Fuorigioco" di lunedì 18.3.13
musica sottofondo "Different" di Robbie Williams (2012)

venerdì 15 marzo 2013

Viareggio: magre soddisfazioni ma un vagone di ricordi...


Viareggio è sinonimo di calcio giovanile. 
Da 65 anni il Torneo di Carnevale è e resta la massima espressione del calcio giovanile internazionale. E proprio lo stadio dei Pini, che domenica prossima vedrà in campo i rossoblù, è il teatro nel quale le promesse del football che sarà, si danno battaglia. 

Lo scorso 25 febbraio sono stati i belgi dell’Anderlecht a trionfare, ma in passato anche i colori rossoblù hanno avuto l’onore di figurare nel carnet del programma del Viareggio. 
E’ l’anno 2004 quando il Gubbio partecipa per la prima volta alla prestigiosa kermesse. E’ la stagione nella quale la prima squadra, guidata da Galderisi, raggiungerà i play off, ma intanto a febbraio i colori rossoblù approdano per la prima volta nel palcoscenico più prestigioso al mondo, grazie anche ai buoni uffici di Stefano Giammarioli, allora responsabile del settore giovanile eugubino. 

Furono tre sconfitte di misura, tutte per 1-0, con Ternana, Partizan Belgrado e Torino, ma la squadra giocò a testa alta, onorando a pieno l’occasione storica. Tre anni dopo, 2007, è invece proprio l’avventura al Viareggio la nota migliore di una stagione che per il resto non regala grandi soddisfazioni ai colori eugubini. 
Avversari stavolta il Perugia, il Partizan e il Torino contro il quale la squadra, allenata da Enrico Sannipoli, gioca alla pari, uscendo alla fine sconfitta, ma onorando la presenza. Verranno successivamente i tempi maturi per battere il Torino, addirittura con la prima squadra, addirittura nella serie cadetta.

Per il resto lo "stadio dei Pini” ha regalato alti e bassi al Gubbio senior. Magre le soddisfazioni, una delle poche proprio nell’ultima apparizione, esattamente 4 anni fa, 15 marzo 2009: finì 1-1 con il vantaggio su rigore firmato Corallo. Poi arrivò il pari di Franchini. In panchina c’era Riccardo Tumiatti, con la supervisione di Gigi Simoni, alla sua terza apparizione alla guida del Gubbio. In campo, degli attuali protagonisti, Briganti, Sandreani e Bazzoffia, che stavolta dovrà saltare per squalifica, insieme a Radi.

L’ultimo a rappresentare il Gubbio nello stadio del Torneo del Carnevale è stato Simone Farina: lo scorso anno, la lettura del giuramento che fa da cornice alla cerimonia di apertura del torneo, fu affidata al giocatore rossoblù, oggi a Birmingham. Tra tanti pareggi e sconfitte, maturati sul campo viareggino, quella frase fu l’unica vera grande vittoria. Ora non resta che bissarla, direttamente sul campo…

mercoledì 13 marzo 2013

Papa Francesco: così diverso, così nostro...


La fumata bianca e' stata accolta da un boato, da decine di migliaia di persone in piazza S.Pietro.
La proclamazione del suo nome e' stata seguita da un silenzio incredulo e forse sbigottito, rotto dalle urla sparute dei pochi argentini presenti.
La lettura del suo nome ha scatenato il giubilo ad Assisi e poi come un'onda ha contagiato con un enorme sorriso tutto il mondo.
Per la prima volta nella storia millenaria della Chiesa il Papa porta il nome di Francesco. E' l'argentino Jorge Mario Bergoglio, il nuovo Papa e si chiamera' Papa Francesco. Non Papa Francesco I. Ma semplicemente Francesco.

A differenza di 8 anni fa, quando seguii con trepidazione e senza soluzione di continuità, ogni secondo dell'elezione del successore di Giovanni Paolo II - quasi che il carisma del predecessore dovesse per forza contaminare il successore - stavolta ho potuto assistere solo a singhiozzo alle fasi palpitanti della proclamazione del Pontefice, facendo spola tra gli studi di registrazione (di una trasmissione che a questo punto non so neppure se andrà in onda domani) e gli schermi della sala regia.

Lì per lì, mentre quel balcone illuminato si stagliava dall'alto della sua naturalezza e della millenaria possenza su una piazza gremita e ansimante, vuoto come carica era invece l'atmosfera di attesa, mi sono detto quanta energia riesca ancora oggi a sprigionare la Chiesa nell'immaginario collettivo. 
Nessun capo di Stato, nessun leader, minimo o maximo che voglia dirsi, scatena un'aspettativa cosi messianica come l'elezione di un Papa. Ben sapendo che la gran parte di coloro che, di persona e in video sono li' in attesa, comosce bene colui che da quel balcone farà solennemente capolino.

Forse quell'istituzione che solo poche settimane fa, di fronte all'epocale passo indietro di Ratzinger, appariva sbiadita e quasi stancamente ripiegata su se stessa, oggi pare riaccesa e risollevata dalla semplicità quasi disarmante e sbalorditiva con la quale Papa Francesco si e' presentato su quel balcone. Incredibilmente attonito il suo sguardo sulla piazza, quel mezzo sorriso quasi inconsapevole, quei brevi e ingessati gesti con la mano, quasi sembravano segnalare l'imbarazzo di Jorge Bergoglio di trovarsi li, davanti al mondo. L'impressione e' stata questa, anche all'occhio di chi non conosce da vicino le dinamiche del Conclave (e che mai i Cardinali giustamente riveleranno).

