Il mio puzzle, i miei pezzi.Di ieri e l'altro ieri.

mercoledì 15 febbraio 2012

Un 14 febbraio che Gubbio non dimenticherà...

Sarà un 14 febbraio che difficilmente ci scorderemo. Difficilmente Gubbio riuscirà a cancellarlo.
La cronaca non passa per questo blog. Basta collegarsi ad un qualsiasi sito di informazione regionale che sarà facile attingere a piene mani dai contenuti dell'ordinanza cautelare del Gip.
Gubbio si è svegliata come da un sogno. O da un incubo. A seconda dei punti di vista.
E fermo restando che ognuno farà le sue valutazioni - in attesa (rispettosa) che la Magistratura compia fino in fondo il proprio lavoro - c'è da chiedersi fin d'ora come questa comunità può ora gettare uno sguardo al futuro. Come e con quale spirito, soprattutto.
Sapendo di avere alle spalle un decennio sul quale - senza emettere sentenze premature ma sempre con estrema prudenza - è lecito porsi degli interrogativi.
Lo tsunami è appena iniziato. Ma quanto tempo ci vorrà per raccogliere le macerie?
E i progetti che questa città ha in corso - molti dei quali avviati proprio nel decennio ora sotto la lente d'ingrandimento della Procura - che futuro possono avere?
E i cittadini, privati e imprese, che attendono dalla Pubblica amministrazione risposte efficaci (pensiamo ad aree Cai e Piano Regolatore, giusto per toccare due tasti delicati) e già sono costretti a pagare ritardi burocratici e fisiologici della macchina amministrativa, ora, di fronte al bailamme giudiziario, cosa debbono pensare?

Personalmente ho come un senso di repulsione mista ad un pizzico di angoscia per la vicenda esplosa ieri.
Ho vissuto personalmente un "certo clima" nel decennio passato, e come pochi altri posso capire qualche episodio ricostruito dall'ordinanza cautelare.
Ma preferisco tenere distinta - sebbene il blog, alla fin fine, sia il mio - la sfera personale, dall'analisi che comunque una storia così delicata impone, da osservatori quali siamo con la non trascurabile responsabilità di essere anche "narratori" di questa vicenda.
Ci sono tre dimensioni sulle quali impostare una riflessione.
La prima è quella giudiziaria, e lì c'è poco da dire e commentare. Ci sono le indagini, le risultanze, le conclusioni a cui arriva il Gip. Ora non resta che attendere gli sviluppi, i primi interrogatori, i commenti degli avvocati, i prossimi capitoli.
C'è una dimensione politica: quali risvolti può avere questa vicenda sul futuro politico di questa città (ma anche della Regione, visto lo spessore del principale degli inquisiti). Per il centrosinistra umbro è l'ennesima "patata bollente" dopo che in cinque anni già in Provincia (Appaltopoli) e nella Sanità regionale (Sanitopoli) sono esplose indagini con risvolti clamorosi (anche se non con conseguenze restrittive così pesanti).
C'è soprattutto una dimensione umana. Ed è l'aspetto che maggiormente provoca un senso di fastidio e di sgomento, pensando ai personaggi coinvolti - che praticamente ogni giorno, in alcuni casi, ci capitava di incrociare o frequentare - alle famiglie, loro malgrado travolte dagli effetti dello "tsunami", ai conoscenti e amici. Quelli veri. I pochi che, in queste parabole devastanti, ti restano accanto.
E pensando anche alle persone coinvolte, in questi anni, in azioni che ne hanno compromesso l'equilibrio, la serenità o la crescita professionale.
Ma anche ai tanti che invece, in queste ore, a Gubbio, si affrettano probabilmente a "cambiare casacca", a virare frettolosamente, a rinnegare - come nel più tipico dei costumi dell'"Italia dell'8 settembre" - un decennio da ultrà.
E così come oggi, girando per il Belpaese, è difficile trovare un elettore convinto di Berlusconi, probabilmente, girando per Gubbio, si potrebbe scoprire che i consensi sono come evaporati...

