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venerdì 8 aprile 2011

La storia della "girata" di Sant'Antonio nella sua piazzetta: e un dibattito altamente esemplare...

E' stata un'assemblea, forse, senza precedenti. Non tanto per il numero di partecipanti - comunque cospicuo, credo tra i 350 e 400, se non di più - ma per il tema trattato. Credo che anche l'amico Fabrizio Cece, storico locale, pur occupandosi sempre di ricerche e ricostruzioni storico-documentarie molto interessanti, non sempre ha potuto parlare ad un pubblico così ampio.
Parlo dell'assemblea indetta dal Senato del cero di Sant'Antonio e intitolata "considerazioni sul significato storico della girata in piazza Oderisi".
Da tempo un gruppo di ceraioli santantoniari aveva richiesto di indire un'assemblea chiedendo una riflessione attenta sull'opportunità di togliere la girata che il cero di Sant'Antonio compie al termine del primo tratto della corsa dei Ceri, lungo corso Garibaldi.
Quali le origini di questo che viene narrato come un omaggio ad un luogo simbolico per i santantoniari?

A spiegarlo è stato lo stesso Fabrizio Cece che attraverso documenti e testimonianze scritte raccolte nel corso di altre ricerche ha potuto ricostruire alcuni punti fermi storici, piuttosto datati e decisamente inequivocabili: dalla collana di volumi "La Storia di Gubbio" del dott. Pier Luigi Menichetti si scopre che nel novembre 1359 già esisteva la chiesa di Sant'Antonio abate nell'attuale piazzetta a lui dedicata (lo rivela un atto notarile, che riporto qui a destra). Chiesa poi sottoposta negli anni a interventi di restauro e ristrutturazioni (anche ridimensionamento, per ampliare la piazza), ma che per lungo tempo ha costituito con la piazzetta il cuore della vita cittadina - in particolare nel periodo della Signoria dei Montefeltro - molto più che la stessa Piazza Grande. Prova ne è che fino alla morte di Garibaldi il Corso di chiamava Stradone S.Antonio (come conferma la prima carta urbanistica della città, autore il Ghelli, a metà del '700).


Come conferma qualche anno prima anche un dipinto dell'Allegrini (XVI sec.) che in Cattedrale raffigura le esequie di San Giovanni da Lodi, con una processione che - dall'architettura è facilmente riconoscibile - si trova proprio in piazza Oderisi, già di Sant'Antonio abate.
Quanto ai documenti in merito alla "girata" del cero di Sant'Antonio, quello che rinvia alla data più remota è un articolo intitolato "I Ceri Eugubini" del 1909 che racconta come il cero di Sant'Antonio lasci gli altri due per compiere una birata in piazza Oderisi e fare omaggio al luogo dove si trova l'omonima chiesa. Da notare che la descrizione non evidenzia un elemento di novità in questo gesto (c'è dunque da presumere con sufficiente certezza che nel 1909 la birata non veniva compiuta per la prima volta).

Fin qui le ricostruzioni storiche, corredate di documenti (perchè, come dice saggiamente Cece, altrimenti non si parla di storia ma di qualcos'altro).
Poi ne è scaturito un interessante e variegato dibattito con posizioni diverse ma con un clima di grande rispetto e civiltà - qualità che val la pena sottolineare visto ciò che si sente raccontare in merito ad altre riunioni.

Le foto e i documenti riportati in questo post sono stati mostrati in occasione dell'assemblea di mercoledì scorso e tutti ne hanno potuto avere visione. Con l'occasione però, prima di dedicare qualche riga al dibattito, mi piace aggiungere un paio di elementi documentari e fotografici ulteriori, per confermare un concetto di fondo che è scaturito dalla riunione: il forte radicamento storico del culto di Sant'Antonio abate nella nostra comunità.

Il primo elemento è proprio un particolare della prima carta catastale della città di Gubbio del geometra bolognese Giuseppe Maria Ghelli, risalente al 1768, nella quale è evidenziato come il corso si chiamasse Stradone di S.Antonio in considerazione della piazza omonima che lo divideva in due (vedi particolare a fianco).
Il secondo elemento, fotografico, rivela come la Famiglia dei Santantoniari, anche recentemente, abbia voluto comunque sottolineare la valenza storica, e direi anche affettiva, nei confronti di un sito che seppur oggi non presenti più il luogo di culto, rappresenta un riferimento indiscutibile per la presenza del culto di S.Antonio abate in città: nel 2000 infatti fu apposta - su iniziativa del ceraiolo santantoniaro Enzo Menichelli (che ha gentilmente messo a disposizione le foto a fianco e in basso) - una targa sul campanile di quella che fu la chiesa di S.Antonio abate: solo qualche anno dopo, nel 2007, il Comune di Gubbio ha rinominato, opportunamente, la piazza come piazzetta di S.Antonio, pur mantenendo la denominazione di piazza Oderisi.