E le sue prime parole, di fronte a quella marea che attendeva un gesto di speranza, si sono quasi rivelate come un incipit per quel nome che sorprendentemente - e non casualmente - era stato scelto, a differenza di tutti i suoi predecessori: Francesco. La nuda, asciutta e sostanziale semplicità. Fatta fede.
"Mi hanno preso quasi alla fine del mondo", la frase, certamente non preparata a tavolino, che lo consegna alla memoria di chi, ancora tra qualche anno, ricorderà questa serata un po' piovosa e molto rigenerante.
"Alla fine del mondo". Come a far riferimento a quell'Argentina lontana, e in fondo anche vicina, essendo composta per più di un terzo dei suoi abitanti, da gens italica (in pochi hanno sottolineato come si tratti del primo Pontefice figlio dell'emigrazione). Ma forse anche a far cenno alla drammaticità del momento attuale, italiano come globale. La fine del mondo. Non e' poi così lontana per migliaia d famiglie.
Non e' poi così remota per tantissima gente che nel giro di pochi anni si e' ritrovata a vivere in una precarietà insospettabile.
E poi quel "Padre nostro". La preghiera per eccellenza, recitata ad alta voce, contro ogni protocollo, contro ogni tradizione. Quasi potesse essere una liturgia immediata e universale, per connettere subito il nuovo Pontefice con l'animo dei suoi fedeli.

Papà Francesco e' il primo Pontefice sudamericano, e' il primo gesuita, e' il primo a scegliere il nome del Poverello. E' il Papa della speranza. Non può non esserlo chi sceglie il nome e l'impronta di Francesco.
E non può essere un Papa come gli altri per la terra dei Santi, per l'Umbria. Che in fondo anche con Benedetto aveva le sue radici, storico- culturali oltre che mistiche. Ma Francesco e' Francesco. Come disse un giorno padre Luigi Marioli in un'intervista a "Link", Francesco e' la più imponente provocazione morale nella storia dell'umanità.

Francesco ha vissuto la sua conversione in questa terra, nella nostra terra. Lasciando Assisi, che ne e' rimasta patria nei secoli, e raggiungendo Gubbio, attraverso quel sentiero impervio e ancora oggi difficile che e' il Sentiero Francescano.  A Gubbio ha indossato il saio, a Gubbio ha alleviato le pene ai lebbrosi (a poche decine di metri dall'attuale Chiesa della Vittorina), a Gubbio ha ammansito il lupo, o la lupa che sia. Ovvero l'icona universale nei secoli della pace e della riconciliazione.
Forse c'e anche tutto questo nel nome del nuovo Pontefice. Nella sua indole, nel suo senso di serenità e dolcezza che ispira il sul sguardo. Silenzioso. Senza bisogno di fronzoli.

In fondo, se c'e un Pontefice destinato a lasciare un'impronta straordinaria sulla nostra Umbria, così come nell'universo contraddittorio e precario di questi tempi, non potrà che essere Papa Francesco.


lunedì 11 marzo 2013

E' tornato il "corazziere", è tornato il vero Gubbio...

Galabinov incorna l'1-0 - foto M.Signoretti

Stavolta sono bastati 5’. I primi. Per far capire al Prato che, almeno per questa domenica, poteva mettersi l’anima in pace. 
E sono bastati anche al pubblico eugubino per capire che davvero il Gubbio ha dato la svolta al periodo nero. 
Prima non riusciva nulla e anzi, l’avvio di ogni gara era contraddistinto da una sciocchezza, il più delle volte difensiva, che finiva per compromettere l’intero incontro. 
Stavolta in 5’ sono arrivate 2 occasioni da rete, la prima clamorosa, e quindi dal primo corner del match, il gol partita, il nono stagionale di Andrej Galabinov, pienamente ritrovato nello spirito e nella capacità di trascinare la squadra, di fare reparto da solo, di tenere alto il baricentro delle giocate, insomma di essere punto di riferimento come era stato fino alla vittoria sulla Nocerina.

L'esultanza del "corazziere" - foto M.Signoretti
Tornato Galabinov è tornato il miglior Gubbio, o forse potrebbe essere viceversa. Ma il dilemma, un po’ come l’uovo e la gallina, non ci appassiona, piuttosto è il risultato finale quello che conta. Anzi, il corazziere bulgaro avrebbe meritato almeno un’altra marcatura, prima ad una manciata di secondi dall’intervallo, con una girata mirabile, salvata in extremis dall’ottimo Layeni, quindi nel finale di gara con un penalty in movimento, rifinito da un suntuoso Palermo, finito alle stelle. 
Palermo è tornato a guidare il centrocampo rossoblù -
foto M.Signoretti


Ma per sfatare anche il tabu’ della porta maledetta, quella del rigore sbagliato con il Sorrento per capirci, ci sarà tempo. Sarebbe stato un gol importante non solo perché avrebbe messo in freezer il risultato, ma anche perché avrebbe proiettato l’attaccante bulgaro in doppia cifra, una meta che si è prefissato da agosto e che nelle scorse stagioni non è mai riuscito ad agguantare per un nulla. Sarebbe bello ci riuscisse proprio in maglia rossoblù, proprio nelle prossime gare che diventano lo spartiacque tra la speranza di una salvezza tranquilla e la certezza di non correre rischi primaverili.

