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martedì 10 settembre 2013

E poi ci sono anche le sconfitte... che rendono orgogliosi

Possono esserci sconfitte che rendono orgogliosi?
La domanda sembra un paradosso. Ma la domanda affiora forte dopo che, da pochi minuti, è finito il derby.
Continuo a chiamarlo così, perchè un derby non è una partita stabilita secondo le gerarchie amministrative. Un derby è la partita. E basta.
E negli ultimi due anni il derby è stato solo Gubbio-Perugia. O Perugia-Gubbio, come nel caso di oggi.
Peccato che l'esito è stato sempre lo stesso. Il Perugia festeggia, il Gubbio si lecca le ferite. Magari recriminando - l'anno scorso molto più che oggi - magari rimuginando su errori o qualche pecca (difensiva l'anno scorso, offensiva quest'anno). Ma il verdetto non lascia scampo.

In alto a destra, insieme a "Fula" con il buon
Angelo "Bettega" a riprendere nel "gabbiotto" Rai
Bello il "Curi" di sera. Non sembrava quasi campionato. Un po' per la domenica di pausa forzata, un po' per questi riflettori cui non eravamo più abituati in campionato. Unica nota stonata la maleducazione di qualche operatore tv in tribuna stampa, l'assenza di una bottiglia d'acqua in un caldo infernale, l'assenza quasi totale di segnale internet per i 90'. In compenso il servizio "zanzare" ha funzionato benissimo (ma io non ne ho usufruito grazie all'opzione "sangue amaro" on line 24 ore al giorno).

Bello ancor di più il Gubbio. Che nonostante la sconfitta, ha dimostrato di sapere ciò che vuole. Come il proprio allenatore. Magari ancora è presto per ambire a traguardi importanti. Ma la squadra può solo migliorare. E il punto di partenza non è affatto lo zero, che al momento sintetizza anche la classifica. Per i suoi obiettivi, nonostante la sconfitta, i rossoblù sono messi molto meglio dei grifoni: che per i propri, di obiettivi (serie B) devono crescere e non poco.

Fabinho, fermato da Giallombardo e Baccolo...
almeno per un'ora
Potente l'impatto sui 90' della squadra di Bucchi, con i primi contrasti subito vinti a centrocampo e l'impressione che non ci fosse nè timore reverenziale, nè voglia di fare da sparring partner.
La prima mezz'ora è stata rossoblù. Tatticamente il buon Cristian ha dimostrato di non essere affatto l'"imberbe trainer" descritto da qualche collega perugino nelle sue stucchevoli analisi da radical chic di corso Vannucci (taccio per carità di patria invece sui salotti televisivi...).
Fabinho non si è visto per 40', e il primo tiro in porta lo ha scagliato al 58'. Poi è entrato nelle azioni dei gol grazie alla sua classe (deliziosa la finta sul gol del vantaggio di Eusepi) e ad una progressione (sulla seconda rete) che però ha potuto scatenare solo a intermittenza.
Ecco, il Perugia dovrà sperare di avere sempre Fabinho per 90' e di inventarsi un Politano che non c'è. Oltre che irrobustire le fasce, soprattutto in fase difensiva.

Duello Malaccari-Felipe, i due migliori per parte
Fantastico Malaccari. Che partita, il ragazzo scuola Atalanta. Lo scorso anno si arrugginiva in panchina, di questi tempi, e per vederlo all'opera è toccato aspettare il girone di ritorno. Ho ancora davanti lo straordinario gol di Andria. Gli ho suggerito di riguardarselo prima del derby. Non so se l'abbia fatto, ma qualunque cosa abbia fatto, la ripeta ancora nelle prossime vigilie. Perchè una prestazione come la sua, al "Curi", è da incorniciare. Suo anche l'assist per Caccavallo, per il momentaneo 1-1. Il gol della speranza, il gol dell'illusione.

L'esultanza con streap tease di Eusepi... graziato
Alla fine ha vinto il Perugia. Perchè ha individualità superiori, ha più cambi in panchina, ha avuto più determinazione nei momenti chiave dell'incontro. E gli episodi a favore. Come l'incomprensibile amnesia dell'arbitro che ha dimenticato di ammonire Eusepi, fresco di streap tease dopo l'1-0.
Intendiamoci, la regola è ridicola e non finirò mai di biasimarla. Ma c'è. E andrebbe applicata. A parti inverse avremmo sentito litanie a tutto spiano per almeno due settimane.


Caccavallo ha appena deviato la palla del pareggio,
si gonfia la rete sotto la curva Nord
L'arbitro però non c'entra con il 2-1. Nel calcio conta correre, giocare e soprattutto buttarla dentro. Su quest'ultimo aspetto Bucchi dovrà adoperarsi, purtroppo non direttamente in campo. Lui ormai sta in panca (farebbe comodo).
Ma il Gubbio c'è. E riportare a casa comunque questa certezza, non è poco.
Può una sconfitta far sentire orgogliosi? Certo.
Guardando soprattutto la curva, con gli oltre 1.100 tifosi rossoblù a sostenere la squadra, non può che essere così... Aspettando la prossima avversaria.
Aspettando anche il 12 gennaio.

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