Venendo al dibattito, sinteticamente, sono intervenuti diversi ceraioli, di ogni età, a conferma dell'importanza del tema trattato e di come fosse sentito, a prescindere dalle opinioni. A cominciare dal prof. Adolfo Barbi che ha ricordato come nel libro autobiografico "Capodieci Vent'anni", 'l sor "Nino" Farneti, storico capodieci e "anima" del cero di Sant'Antonio, avesse ricordato che suo nonno Ezechiele gli parlava della birata (parliamo dei primi decenni dell'800 dunque). Accorata, appassionata e debbo dire, sicuramente toccante anche la testimonianza di Marco Martinelli, uno dei "ribelli" (detto goliardicamente) che nel 1982 e 1983 con il cero mezzano decisero di non compiere la birata ma proseguire dietro a San Giorgio: "Ancora oggi resto convinto di come in quel gesto ci sia la voglia di diversi santantoniari di dare alla corsa una sua più alta dignità" ha detto, pur ricordando che la forma non era stata delle più azzeccate (suscitando allora grandi polemiche e reazioni anche scomposte dai ceraioli più anziani, tranne forse Ermete Bedini). Ulteriori contributi sono stati quelli di Marcello Cecilioni (che invece si è detto sempre più convinto della necessità di conservare la girata per il suo valore storico, per non trasformare il 15 maggio solo in una corsa), Gianluigi e Michele Caldarelli, Marco Caioli.
Sono intervenuto anch'io, evidenziando - a mio modo di vedere - che la girata appartiene ad una storia che i Santantoniari non possono e non debbono trascurare: primo perchè il culto del santo si dimostra fortemente radicato (la chiesa è praticamente contemporanea alla costruzione del Palazzo dei Consoli), la stessa girata è certamente più antica di altri momenti essenziali del 15 maggio (come minimo ha 30 anni più dell'alzata in Piazza Grande, che risale al 1938). E soprattutto, sul piano squisitamente ceraiolo, è un tributo che i ceraioli dedicano al proprio santo nel cuore della corsa: un gesto che è tipicamente santantoniaro, ovvero di quel ceraiolo che sa apprezzare, godere e onorare la Festa come e più ancora della stessa corsa (che pure non si trascura, vedi anche come è andata nel 2010...).
E' un messaggio importante quello insito in questa girata (a differenza di quella del mattino, la quarta, che non ha retroterra storico e potrebbe pure essere abolita): l'omaggio e la devozione vengono prima del momento "agonistico". E soprattutto sono onorate senza imporre alcun comportamento conseguente agli altri.
Tanto per capirci, non si lascia nessuno ad aspettare, non si considera nessuno ceraiolo di "serie B."

Nelle mie parole ho voluto soltanto ricordare che l'orgoglio e l'identità santantoniara, il senso di appartenenza ad un Cero che per sua natura (posizione nella corsa, storia, e perfino spirito di interpretazione della Festa) ha una assoluta peculiarità: che non pretende di essere considerata superiorità, ma certamente diversità (come dimostra anche la foggia originaria dei Ceri, non a caso ognuno diverso dall'altro).
Di questo dna i Santantoniari non debbono dimenticarsi: perché è un patrimonio morale - il saper vivere la Festa come sappiamo fare noi - che va trasmesso, questo sì, a chi ci seguirà. Molto più che un posto a punta o anche, arrivo a dire, uno scavijamento congiunto.
"Essere santantoniari è un modus vivendi" diceva l'avvocato Gini. Non c'è bisogno di essere latinisti per capire cosa significhi...

1 commento:

  1. Risposta via e-mail:

    "Hai perfettamente ragione: non ho mai parlato a tanta gente tutta in una volta!
    Mi pare anche che la sintesi storica che hai fatto sia sostanzialmente esauriente, anche se ci sarebbero molte altre cose da dire, specie sull'importanza della chiesa e della piazza di S. Antonio, quest'ultimo vero "centro" della città per secoli, molto più che piazza Grande (visto anche che si trovava praticamente alcentro della strada principale).
    Quando nella prima metà dell'Ottocento la città fu divisa in soli due quartieri, quello che riuniva S. Andrea e S. Pietro (e forse anche S. Giuliano) fu chiamato quarteire di S. Antonio, e non certo per un capriccio.
    Non sono voluto intervenire nel merito della girata per motivi di opportunità, essendo io ospite e di parte santubaldara. Certo ho le mie idee.
    L'unica cosa che voglio aggiungere è l'opportunità di portare avanti una bella ricerca archivistica su questa piazzetta che è importante non solo per il discorso Ceri (soprattutto per voi santantoniari) ma lo è ancora di più per la città, per la sua storia sociale (il portico della piazzetta è stato per secoli riservato al passeggio della nobiltà) e soprattutto per quella urbanistica.
    La sistemazione definitiva della piazza e qui chiudo - avvenuta negli anni settanta dell'Ottocento - vide il coinvolgimento di celebri personaggi dell'ambiente artistico locale quali Raffaele Antonioli e il conte Carlo Della Porta, colui che ha disegnato l'urna di S.Ubaldo".

    Fabrizio Cece

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