Tifosi bagnati... ma felici - foto M.Signoretti
La vittoria sul Prato ha anche restituito anche un volto più sicuro per la difesa eugubina. Abituati a tribolare nei minuti finali, per una volta i tifosi rossoblù non hanno sofferto più di tanto, nonostante il risicato 1-0. Perché l’assetto tattico della squadra, la caparbietà dell’atteggiamento dei giocatori, un centrocampo agile e al tempo stesso roccioso, capace di rubare una ventina di palloni agli avversarie e ricostruire le ripartenze, e una più solida linea difensiva, hanno impedito ai toscani praticamente di avvicinarsi all’area rossoblù nell’ultimo quarto d’ora di gioco. Non è un segnale da poco soprattutto in vista delle prossime due gare, altre due toscane, che ora sono alle spalle del Gubbio in classifica. E che il Gubbio vuole lasciarci.


Dalla copertina di apertura di "Fuorigioco" - lunedì 11.3.13
musica di sottofondo: "Nothing gonna stop us now" - Starship (1987)



sabato 9 marzo 2013

Ripensando a Gubbio-Prato... e ad una lunga storia di pali e traverse... segno del destino



La festa dopo Gubbio-Prato (maggio 2010)
Ci sono segnali che talvolta il destino, o quel che si suol chiamare dea bendata, inviano quasi a definire titolo e sottotitolo di una stagione. Quasi a chiosare fortune e disgrazie di un momento.
Vale nel calcio, come forse anche nella vita, quando si dice che le sventure non vengono mai da sole. Ma anche per i periodi positivi, in fondo, è un po’ così.
E una delle sfide più memorabili tra Gubbio e Prato rientrano nella casistica. Perché inquadrano, quasi come primo capitolo, quello che sarebbe diventato il biennio d’oro dei rossoblù.
E’ il 2 maggio del 2010. Il Gubbio ha appena rimesso piede in zona play off, grazie alla vittoria di Portomaggiore contro la Giacomense. Il big-match contro una diretta concorrente agli spareggi promozione si chiama Prato. Dopo il pari dell’andata, firmato da Perez, oggi al Pisa, con un’inzuccata sotto misura a pochi minuti dalla fine, su assist di Boisfer, i rossoblù di Torrente si giocano molte chance di accedere ai play off  contro i toscani allora allenati da Bellini. La gara sarà equilibrata e giocata sul filo del rasoio fino alla fine. Ma nel primo tempo il Prato coglie una doppia clamorosa traversa nell’arco della stessa azione di gioco: prima Ferrario, poi Basilico colpiscono il montante alle spalle di Lamanna, quasi stordito da tanta benevolenza. 
Marotta, gioia incontenibile
E nella ripresa, in quella stessa porta, e’ Alessandro Marotta a siglare il gol vittoria dagli 11 metri, con un tiro brutto, centrale, inguardabile, ma che finisce dentro. Ed è quello che conta.

E’ la vittoria che spalanca le porte dei play off. E quelle traverse avranno lo stesso sapore di quelle colpite un anno dopo da Emerson, oggi protagonista in maglia Livorno in serie B, quando con il Lumezzane, che in attacco aveva proprio Galabinov, bussò più volte dalle parti di Lamanna, trovando o la prontezza del portiere comasco o ancora una volta la traversa a negare la gioia del gol. 

La festa dopo Gubbio-Lumezzane (aprile 2011)
Una traversa amica, una dea Eupalla, come l’avrebbe definita Brera, complice di un altro miracolo.
Quella stessa traversa che ancora un anno dopo, sempre di questi tempi, mandò un messaggio esattamente opposto. Gubbio-Vicenza la prima di Apolloni in casa: sull’1-1 prima Almici e poi Graffiedi colgono clamorosamente il legno nella stessa esecuzione da fermo, e sul terzo tentativo Cottafava spedisce alle stelle.

Gubbio e Vicenza schierate a metà campo (marzo 2012)
Un altro segnale. Che il campionato da qualche parte aveva già una sentenza scritta.
E allora, in attesa di un’altra sfida delicata con il Prato, prendiamo per buono il fuorigioco segnalato al 92’ al Barletta: chissà in quanti stadi del sud e quanti altri assistenti di linea avrebbero alzato la bandierina su quella stessa azione e in mezzo alla bolgia del Puggilli… 
Chissà che non sia anche questo un altro felice segnale…

venerdì 8 marzo 2013

Una settimana da homo homini lupus... per fortuna non sempre è così

E' stata una settimana da lupi. Si dice del tempo, talvolta. Per indicare un meteo insopportabile.
Stavolta e' la cronaca a farla da padrona e ancora una volta e' Perugia la capitale della nera.
Quanto accaduto al Broletto - al di fuori della specificità del caso, delle turbe psichiche del triste protagonista, del dramma che condisce la sorte delle vittime (una delle quali precaria a 47 anni e in quell'ufficio praticamente da un mese) delle responsabilità che dovranno esse accertate ( di chi ad esempio ha consentito ad un soggetto sottoposto a Tso di girare con un'arma - chiama in causa un clima che da mesi circonda la nostra quotidianità. Il tutti contro tutti proclamato, il caos sociale paventato, l'odio indistinto verso intere categorie, l'astiosa conflittualità che diventa quasi strumento identitario.