Il faccia a faccia Goracci-Barboni del 2006 a Trg
Personalmente ho avuto non pochi contrasti con l'ex sindaco di Gubbio: credo che in molti ricorderanno alcune interviste o collegamenti in diretta (specie post-elettorali) nei quali dovetti far uso copioso e reiterato di auto-controllo, per evitare la "gazzarra" televisiva. Per non cadere nelle provocazioni di chi mi definiva, nella migliore delle ipotesi, "servo del potere". Sono finito sui manifesti, sono stato additato, epiteti tutt'altro che felici mi sono stati rivolti e ripetuti per anni.

Ma sono e resto, quello che ero. Dieci anni fa, all'ascesa al potere di Goracci; cinque anni fa, alla conferma quasi plebiscitaria, del suo mandato. Oggi, con il protagonista della vita politica cittadina dell'ultimo decennio, in carcere.
Non ho cambiato nè idee nè modo di fare. E di interpretare questo nostro mestiere.
E non mi pento, anzi, ripensando che esattamente un mese e mezzo fa - era il 29 dicembre 2011 - sono stato l'unico giornalista a cui il personaggio, che stamattina era "sbattuto" su tutte le prime pagine dei quotidiani, ha concesso un'intervista tv, l'unica dopo l'avviso di garanzia. Una lunga intervista. In cui ovviamente si è difeso.
Sono stato criticato anche per quello. Ma oggi, ancora più che allora, credo che sia stato giusto e opportuno: non sarà del resto un'intervista a condizionare le indagini, nel bene o nel male.
Ma può essere quell'intervista a confermare, a maggior ragione, che si può raccontare una vicenda - complicata e torbida quanto si vuole - dando voce a tutti. Proprio tutti.
A prescindere anche da quello che, personalmente, si può essere vissuto anni addietro.

Non so come finirà questa storia, che ora come ora incute solo grande tristezza. So che sarà per tutti noi - chiamati a raccontarla - l'ennesimo "banco di prova". Non facile, non indifferente, ma al quale non possiamo sottrarci. Sapendo che in un mestiere, straordinario ma anche imprevedibile come il nostro, una sola bussola deve continuare a guidarci: la nostra credibilità.
Serve tanto, ogni giorno, per alimentarla. Basta poco, e può accadere in un giorno qualsiasi, per dissolverla...

7 commenti:

  1. Fabio Vagnarelli15 febbraio 2012 19:20

    Da osservatore esterno, da Eugubino lontano diciamo, mi impressiona una quarta dimensione della vicenda: la dimensione simbolica.
    Gubbio è una città relativamente piccola, un territorio lontano dalle grandi vie di comunicazione, un prototipo della cittadina di provincia italiana come ce ne sono migliaia lungo la penisola.
    Eppure negli anni (potremmo dire nei secoli) ha avuto la capacità di distinguersi per tantissimi eventi, o fattori o peculiarità o curiosità.
    Capitale degli Umbri, municipio Romano, città medievale tra le prime; seconda patria di San Francesco, legata all'esilio di Dante e via via lungo le decadi fino a Don Matteo.
    Gubbio è sempre annoverata come patria di santi, podestà, miniaturisti, artisti della ceramica, gente d'ingegno, gente di follia.
    Quando questo patrimonio viene sbattuto in prima pagina accanto a ben altre parole che poco hanno a che fare con quell'orgoglio murato nella pietra calcarea, si ha come l'impressione che quella stessa pietra si sfaldi.
    Ecco la dimensione simbolica.

    La macchia simbolica sulla pietra rimarrà, al di là delle indagini, al di là della responsabilità personale che è sempre svincolata da quella di un popolo; la macchia c'è già.
    E fa male. Forse ancora di più perchè quel popolo si credeva immune, o almeno così da poco lontano appariva, non certo perfetto, magari italianamente arraffone ma sempre simpatico.
    Non c'è nulla di simpatico, invece, su quelle prime pagine. C'è una macchia, un simbolo difficile da lavare via; un simbolo che ci parla di un gruppo di individui, ma finisce inevitabilmente per sporcare un popolo.

