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lunedì 15 novembre 2010

Gubbio: anche il muro pavese va giù... e l'essere "grandi" non dà più le vertigini

E adesso è dura tenere a freno l’entusiasmo. Il Gubbio vince la sua settima partita su 13, non si ferma neanche davanti al muro del Pavia, e balza di nuovo al secondo posto in classifica, stavolta ad un solo punto dalla vetta. Roba da scrivere in un testamento, consegnare al notaio e lasciare ai posteri, con su scritto: “C’ero anche stavolta”.

Ormai non si può parlare neanche più di sorpresa. Lo si capisce dal piglio con cui la squadra di Torrente scende in campo, in casa come in trasferta. Lo si comprende ancora meglio dalla disposizione tattica degli avversari, che vedono il “Barbetti” come una sorta di Fort Apache: non da attaccare, ma dal quale difendersi.
Emblematica la partita di ieri, con il Pavia che, sì mancava di alcuni elementi in difesa, ma praticamente non ha passato la metà campo, lasciando Lamanna un po’ infreddolito e del tutto inoperoso, e schierandosi con 10 giocatori dietro alla palla, ridotti a nove quando l’arbitro ha esibito il rosso a Tarantino dopo un placcaggio su Gomez degno del miglior Craig Gower, in maglia azzurra.
E parliamo di una squadra che appena 7 giorni prima aveva imposto lo 0-0 sul campo della capolista Sorrento, giocando praticamente la stessa partita.
Un’impostazione che evidentemente anche a Gubbio doveva fruttare il buon vecchio punticino, ma Andrissi – allenatore che a fine gara arriverà a paragonare i rossoblù al Novara della scorsa stagione – non aveva fatto i conti con l’assedio al quale gli eugubini lo avrebbero costretto, uno di quei forcing nei quali prima o poi l’errore, sotto pressione, può scapparci. E il liscio di Preite, tra i migliori fino a quel momento, ha spalancato la strada al guizzo stile Inzaghi di Alfredo Donnarumma (a lato foto Marco Signoretti), abile a infilare quello che è finora il miglior portiere visto quest’anno, il fenomenale Facchin, uno di quei numeri 1 che ti danno almeno una decina di punti a campionato. Lo ha capito Gomez, fermato tre volte dal superlativo estremo pavese, e pure Galano che già stava esultando al 22’ della ripresa su un delizioso tiro a girare, al quale il portiere ospite ha ancora saputo dire di no.
Sembrava fatta, e invece il piccolo grande bomber catanese, al suo terzo sigillo stagionale, ha fatto esplodere il Barbetti. La festa finale dei giocatori in tuffo sotto i tifosi rossoblù, è l’immagine del clima che si respira a Gubbio quest’anno. Una squadra a cui nessuno, dei cosiddetti addetti ai lavori, aveva dato credito a inizio stagione, che oggi sta spiazzando tutti: forse persino Simoni, Torrente e Giammarioli che, certo, hanno creduto in questo gruppo e hanno i maggiori meriti nell’averlo saputo esaltare. Ma partite come quella di ieri ci dicono che la squadra sa essere anche matura nelle gare difficili, quelle in cui l’avversario si chiude a riccio. Dovremo abituarci a vederne parecchi al San Biagio: ma è segno buono. Vuol dire essere diventati ancora più grandi. E soprattutto, vincere partite così, vuol dire essere capaci di rimanerlo…

Copertina "A gioco fermo" per "Fuorigioco" di lunedì 15.11.2010



Sottofondo: "Novembre" di Giusy Ferreri - 2008

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