E ancora oggi c'e chi dalle colonne di un quotidiano straniero ventilava che l'Italia potrebbe ritrovarsi in piazza a fare barricate. In questo contesto pare quasi inevitabile che chi viaggia sul sottile spago dell'instabilità psichica si ritrovi a commettere una sciocchezza o come nel caso di Perugia, a provocare una tragedia. Covando nel proprio io un senso di ingiustizia che non puo' tollerare e che ha il bisogno epidermico di sfogare su qualcuno. La tragedia del Broletto e' drammatica per le sue vittime e per i familiari colpiti. Ma lascia anche un'angosciante scia di incertezza sul futuro. Quanti Zampi ci sono in giro a rischio emulazione?

I lupi, evocati da Grillo sul suo solito blog (torneremo ad occuparci dell'atmosfera evocata dalla rete e gravitante sulla politica di questi giorni), si aggirano anche al di fuori dell'arena politica. Ad esempio in Vaticano dove la prossima sarà la settimana incandescente del nuovo Pontefice ma dove in queste ore sia ha la sensazione che si stia combattendo una guerra sotterranea tra correnti (istintivamente volevo scrivere "bande", poi mi sono trattenuto) il cui esito capiremo solo al momento dell'uscita sul solenne balcone dell'imponente Basilica del successore di Benedetto XVI.

Se c' e' un lupo, un solo lupo, che in questi giorni ha invece meritato la simpatia e, perché no, il "tifo" dell'opinione pubblica e' Ezechiele. Lo hanno ribattezzato così, senza molto fantasia ma certamente con grandissima generosità, i suoi soccorritori. Sì perchè è stato trovato in fin di vita nelle colline di Boschetto, e' stato curato da un veterinario di Gualdo Tadino, ha ritrovato salute e vitalità, e da ieri pomeriggio e' tornato a grandi falcate a solcare i boschi dell'Appennino (nel link sottostante, il servizio tratto da TRG con le straordinarie immagini della sua liberazione).
http://www.trgmedia.it/playYouTube.aspx?id=4136

La natura ha fatto il suo corso. E' stato l'uomo a rischiare di comprometterlo. Con una banale, perfida, meschina polpetta avvelenata. Ma e' stato anche l'uomo a soccorrerlo e salvarlo, a riprenderlo dall'obiettivo di una telecamera o uno smartphone, a cibarlo, accompagnarlo in una cassa di legno non imperforabile (tant'è che il lupo l'ha demolita nel camioncino della Forestale) e a rilasciarlo nel suo habitat naturale.
Homo homini lupus, dicevano i latini ("l'uomo è il lupo dell'uomo"). L'antico adagio potrebbe calzare per la politica, o addirittura per il conclave in via di apertura.

Per fortuna, in un remoto bosco della sperduta Umbria, non e' stato così...

martedì 5 marzo 2013

A Gubbio dopo le urne, la parola d'ordine è: chiarezza


La “buriana” delle elezioni politiche è alle spalle. Chi pensava che si aprisse un mondo nuovo, dopo il 24 e 25 febbraio, forse, resterà deluso. Non si esclude che le urne tornino a farci compagnia presto. Speriamo solo di non rivivere la stessa campagna elettorale degli ultimi 2 mesi.
Nel suo piccolo, la vita amministrativa eugubina non ha mancato di dare spunti, neanche nel periodo di campagna elettorale. Tanto che alcuni nodi sono stati, per così dire, messi in freezer in attesa che passasse la tornata nazionale.
A questo punto le bocce tornano a muoversi e non vi è dubbio che l’imperativo delle prossime settimane risponde ad un solo sostantivo: chiarezza.

Chiarezza di obiettivi da parte del governo cittadino. Dopo i vari movimenti tellurici degli ultimi mesi, la”rottura” con l’assessore Di Benedetto, il braccio di ferro con il presidente del Consiglio Pecci, il sindaco Guerrini dovrà dirimere i nodi relativi a deleghe e soprattutto fissare obiettivi. 
Alcuni progetti stanno per tagliare il traguardo – ma basta poco per congelare tutto, si sa – altri sono rimasti in attesa di essere sbloccati (basti pensare solo a tre centri commerciali in rampa di lancio nell’hinterland cittadino).

Chiarezza nei rapporti in seno alla maggioranza. Con il Sel che sta sull’aventino praticamente da 6 mesi, tra esponenti che vorrebbero far saltare il banco ed altri che si vestono da 118, anche l’elettore più ingenuo comincia a chiedersi chi fa cosa all’interno del consiglio comunale eugubino. I cambi di casacca non sono una novità di questa legislatura – l’aspetto peggiore è la nostra assuefazione - ma almeno che si eviti di trasformare ogni seduta del Consiglio comunale in una sorta di lotteria sul numero legale.