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  2. Commenti da facebook -

    Giacomo Faramelli -
    In questo articolo c'è molta "pietas" latina Giacomo. Un ingrediente raro. E nonostante le tue ben note vicende con l'ex sindaco "zar" (è assodato che ora possa chiamarsi così, visto lo sdoganamento giornalistico nazionale, e il piacevole sarcasmo, mi sia consentito, circa il fatto che si alludesse pur dalla sua parte, a lui come allo zar, simbolo ultimo del male da combattere con l'arma marxista), nell'articolo si ravvisa una buona dose di distacco dagli eventi, obiettività, l'avrebbero chiamata in altri tempi. Hai ragione, una vicenda dolorosa, perchè parliamoci chiaro: tutti conoscono tutti a gubbio. Ecco perchè aspettare senza troppa partigianeria è consigliato sia ai "saltacarristi" sia agli antipm che ora adorano le toghe perugine. In entrambi i casi consiglierei di capire il perchè di misure tanto severe, e quanto grave sia, se davvero lo è, la situazione in cui Gubbio è rimasta (sempre se è andata così) in dieci anni. Gran bel pezzo!

    Camillo Ricci -
    Bravo, Giacomo. Condivido tono e merito del tuo intervento.

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  3. Ancora da facebook -

    Paola Martinelli -
    Come al solito sono diretta e sincera. Profonda vicinanza a tutti i familiari delle persone coinvolte nella vicenda "trust ", profonda pietas umana , nel vedere lo sgomento nei volti dei coinvolti , ma e ribadisco ma... Ora è indispensabile conoscere e rispettare il proseguo dell'indagine , senza forche e senza omissioni . Io da cittadina e da donna lo pretendo . Immenso rispetto per quelle persone , a quanto sembra donne in maggioranza , che hanno avuto il coraggio di spezzare le corde della meschina mercificazione ancora una volta subita o presunta. Confido nella magistratura e poi rivaluterò le persone , quando mi daranno garanzia e prove della loro onestà.

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  4. Nuovi commenti da facebook, dopo il weekend -

    Federico Bagagli -
    Ciao Direttore, da Eugubino (con la E maiuscola e di cui vado orgoglioso) anche se non più residente da molti anni, devo dire che la cosa mi ha fatto davvero riflettere e solo oggi mi prendo un pò di tempo per scrivere come la penso. Quando... incontri la "gente", conoscenti soprattutto, gli amici no, ti chiedono cosa è successo, si sprecano le battute e via di questo passo. Tutto ciò mi da proprio fastidio, in quanto a nessuno permetto di giudicare se prima non ha vissuto, geloso come sono delle mie radici.
    Premetto che conosco poco della vicenda se non quello che dai giornali, accusa e difesa, vogliono farti sapere o nella migliore delle ipotesi, come qualche giornalista serio e indipendente come te, vogliono raccontare. Una cosa però non ho notato, se non in qualche spezzone qua e là vagamente accennato e che poi è tipico delle comunità un po' chiuse come l'eugubina o anche quella in cui vivo, l'autocritica. Ma i comportamenti + o - leciti che accusa e difesa reciprocamente si contestano, non sono forse il frutto di un sistema sociale e politico che a Gubbio ( come del resto a Siena vedi http://www.youtube.com/watch?v=QevUG-L6dRs) non ha mai conosciuto o meglio non sa della cultura dell' alternanza?
    Quando la politica si anchilosa su posizioni che solo nominalmente sembrano cambiamenti, ma che nel fondo non sono altro che il proseguimento di scelte e condizionamenti, se non addirittura ricatti, passati e non Tradizioni, ecco che dell'uomo esce solo il peggio in quanto manca la condivisione e tutto diventa una rincorsa a chi alza di più la voce. Ciò che mi auguro, aldilà dei giudizi della magistratura che sinceramente poco mi interessano, è che da qui si possa imparare davvero per ripartire da ciò che siamo senza pregiudizi e paure avendo a cuore il bene della città e non solo di una parte.

