Il mio puzzle, i miei pezzi.Di ieri e l'altro ieri.

mercoledì 1 febbraio 2012

E in un martedì qualunque, mi ritrovai di fronte ai... bronzi di Riace

Un volo low time, dal mattino alla notte successiva, per raggiungere la punta estrema della penisola. La visita, inattesa e affascinante, a due simboli dell'immenso tesoro monumentale e storico del nostro Paese - i bronzi di Riace. Lo sguardo, incantato, al lungomare reggino, cui nemmeno il cielo uggioso e la pioggia incessante hanno scalfito un centimetro di vena attrattiva. E con la Sicilia, a fare da "madrina", ad un tiro di schioppo.

E' stata questa una giornata imprevista di fine gennaio, incandescente nelle emozioni di "turista per caso", a Reggio Calabria, quanto deludente per lo spettacolo mancato sul rettangolo verde di gioco: per quello che, almeno in teoria, era il motivo principale del "salto volante" in terra calabra.
Ma che poi è diventato semplice pretesto...

Un volo Skybridge dall'aeroporto di Perugia - partenza ore 10.30 - insieme alla squadra del Gubbio, per la partita infrasettimanale di campionato al "Granillo" di Reggio Calabria. Soggiorno nel capoluogo, radiocronaca serale - sotto la pioggia battente e a temperatura molto rigida (seppur sempre più tiepida dei venti siberiani di cui avevamo notizia nelle nostre lande). Per poi rientrare, a fine gara, giusto in tempo ad evitare la vera e propria bufera di neve che di lì a poco si sarebbe abbattuta sull'Umbria.

E' stato un martedì intenso: diverso dal solito - se non altro sul piano degli spostamenti logistici - con un imbarco di prima mattina su un aereo di piccole dimensioni (30 posti, praticamente un pulmino scolastico, a vederlo da dentro) ma confortevole e funzionale (viaggio di 1 ora e 10' senza alcun problema), e soprattutto un pomeriggio inaspettato in una delle capitali artistico-culturali della Magna Grecia. Per la verità il Museo della Magna Grecia - che si trova di fronte all'hotel Excelsior, dove abbiamo preso stanza, seppur per un soggiorno diurno - era chiuso per restauri.
Ma nel pomeriggio con una spedizione che ha sfidato la fastidiosa pioggia calabrese (quasi più celebre di quella londinese), abbiamo raggiunto la sede della Provincia di Reggio dove sono custoditi i due "giganti": i Bronzi di Riace.

Lì per lì, vederli all'improvviso, entrando nell'atrio di un grande palazzo, stile Impero, incastrato nel groviglio di abitazioni del centro storico reggino, mi ha lasciato un po' così: sono stesi, in orizzontale, su dei piedistalli, nei quali i soliti "esperti" - ce ne sono in ogni ramo dello scibile umano - si dilettano in interventi di restauro che debbono garantire l'incolumità di questi tesori datati V secolo avanti Cristo.
Praticamente l'intervento (con la precisione chirurgica di un trapianto cardiaco) avviene dalla pianta dei piedi per ripulire i residui di sale marino che con il tempo rischiano di causare un'erosione pericolosa. Anche se per essere trascorsi 2.500 anni dalla loro realizzazione - gran parte dei quali passati sotto le acque - mi sembra che il sale non abbia avuto gran successo...

Agosto 1972: uno dei due bronzi,
riportato a riva sulla spiaggia di Riace
Mi sono soffermato molto su questi volti, su questi busti dal colore indefinibile, dal fascino irraggiungibile, che sembrano quasi calati dallo spazio. Mi immagino la faccia del sub che esattamente 40 anni fa - era l'estate del 1972 - mentre vagava intorno alla costa di Riace, si imbattè in una parte della sagoma di una delle due statue: "Credevo fosse un uomo morto - racconta in un'intervista che viene proposta in un video su schermo al plasma, a pochi passi dalle statue - poi ho notato la consistenza della struttura, e le ciocche di capelli così precise e irreali sotto il mare. E ho capito che aveva davanti a me un capolavoro".
Sono rimasto folgorato nell'ammirare dal vivo la raffinatezza dello scultore, nei riccioli dei capelli di uno dei guerrieri... almeno quanto dalla banalità di chi ha avuto la fantasiosa idea di chiamarli "Statua A" e "Statua B"... come fossero due equipaggi di bob alle Olimpiadi di Monaco...

Ho divorato quei capolavori dell'arte ellenica, per lunghi e interminabili minuti. Ho immaginato il lavoro certosino dell'artista (si dice, sia Fidia, l'architetto e scultore che progettò il Partenone - e per un attimo la mia mente è scivolata al 1980 quando, ignaro di tutto quello che mi circondava, a 9 anni andai in vacanza in Grecia), la minuziosa e maniacale dedizione nel riprodurre in una capacità tridimensionale che farebbe invidia alle tecnologie più moderne, i tratti somatici e anatomici dei due guerrieri...
Ho pensato a quanti secoli siano trascorsi da allora. Allo stupore degli abitanti della costa reggina, in quel lontano agosto del '72, quando dalle acque affiorarono queste divinità di bronzo. Un leggero formicolìo mi trapanava i polpastrelli: avevo voglia di toccarli, di appoggiare la mano su quel metallo ruvido, scrostato dai secoli ma artisticamente intatto. E intimamente infinito...
Non capita spesso di avere la sensazione di trovarsi di fronte alla... storia. Storia dell'arte, in questo caso. Ma pur sempre storia. Ma quando accade, si ha una sensazione di incredibile leggerezza. E di benessere.
Credo che in tempi come questi - con problemi che il prosaico quotidiano ci propina senza timore di controindicazioni bulimiche - un sorso di cultura e di arte (al di fuori dell'immenso e straordinario patrimonio che la nostra piccola Gubbio ci offre a due passi da casa), sia rigenerante. Una caramella all'eucalipto, per il cervello. E per l'anima.

E così questa visita, questa "puntatina" da mezz'ora alla sede della Provincia di Reggio Calabria, ha fatto la differenza. E ha dato un senso a questa giornata... anche se non ne era il motivo originario.
Spesso le giornate più improbabili rischiano di lasciare brutti ricordi - e quella di ieri ne aveva tutte le caratteristiche, sportivamente parlando, vista la scoppola inusitata rimediata dai rossoblù al "Granillo".
Per fortuna ci hanno pensato quei due guerrieri di 2.500 anni, o giù di lì, a dare un senso - e che senso - a questo martedì da 1.600 km (tra andata e ritorno)... Mordi, assaggia e fuggi...

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