Piazza Oderisi e la sede PD
Chiarezza di dinamiche interne e di rapporti con gli alleati da parte del partito di maggioranza (PD), ago della bilancia nel bene e nel male. La novità del “triumvirato” alla guida del partito ha rinfrescato l’atmosfera ma al momento si attende di capire se e come cambierà la rotta del partito sul quale poggia maggioranza e governo cittadino. L’auspicio è che qualsiasi decisione e strategia venga assunta, dipenda principalmente da quel che si pensa a Gubbio. Va bene il dialogo con Perugia, ma l’autonomia è un bene prezioso.

Chiarezza infine anche da parte dell’opposizione. Il cui compito, oggettivamente, è meno complicato di chi deve “fare”, ma non meno importante. Convergere le proprie risorse sui problemi reali della città, non è così scontato. Specie se si riesce a farlo evitando “rese dei conti” ormai datate o battaglie ideologiche altrettanto inflazionate.
Insomma i compiti per il 2013 non sono pochi, e ognuno ha il suo.
La città – con la sua parte produttiva e le sue energie migliori - attende risposte. E soprattutto, chiarezza.
GMA

Da editoriale "Gubbio oggi" - febbraio 2013

lunedì 4 marzo 2013

Barletta ha il profumo della primavera... rossoblù



L'esultanza dei rossoblù - foto tratta
da www.gubbiofans.it
E vittoria fu. Non scomodiamo la storica disfida di Barletta, ma i 3 punti in Puglia potrebbero suonare da svolta nel cammino del Gubbio. Un po’ come se il 2-1 di ieri abbia aperto la stagione primaverile, con tre settimane di anticipo, nella classifica dei rossoblù, in astinenza da punti da due settimane, ma per quanto attiene alle gare in trasferta da 4 mesi, l’ultimo acuto, l’unico in questo campionato, era datato 28 ottobre 2012, punizione maligna di Radi e Prato al tappeto.
Un intero girone per tornare ad esultare lontano dal Barbetti, grazie ad una prova concreta e a tratti anche esaltante. 

Perché la squadra di Sottil, nella domenica più delicata della stagione, quella nella quale per capirci anche la panchina dell’ex difensore dell’Udinese era in gioco, la squadra ha risposto compatta e soprattutto ha ritrovato alcuni solisti fondamentali nella prima parte della stagione e che potrebbero tornare tali da qui alla fine.
Parliamo ovviamente di Andrej Galabinov, l’editto bulgaro in maglia rossoblù fino al 30 novembre scorso, quando castigò su punizione la Nocerina. Poi l’editto è diventato un più modesto lasciapassare, l’ariete ha perso smalto, ha sprecato qualche occasione d’oro, come il rigore col Sorrento, ha segnato un solo gol (col Catanzaro) più uno nella propria porta col Perugia, insomma si è appannato. E con lui anche il Gubbio ha perso la bussola del campionato, trovando una sola vittoria, su rigore.

Ora il corazziere scuola Bologna è tornato a farsi sentire: e non solo con un assist al bacio per la prima marcatura assoluta di Belfasti, sempre più in palla lungo la fascia sinistra, ma confezionando un raddoppio da cineteca, con un’esecuzione balistica che per preparazione e potenza conclusiva avrebbe meritato ben altri palcoscenici.

Andrej Galabinov, 8 gol per lui quest'anno
Stavolta, a differenza della sciabolata prepotente di Carrara, cui un po’ somiglia il gol di ieri, la rimonta degli avversari non si è completata. Ma c’è andato vicino il Barletta, così vicino da firmare il 2-2 in zona Cesarini (e sarebbe stato un mezzo suicidio), salvo trovare un guardialinee davvero da monumento, pronto a sbandierare nella bolgia del Puggilli un offside quanto meno da interpretare.

Per la difesa rossoblù un finale da brividi -
foto tratta da www.gubbiofans.it 
Meglio così, anche se Sottil sa bene che il calo finale richiederà ancora molto lavoro, di gomito e di testa, sulla squadra. Perché buttare via una prestazione impeccabile negli ultimi 5’ sarebbe stato da lapidazione in piazza.
Tutto è bene quel che finisce bene. E per sapere se davvero la primavera è arrivata ora ci saranno tutte in file le tre avversarie toscane: a cominciare dal Prato, a seguire col Viareggio in trasferta e per concludere con la Carrarese prima dell’ultima sosta. Un pit stop cui ci si augura di arrivare con una classifica molto più rilassante…



Dalla copertina di apertura di "Fuorigioco" del 4.3.13
musica di sottofondo: "Primavera" - Marina Rei (1996)

domenica 3 marzo 2013

Una domenica da Masterchef... Almeno al microfono: insieme a chef Bruno Barbieri...