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  5. Ancora da fb -

    Giuliano Chiocci -
    Per rispondere a ciò che il sig. Bagagli ha scritto, riporto ciò che in data 14 Febbraio, mi sono permesso di scrivere sulla bacheca di una amica. "In questi 50 anni ovviamente di cose positive ne sono state fatte, ma una città, senza alter...nanza al governo , è soggetta a creare un sistema di potere che, alla fine, porta a questo tipo di situazioni. Chi non si allinea è messo al bando, chi non si adegua è tagliato fuori. MAGGIORANZE BULGARE ALLE ELEZIONI PORTANO AL DELIRIO DI ONNIPOTENZA." Ovviamente sono poche e semplici parole, che non spiegano interamente il fenomeno, ma credo siano pensieri che sono passati spesso nella testa di chi in tutto questo tempo, ha avuto la malaugurata idea ( per la sola Gubbio) di pensarla diversamente.

    Michele Sarli -
    Dovremmo parlare di senso delle Istituzioni, dei ruoli, del bene comune e degli interessi generali, del senso del dovere e di sentirsi servitori delle istituzioni e non proprietari; dello spirito di servizio contrapposto alla carriera personale, del chiedere il consenso per un progetto politico e non per altre motivazioni...

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  6. Dibattito continuo su facebook -

    Federico Bagagli -
    Buonasera Sig. Michele Lei ha proprio ragione ma "il bene" da sé non viene mai o meglio non lo si può raggiungere solo con il consenso per "il progetto politico". Occorre qualcosa in più!

    Giorgia GigìGaggiò -
    Non penso che ci sia qualcuno caduto dalle nuvole visto che anche i partiti di sinistra stavano all'opposizione e visto che erano in molti, soprattutto a sinistra, a non approvare il "modo governandi" di rifondazione comunista. Ricordo anche che si vociferò da subito un "appoggio" da destra in termini di voti, per l'elezione di Orfeo Goracci. Quindi diciamo che entrando nel merito delle colpe, chi non ha peccato scagli la prima pietra. Ma i primi responsabil di questi deliri di onnipotenza siamo noi cittadini, abituati a chiedere togliendoci il cappello, e non ancora capaci di PRETENDERE.
    A Giacomo Marinelli Andreoli invece vanno i miei complimenti più sinceri. Esprimere un opinione senza farsi porta bandiera di niente e di nessuno ma solo della propria coerenza sembra diventato un miraggio....

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  7. Michele Sarli -
    Capisco il punto di vista, Sig. Federico, , che però non mi sembra la soluzione, anche osservando ciò che è successo a livello nazionale e le inchieste giudiziare conseguenti. Penso che ci sia bisogno di innovazione, non anagrafica ma basat...a su criteri etici e di merito, non solo nel pubblico, ma anche nel privato. In sostanza tutto il nostro sistema sociale ha bisogno di uno scatto di qualità, mettendo al giusto posto furbizia, disonestà, prepotenza, opacità, scarsa partecipazione e quindi scarsa democrazia. Già, perchè per me democrazia non vuol dire che qualcuno vince elezioni e poi fa quello che gli pare.

    Federico Bagagli -
    Sig. Michele, buongiorno vede non che l'alternanza di per sè rappresenti una garanzia, ma essendo il sale della democrazia la politica, è abbastanza evidente che qualora ciò non avvenga la possibilità del dubbio rimane e non centra dx, sx o centro. E' come nel calcio, metaforicamente parlando:....se vince sempre la stessa squadra il campionato non sa di nulla ed il dubbio del complotto si annida (vedi Juve anni 70/80 milan 80/90 di nuovo juve inizi 00 ed Inter...). Non che poi le squadre non si siano alternate alla vittoria ma il modo di come avvenivano certamente qualche ombra l'ha lasciata e continuerà a lasciarla se la trasparenza non diventa, soprattutto in politica, il faro cui tutte le navi debbono guardare soprattutto con il mare in burrasca..condivide? .... un carissimo saluto da Siena e sempre forza Gubbio!

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