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lunedì 10 ottobre 2011

La vittoria della nemesi: la vittoria della svolta? Questo dipende dal Gubbio...

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Era ora... Il Gubbio rompe il digiuno e lo fa nella domenica più improbabile, stando a quanto si era visto nei primi 45’ di gioco.
E lo fa con un avversario che riportava alla mente niente meno che le sfide della B di 64 anni fa: anche allora la Nocerina era avversaria tosta, anche allora era stata sconfitta dai rossoblù, con un verdetto di misura.

Di sicuro, allora, non si era dovuto ringraziare per primo il numero 1, al secolo Antonio Donnarumma, stabiese di origine, e forse anche per questo altamente motivato a vincere il suo personalissimo derby con i molossi. Gli stimoli veri però deve averli covati in settimana – quando sui giornali si ventilava un suo possibile traghettamento in panchina – oltre che nelle giornate precedenti quando ad ogni gol subito dai rossoblù il primo ad essere chiamato in causa era proprio il portiere maglia 32.

Stavolta no, stavolta il merito è tutto suo. Un rigore parato (ed è il terzo, con quelli di Coppa), tre prodezze autentiche tra il finale thrilling del primo tempo – con la squadra eugubina alle corde come forse solo a Marassi si era sentita, ma lì c’erano anche due giocatori in meno – e l’avvio choc della ripresa. Diciamocela tutta, in quel momento neanche il più ottimista dei tifosi avrebbe giocato 1 euro sulla vittoria del Gubbio.
E invece vittoria è stata, perché il calcio è fatto anche di capovolgimenti di fronte. Non solo grazie alla domenica straordinaria dell’estremo difensore, ma anche alle mosse tattiche che in corso d’opera Pascolini, che sostituiva Pecchia col quale comunque era sempre a stretto contatto, ha saputo dosare.


Il guizzo vincente di Ragatzu per il 2-1 finale - foto Settonce
 Prima irrobustendo la fascia sinistra, con l’innesto di Bartolucci e spostamento di Caracciolo – dopo una prima frazione al cardiopalma nella quale Farina sembrava il classico soldatino lasciato solo in prima linea sotto il fuoco nemico. Poi giocando le carte Almici e Ragatzu, rispettivamente per un Sandreani malconcio e un Mendicino impalpabile.
Il 4-4-2 che ne è scaturito, più artigianale e sostanzioso, con un Bazzoffia sempre incontenibile seppur bistrattato dalla terna arbitrale, ha portato i suoi frutti: su un ribaltamento di fronte, proprio Almici ha servito su un piatto d’argento la palla della vittoria a Daniele Ragatzu, poco reattivo anche ieri fino a quella chance, che lui, da giocatore di categoria superiore quale è – e dovrebbe sempre essere – ha saputo finalizzare. Freddezza e classe, doti innate del puledro sardo, che servono a Gubbio come il pane per guadagnarsi la salvezza.

E così in un colpo solo la vittoria sulla Nocerina diventa la vittoria della nemesi: quella che i greci chiamavano come rivincita o vendetta, a seconda dei casi. Una vittoria targata Donnarumma, Ragatzu ma anche Ciofani (al suo terzo sigillo stagionale, di forza e di fortuna) e perché no, Pecchia: che da quando è in discussione ha messo in fila 4 pareggi e una vittoria. E forse, in una settimana che si prevede tranquilla per la sua panchina, comincerà a preoccuparsi davvero.

La vittoria era e resta la migliore medicina di tutti i mali: anche se, onestamente, sarebbe erroneo non lavorare sui tanti problemi che ancora restano e che i primi 60’ di gara hanno evidenziato. Pecchia, Simoni e Giammarioli lo sanno.

Aver vinto una partita come quella di ieri è un segnale importante, per la classifica ma soprattutto per il morale. Ma se è giusto che esalti i tifosi - come sempre caldissimi e finalmente gratificati anche dai risultati - non deve finire per inebriare gli addetti ai lavori. Far finta di credere di aver vinto questa gara meritatamente sarebbe un mezzo suicidio.
Il campionato resta lungo e tortuoso. Ma ora il Gubbio sa che non solo può giocare da squadra ma può anche vincere, bene o male che sia.
Guardando la classifica con un occhio e una prospettiva, decisamente diversi…




Copertina di "Fuorigioco" del 10.10.11
Musica di sottofondo: "Staying alive" . Bee gees - 1977

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