Il trio di giudici di Masterchef Italia:
Bruno Barbieri, Carlo Cracco e Joe Bastianich
Se ne e' andato. Stavolta non parlo del Papa, ne' di quel che accade alla malridotta politica nostrana. 
Ma dopo giorni e giorni di pressing elettorale, di dimissioni epocali, mi va di girare pagina, cambiare argomento. 
Se n'e' andato, nel senso che ha chiuso i battenti. Almeno per la seconda edizione (ma è già in forno la terza). 
A che mi riferisco? Solo ad un programma tv. Sembra stupido, eppure il giovedì sera era diventato come "uno di famiglia". Cosa? Ma Masterchef naturalmente. Uno dei programmi cult di Skyuno, uno dei talent show più avvincenti ed intelligenti del contraddittorio circuito televisivo - cui ormai sembra non esserci alcuna alternativa ad inventare qualche nuova gara in ogni attività del vivere umano. Per fortuna, tra aspiranti ballerini, naufraghi e vagabondi rinchiusi in una finta casa di Cinecittà, ogni tanto ci scappa pure il talent show davvero gustoso. E Masterchef lo è in tutti i sensi.
Tiziana Stefanelli, avvocato, vincitrice
della seconda edizione di "Masterchef"
Dove nasce però la mia improvvisa passione per questo format, che richiama un angolo della casa - così identitario e affettivamente familiare - è difficile dirsi. Perchè oltre a non avere il pollice verde, non ho neanche la parananza bianca. L'assurdo infatti e' che in cucina non sono mai andato oltre ad una pasta burro e parmigiano (anche se mi considero immodestamente un fuoriclasse nello scegliere il momento esatto nel quale tirare su la pasta per sentirla al dente come piace solo a me...). L'aggravante poi e' che la trasmissione in questione, Masterchef, andava in onda proprio il giovedì, la sera del mio "Link" (che finivo per tradire inesorabilmente, anche se già ne conoscevo contenuti e dettagli). Praticamente come se fossi andato a vedere le partite di basket junior ma non quelle di mio figlio...

La giuria di Masterchef Usa: con Bastianich,
anche Gordon Ramsay ed Elliot Graham 
In molti, tra i guru della comunicazione televisiva, hanno dato la propria interpretazione sul segreto del successo di Masterchef, un format in auge anche negli Usa (Bastianich, uno dei giudici italiani, è anche in quel cast) e addirittura in Australia dove protagonisti sono addirittura gli under 15 (con un pizzico di esagerazione, in questo caso). Per alcuni l'appeal nasce dalla naturale enfatizzazione delle virtù culinarie di cuochi dilettanti, aspiranti chef. Forse il fatto che davanti ai fornelli, volenti o nolenti, ci si finisce tutti. Forse la curiosità di osservare (e immaginare) la preparazione di manicaretti assolutamente straordinari al nostro palato (non al mio, che per fortuna, è abituato bene...).

Forse la cattiveria - molto teatrale - del trio di giudici (Carlo Cracco, Bruno Barbieri e Joe Bastianich) nel momento dei verdetti, delle eliminazioni, dei pressure test o delle mistery box (strane denominazioni, ma per gli aficionados del programma, ormai sono familiari). Tre personaggi che con passo deciso e sguardo spietato sembrano quasi usciti fuori da un film di Sergio Leone, per l'inesorabilità delle proprie sentenze e l'assenza di qualsiasi diplomazia negli aggettivi utilizzati per descrivere le pietanze sottoposte (vedi clip sottostante, tratta da youtube).
Tre giudici diversi tra loro: Cracco fa il verso ai sex symbol, ma senza esagerare; Bastianich ha lo sguardo del sicario di un film di Luc Besson; Barbieri un po' più Harry Potter e meno drastico nei giudizi, con un tormentone chiamato "mappazzone" a corredare le sue valutazioni.
Lo sguardo dei concorrenti, mentre osservano la degustazione dei propri piatti, mi ricorda invece quello degli studenti universitari (e forse anche il mio, che non ho mai visto, ma immagino) di fronte alla commissione d'esame, professori e assistenti, ognuno con il proprio sguardo, spesso accigliato, ancor più spesso condizionato dalla prima risposta. Lì non c'erano in palio 100 mila euro, nè la possibilità di scrivere un libro di ricette.
C'erano ore e ore di studio da giocarsi in pochi minuti per uno scarabocchio sul libretto e per liberarsi dello statino. C'era, insomma, molto di più...


Per togliermi qualche curiosità su questo nuovo fenomeno mediatico, che arriva a coronare una tendenza ormai in auge da anni che vede nel piccolo schermo sempre più chef che giornalisti (ormai non esiste emittente, anche la più periferica e diseredata, che non abbia la sua rubrica di cucina), sono andato a trovare uno dei protagonisti di "Masterchef", lo chef Bruno Barbieri, il re delle stelle Michelin, autore di libri di cucina e di trasmissioni sul circuito "Gambero rosso", e salito alla ribalta della popolarità con l'esperienza del talent show di Skyuno.

