Il mio puzzle, i miei pezzi.Di ieri e l'altro ieri.

martedì 25 settembre 2012

Francesco, quella frase. E il tesoro che ci lascia...

"Non conta quanto vivi ma come vivi. Non contare i tuoi giorni, ma lascia che i tuoi giorni contino...".
E' una bella frase, qualcuno la fa risalire a Seneca. Citazione dotta, anche se non basta ad accettare che una persona se ne vada a 27 anni. Il tempo, da buon ruffiano, aiuterà a lenire la ferita. Ma resterà una cicatrice. E ogni giorno, guardandola o sfiorandola con un polpastrello, la mente ripasserà una silenziosa litania. Su ciò che sarebbe potuto essere...

Non conta quanto vivi ma come vivi. E conta soprattutto quello che lasci - aggiungo io. Non è un'eredità che passa per il notaio, fortunatamente (anche se purtroppo i notai esisteranno sempre).

E' un patrimonio speciale, dove i numeri non contano: è un tesoretto di affetto, di emozioni, di passioni, di lacrime e sorrisi, di abbracci e strette di mano. E' lo scrigno che conserva i ricordi, la memoria, l'esempio. E' la cornice che sostiene il quadro, l'affresco del proprio vissuto. E' l'energia che si è stati capaci di esprimere, di dare. E' ciò che si è offerto. Senza avere per forza qualcosa in cambio.

Ogni persona ha un tesoro da donare. Qualche volta senza neanche saperlo. Qualcuno lo sa e ti presenta il conto. Altri invece ti lasciano pure la mancia. Alcuni poi sono più speciali, perché la loro è "moneta autentica". Non devi cercare la striscia olografica. La loro immagine è nitida. Il ricordo ha la freschezza di uno sguardo. La spensieratezza di un sorriso. La generosità e il disinteresse di chi si adopera e fa, perchè sa che aiuterà qualcuno. Come ha fatto Francesco.

Era il prototipo esemplare del "braccere". Non solo per le caratteristiche fisiche. Ma soprattutto per l'animo. Braccere con Sant'Antonio, tra i più ambiti. Braccere nella vita, per tanti amici - cui ha donato la spalla, l'ascolto, la simpatia, il consiglio. E di tanti ragazzi - di cui è stato limpido esempio e discreto confidente. Il carisma non si misura in centimetri. La statura, quella vera, quella morale, ha altre dimensioni. Quelle del cuore.
Non è un ruolo facile quello del "braccere", nel cero e ancor più nella vita: perchè nessuno smania di farlo, e spesso chi finisce per esserlo, in realtà, punta a qualcos'altro. Lo vede come un ruolo di passaggio. Un divenire, più che una missione.
Francesco sapeva esserlo, e basta. Era un top player, ma non dava a vederlo. Si donava, anche quel giorno, il più importante. Senza chiedere altro. Ed è stato esemplare, da "braccere". Nel cero ma anche in tutti gli altri giorni.
Perchè c'era. E se c'era, ricordano i suoi amici, non avevi bisogno di sapere altro. Tutt'al più ti dava un'occhiata, per scoprire uno sguardo beffardo, a volte goliardico, ma sempre sincero. Che nascondeva, un po' a fatica, un sorriso di chi sa essere simpatico e al tempo stesso rassicurante.

Me lo immagino, con la sua chioma inconfondibile e un'energia incontenibile, lassù a palleggiare con Bovolenta. E alla prima veloce finita a lato, si gira e gli fa: "Vigor, uno de du metri come te, quella me la deve chiude...".
Oggi è stata la sua ultima "Calata". Seguivo da lontano il corteo e ho visto Francesco svoltare in fondo a via Dante, seguito da una fiumana di amici. Per un attimo ho immaginato: "Semo ataccati, bella Rampo!".

La vita è come una semina. Quando tutto germoglierà, probabilmente, non saremo noi a saperlo. Sicuramente non saremo noi a goderne i frutti. Ma se avremo la consapevolezza di aver fatto del nostro meglio, con un sorriso, quasi ironico, come quello che ancora oggi gli scorgevo sul viso, accetteremo ciò che il destino ci avrà riservato.
Con la fiducia, che in tanti hanno nutrito per lui, riporremo i migliori propositi negli amici veri, nelle persone autentiche, ovvero quelle che sapranno ricordare. E terranno viva la memoria.
Con serenità - quello spirito che è dei forti - passeremo il testimone a chi avrà la bontà di proseguire la strada.

Resterà una cicatrice. Ma guardarla, avrà tutto un altro senso...



2 commenti:

  1. Andrea Pellegrini26 settembre 2012 12:12

    Caro Giacomo, con il braccere non ce fai niente......... finché non te serve!
    Quando la gente te cade davanti, quando ce n'è troppa e tocca scanzalla, quando inciampi e tocca salta', quando pesa per davero: to qui serve il braccere, voja se serve!
    E Franci era uno che nte sti momenti, nella corsa della vita vera, c'era senza chiederti mai nulla in cambio!
    te stringeva e metteva il piede dentro la stessa buca dove inciampavi tu ed era pronto a rialzarsi insieme a te, o anche "doppo", basta che ce se rialzava.
    "metteva il piede dentro la stessa buca", con consapevolezza, e credo che sia impossibile trovare un altro "matto" che con consapevolezza sappia cadere e rialzarsi insieme anche più di una volta se serve.
    io non volevo scrivere niente, su Francesco, perchè per me è durissima! Però ringrazio te e chi m'ha suggerito caldamente di leggere ciò che avevi scritto, che è un "altro Rampini" speciale!!!
    Franci ta me m'ha dato una stretta talmente forte, tutte le volte che mi è stato vicino, che il segno me l'ha lasciato nel cuore e non solo a me, ma a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di condividere con lui anche un solo attimo.
    Ci sono poche cose di cui sono sicuro oggi, questa è una di quelle...



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  2. Grazie, Andrea. Non solo per quello che hai detto e che hai scritto. Ma soprattutto perchè lo hai fatto... Un abbraccio grande. Come l'affetto per Francesco!

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