Il mio puzzle, i miei pezzi.Di ieri e l'altro ieri.

martedì 22 febbraio 2011

Gubbio, Perugia, lo stadio "Curi"... e l'effetto Braveheart

Chiamatelo pure "effetto Braveheart".
E pensandoci bene non avrei potuto trovare esempio migliore.
Per descrivere i rapporti tra due città, Gubbio e Perugia, che spesso viaggiano ai confini del campanilismo puro, o trovano sfogo in dualismi talvolta inappropriati, talvolta inopportuni. Ma sempre inevitabili.

L'attualità parla di schermaglie e sfottò tra tifoserie, dovute alle diverse e distanti fortune calcistiche.
Da un lato il Perugia che, dopo anni di serie A e persino di Coppe europee (era il 2003 mica un secolo fa), oggi si ritrova tra i dilettanti, dopo due fallimenti nell'ultimo quinquennio.
Dall'altro il Gubbio, che da due anni a questa parte è l'emblema di come "piccolo è bello", anche nel calcio: sorprendente nel conquistare a giugno la C1 (con un budget dimezzato), ai limiti dell'incredibile nella prima esperienza in terza serie dopo 60 anni, matricola e capolista con 10 punti di vantaggio - a poche pagaiate dal traguardo della serie B.
Da qualche settimane la querelle non sta tanto nei cori sugli spalti - che possono starci, finchè restano goliardici e innocui - ma nell'ipotesi di un "trasloco" della squadra rossoblù al "Renato Curi" nel caso in cui i lavori di adeguamento del "Barbetti" non si concludano per l'avvio della prossima stagione.
Ipotesi abiurata da molti tifosi eugubini, ma malvista anche da molti supporters perugini.

La formazione del Gubbio al "Curi" - febbraio 1988
 Un'acredine reciproca che sembrerebbe inspiegabile, se si pensa che da 23 anni le due squadre non si affrontano in campionato (ultima gara nel febbraio 1988, al "Curi", 2-1 per il Perugia, con reti di Pagliari e Ravanelli che ribaltarono l'iniziale vantaggio eugubino di Ciucarelli).

Eppure, a pensarci bene, il senso di rivalità e in qualche modo, di rivincita, che anima i tifosi eugubini, può essere spiegato. Che poi debba essere condiviso, è altra storia.
Ma forse, proprio il paragone con la straordinaria pellicola del 1995 che vide protagonista Mel Gibson, può aiutarci.
Perché in fondo gli eugubini si sono sempre sentiti un po' scozzesi, rispetto ai perugini, che dell'Inghilterra di quel XIV secolo hanno certamente il forte centralismo e la scarsa considerazione delle realtà periferiche.
La storia del legame di amore-odio tra Gubbio e Perugia, del resto, ha radici ancor più profonde: se si pensa che persino il Vescovo Ubaldo Baldassini rifiutò di diventare Vescovo di Perugia (eravamo nel XII secolo), ripiegando sulla più claustrale opzione di Fonte Avellana. Gubbio del resto aveva dovuto fare i conti con 11 città federate (c'erano Perugia e Assisi) ma aveva avuto la meglio.
Altri tempi, altra storia.
Da allora la gloria non ha accompagnato le res eugubine, e negli ultimi 150 anni - visto che tra poco si festeggerà l'Unità d'Italia - non è che oltre il Chiascio ci siano stati molti motivi per compiacersi della coabitazione con il capoluogo di regione. Isolamento viario, scarsità di considerazione e di investimenti, e in generale una visione "periferica" di Gubbio tanto da sentire persino al Provveditorato agli Studi qualche supplente di prima nomina implorare: "Datemi tutto, meno Norcia e Gubbio".
I piccoli di solito fanno tenerezza. Ma non è così, nel rapporto, ad esempio, politico-economico, tra le due realtà. Perché c'è piccolo e piccolo. Perché il capoluogo da qualche anno non esprime più una classe dirigente protagonista in Umbria, dove i presidenti, come gli industriali, come i leader politici, sono provenienti da ogni angolo della minuscola regione (Gubbio compresa). Meno che da Perugia.
Qualcosa vorrà dire.

La riflessione di oggi non è peregrina, nè casuale. Per chi ha voglia, si rilegga il post di questo blog del 9 giugno scorso quando scrivevo che un Perugia calcio fallito era una sconfitta per tutta la nostra regione. Ma in fondo era anche il risultato di una carenza di fondo nell'estabilishment del nostro capoluogo.
Il pallone non tradisce. Anche quando deve indicarci dinamiche apparentemente diverse.

Tant'è. La cittadina di San Francesco e il lupo, quella dove se a Perugia piove, da queste parti per forza nevica, per una volta sta avendo la sua piccola "riscossa": sul campo, quello verde e rettangolare, dove spesso affogano passioni e speranze, illusioni ed effimero.
Forse lo sarà anche questa avventura. Forse lo saranno anche le schermaglie, per fortuna solo verbali, che a distanza le tifoserie si dedicano, dagli spalti come dagli sms in trasmissioni tv (diventati dei muri di "sfogo" mica da niente...). Prima o poi, come è giusto che sia, il Perugia tornerà nelle categorie che le sono più consone. E di sicuro - quando gli avversari si chiameranno Juventus, Inter, Milan, Roma o Lazio - tutta l'Umbria farà il tifo per i grifoni. Ma prima di allora sarà difficile che si smorzi questo effetto...

L'effetto Braveheart è proprio questo: una volta tanto sono gli scozzesi ad aver vinto.
E dietro la maschera di Mel Gibson metteteci chi volete. Magari Vincenzo Torrente (ce lo vedo meglio del quieto, seppur essenziale, Gigi Simoni) o perchè no il ciclopico Martino Borghese, gigante battagliero, tanto nella propria difesa quanto in quella altrui. O l'inesauribile capitan Sandreani, o il motorino Farina, o il chirurgico Briganti.
Di sicuro alle loro spalle - continuando così - saranno sempre più numerosi quelli che si faranno sentire. Il popolo rossoblù.
Non per "procurar battaglia" (parliamo sempre e solo di calcio, vivaddio).
Ma semplicemente per godersi il gusto di vincere... Perché da un paio d'anni a questa parte, da queste parti, tutto questo ha un sapore speciale...

1 commento:

  1. Da facebook

    Roberto Bianconi - Giacomo complimenti per il paragone "effetto Braveheart". Uno dei migliori che ho mai sentito. Ho però sorriso quando il conduttore di cui non ricordo il nome c'ha bacchettato di non fare il coro "chi non salta è un perugino", sorvolando non curandosi dei loro cori contro S.Ubaldo che tu hai citato. Che dire? Siamo tutti Briganti!!!

    Giorgia Gaggiotti -
    Incredibile ma vero: Domenica pomeriggio ho lavorato, squilla il telefono, all'altro capo una signora sessantenne perugina che mi dice: "Io sono una Ultrà del Perugia da anni e le posso dire una cosa? Questi giovanotti non capiscono proprio niente! Chi ama il calcio non può non stimare una squadra come il Gubbio!" Il delirio della signora è continuato per quasi un'ora e io ero alle lacrime ormai....però posso dire che le scuse della curva perugina sono arrivate! :D

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