L'ho incontrato a Bastia, a Expocasa, per un'intervista che andrà in onda nella prossima puntata di "Link", in cui si parlerà del fenomeno della cucina in tv, anche con collegamenti "oltreoceanici" con l'amico sommelier Giuseppe Rosati, da due anni nello staff del ristorante di Lidia Bastianich (mamma del giudice Joe) a New York. 
Un'intervista piacevole, quella con Barbieri, per quanto costruita un po' di corsa, al termine della sua performance organizzata da una nota azienda di produzione cucine, che ha allestito lo stand nella fiera umbra. 
Tra un autografo e qualche foto di fans (ebbene sì, siamo nell'epoca dei fans di chef televisivi...), ci siamo incuneati e abbiamo trovato un Barbieri molto disponibile e sorridente.
Uno chef che ha rapporti stretti anche con la nostra Umbria - tanto da firmare un olio "Terre Francescane" di sua produzione - e che ha raccontato di frequentare assiduamente anche per l'amicizia con altri guru della cucina nostrana (Vissani in primis).

Un'intervista da non perdere, giovedì sera, che poi posterò in video su questa pagina.
Per ora solo una gustosa anticipazione:
Qual è il piatto che racconta di più Bruno Barbieri?
"Sicuramente la pasta, in ogni sua possibile interpretazione. Vengo dall'Emilia e anche se ho avuto esperienze con ogni tipo di cucina, fin da ragazzo, non ho mai perso il legame con le mie radici. La pasta è un brand italiano, come la cucina in genere, almeno quanto la Ferrari o Dolce e Gabbana. Un brand che ora propongo anche al pubblico londinese (ha aperto un ristorante lo scorso anno nella City), e che sicuramente è un'ancora importante anche per la nostra economia in questo momento difficilissimo".

Come dire: prima ancora dei tagli alla spesa pubblica, a salvarci potrebbe essere un tagliolino...

sabato 2 marzo 2013

Finisce una settimana epocale. E mi resta un'icona: quella di Napolitano-Gassman...

E' stata una settimana epocale. Una settimana di cui parleranno anche i libri di storia, in uno strano e surreale intreccio tra Italia e Germania.
Il Pontefice, Jospeh Ratzinger, tedesco, ha lasciato il soglio del Vaticano, come mai era accaduto negli ultimi otto secoli. Un movimento "rivoluzionario" (le virgolette le uso solo perchè un altro partito dalle avverse fortune elettorali utilizzava questa denominazione) ha sconvolto gli equilibri politici del Paese.

Ma soprattutto è stata la settimana nella quale il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha fatto mancare la propria presenza all'incontro con un leader politico della sinistra tedesca (tale Peer Steinbruek, candidato alla cancelleria) che aveva poche ore prima bollato come "clownesco" il risultato del voto in Italia.

Un gesto che ha fatto onore non solo all'Istituzione che l'inquilino del Quirinale rappresenta, ma alla persona. Alla sua volontà di dimostrare la dignità del popolo italiano, la dignità di chi può anche esprimere un voto incomprensibile fuori dai confini nazionali. Ma non può essere messo alla "berlina" (o alla berlinese visto il protagonista) senza il minimo rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza del voto italiano.
Un "no grazie", rivolto diplomaticamente a Steinbruek - personaggio talmente arrogante e irrispettoso da costringerci a fare il tifo per la sua avversaria Merkel alle prossime elezioni tedesche (senza però rischiare di dare del clown nè a candidati nè alla comunità di elettori che li votano) - che mi ha ricordato la scena di un film. Un capolavoro, quello di Mario Monicelli, "La grande guerra". La scena è quella finale, indimenticabile, straordinariamente autentica, orgogliosamente italiana. E' anche un modo per ricordare i 10 anni dalla scomparsa di una Grande Italiano (Alberto Sordi) che i difetti tutti italici ha saputo emblematicamente rappresentare nella sua eccellente carriera. Ma è il Gassman insuperabile di questa scena l'icona di quell'italianità che può anche cedere alla tentazione di abbassare il capo, di fronte alla prospettiva di un'esecuzione. Fino al momento in cui, dall'altra parte, non subentra l'arrogante e perfida saccenza di chi presuppone la propria teorica superiorità e getta discredito, su quello che crede essere il "clown" di fronte a lui.
Gassman - o meglio il suo personaggio - non resterà clown per un secondo di più. Come non lo sono stati gli italiani che hanno democraticamente votato (fatte salve le opinioni personali sull'esito dello stesso). Come ha ribadito e sottolineato con la sua mirabile assenza il Capo dello Stato. Chapeau. Anzi, senza scadere in inutili francesismi... Tanto di cappello, Presidente!

venerdì 1 marzo 2013

Fuga per la salvezza: in attesa di Barletta rimembriamo rincorse benauguranti...



Fuga per la salvezza, non è il titolo di un nuovo film ma è il leit motiv che caratterizzerà le ultime 9 partite di campionato dei rossoblù. E dopo l’avventura in B, anche questa stagione torna ad essere improntata per la corsa alla permanenza, obiettivo tanto più prezioso visti i cambiamenti che in Legapro ci saranno dalla prossima stagione.
Un obiettivo, quello della salvezza, che riporta alla memoria tre stagioni del decennio scorso, nelle quali la squadra eugubina era partita con fieri propositi salvo poi dover correggere in corsa il proprio tabellino di marcia.
Lazzoni festeggiato da Gaggiotti (da www.gubbiofans.it)
A cominciare dalla stagione 2005/2006, iniziata con la guida di Castellucci e conclusa con Cuttone al timone. Il Gubbio si salva praticamente all’ultimo tuffo, vincendo l’ultima gara interna con il Forlì, 3-0 doppietta di Lazzoni, e stacca il tagliando della permanenza in C2 a pari merito con Gualdo e Spal, beffando la Carrarese, avversaria anche quest’anno dei bassifondi, battuta l’ultima giornata dal Foligno di Bonura. La rincorsa comincia proprio a marzo con un successo sul Benevento, 3-1, firmato Tarpani, Sandreani e Lazzoni, e prosegue con vittorie maturate in casa.

Marchi sigla dal dischetto (da www.gubbiofans.it)
Sono ancora due pesanti successi interni quelli che un anno dopo regalano un’altra salvezza stirata, ancora più sofferta per un nuovo cambio al timone, con De Petrillo che subentra a Cuttone. Stavolta le vittorie sono su Rieti e Sansovino (rigore di Marchi), nel mese di aprile, e bastano per tenere a bada il Boca San Lazzaro, con i rossoblù impattano in trasferta la penultima giornata, che finirà quintultimo e addirittura retrocederà ai play out.
Ma la salvezza più tribolata arriva l’anno dopo, 2007-2008, con l’inizio disastroso firmato Raimondo Marino, l’arrivo di Alessandrini che cerca di raddrizzare la barca in corsa. 
Placentino con Farina (da www.gubbiofans.it)

Compito difficile che nel corso della stagione conosce alti e bassi: fino all’acuto decisivo, niente meno che sul campo della capolista Bassano: dopo un filotto di appena 3 punti in 7 gare, molto simile a quello di oggi, il Gubbio si sveglia nelle ultime 3 partite, vince a Bassano su rigore con Corallo, dopo aver travolto in casa il Castelnuovo (in gol anche Placentino) e chiude la serie vincendo con la Viterbese per 4-1. Tre rimonte, tre salvezze sudate, cui si aggiunge quella dell’anno successivo, a guida Beoni che poi in corsa diventa Simoni-Tumiatti. 
Il finale stavolta è deludente, ma sarà il preludio ai due anni memorabili. Ma anche questa, oltre che recente, è tutta un’altra storia...



Dalla copertina "Il Rosso e il Blu" - trasmissione "Fuorigioco" di lunedì 18 febbraio 2013

giovedì 28 febbraio 2013

E dalla rete arriva una petizione per chiedere a Grillo un gesto di "responsabilità": che ne pensate?


Raccolgo e sottopongo all'attenzione dei passanti di questo blog una petizione lanciata da una giovane ragazza italiana e vi invito a prenderne visione.
Mi è arrivata via e-mail, veicolo che ormai gradualmente sta soppiantando i tradizionali strumenti di comunicazione, anche perchè a differenza del tubo catodico (che continua a mantenere una solida leadership nei numeri) la posta elettronica consente un contatto quasi vis a vis, come se fossimo noi gli unici destinatari di quella missiva (anche se sappiamo non essere così).
La mail è comunque interessante perchè chiama in causa il leader di quello che è diventato da pochi giorni il primo partito in Italia (Movimento Cinque Stelle), auspicando un gesto di responsabilità.


Beppe Grillo del resto non ha il 7% o il 10%, ma il 25% dell'elettorato. Dunque la protesta - legittima ed efficace - deve ora gradualmente lasciare spazio alla proposta e alla costruzione. A cominciare dal nodo cruciale di queste ore, il prossimo Governo.
Sarebbe certamente redditizio starne fuori, aspettare che un Governissimo (PD-PDL per altro improbabile) o un altro Governo tecnico, cuocia a fuoco lento per altri 6/12 mesi, per poi raccogliere ancora più consenso. Ma in che condizioni sarebbe l'Italia tra 6/12 mesi senza riforme serie?


Per la verità i primissimi sintomi (dichiarazioni di ieri sera sempre via internet) non lasciano presagire prospettive entusiasmanti, ma sempre dalla rete emergono in queste ore interessanti sollecitazioni, anche da parte di elettori del Movimento Cinque Stelle, a "modificare la strategia". Sarà così?
Questo lo vedremo. Intanto val la pena dare un'occhiata a questa lettera che mi è arrivata. E per chi vuole, ad aderire alla campagna di sensibilizzazione verso Beppe Grillo:

"Considerando l’enormità del baratro sopra il quale stiamo danzando come beoti, trovo appropriate e indiscutibili le parole di questa ragazza che, all’enfasi della vittoria morale del dopo elezioni, pone la ragionevolezza come criterio di costruzione del suo e del nostro futuro più immediato. Non colgo populismo in lei ma un’enorme dignità nel frenare Grillo da azioni egocentriche. Che scenda dal palco e che attui insieme alla meraviglia dell’intelletto di questi giovani, i propositi che ha così spettacolarmente annunciato in questi anni. Governare seriamente è un atto di responsabilità e un dovere verso il valore del voto di quella ragazza".


Partecipa a questa campagna: https://www.change.org/it/petizioni/caro-beppe-grillo-dai-la-fiducia-al-governo-per-cambiare-l-italia-grillodammifiducia?share_id=VYMbbferwe&utm_campaign=mailto_link&utm_medium=email&utm_source=share_petition