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martedì 2 marzo 2010

Crisi economica: un'indagine presentata a Città di Castello parla di un clima di sfiducia generale (83% di imprese si dichiara incerta sul futuro): cosa pensare?


La crisi economica, manifestatasi con il crack finanziario della Lehman Brothers nel settembre 2008, sembra aver lasciato il segno anche sull’apparato economico e produttivo dell’Umbria e della Toscana. Almeno è quello che emerge dai dati raccolti nell’ultima analisi realizzata dal “Centro Studi Economico e Finanziario ESG89” e diffusa in occasione della presentazione ufficiale dell’ANNUARIO ECONOMICO DELLA VALTIBERINA 2010-2011. Il volume raccoglie l’analisi delle migliori società di capitali (Spa, Srl, Coop) della Valtiberina, un territorio, quello fra l’Umbria e la Toscana che conta 15 comuni.
Durante il convegno dal tema: ‘Umbria-Toscana, La Valtiberina e la Real Economy’ tenutosi a Città di Castello, presso l’Auditorium Sant’Antonio - ci cui ho curato il coordinamento - è stato fatto il punto sull’effettivo stato di salute e sulle prospettive dell’economia proprio nel comprensorio.
Sono state approfondite, alla presenza di diversi rappresentanti del mondo Istituzionale, Associativo, Bancario e imprenditoriale delle 2 province, le caratteristiche economiche dell’area rispetto all’Italia e si è cercato di cogliere quali sono stati gli effetti che la crisi economica e finanziaria ha prodotto sulla vitalità del sistema imprenditoriale locale, attraverso la lettura e l’analisi degli ultimi dati di bilancio.

Durante il dibattito è stata presentata, in esclusiva, la recente ricerca di mercato che il “Centro Studi ESG89” ha realizzato proprio in occasione di questo evento. Il campione scelto è composto da 235 società di capitali rappresentative del territorio e dei suoi comparti merceologici più influenti. Diversi sono stati i temi affrontati in questa analisi: dalle prospettive che gli imprenditori hanno sul futuro prossimo, alla definizione di una vera e propria exit strategy che possa permettere l’uscita anticipata dal tunnel della crisi, fino al giudizio sulle misure messe in campo dal Governo per fronteggiare questa particolare congiuntura economica.
Dallo studio è emerso che il pessimismo diffuso che ha contraddistinto tutto il 2009 è ancora ben percepibile in questi primi mesi del 2010. L’83% degli intervistati è ancora incerto sul futuro. In particolare, la percentuale di imprenditori che prevedono, nel corso di questo esercizio, una chiara diminuzione del proprio giro d’affari è aumentata rispetto allo scorso anno: erano il 22% nel 2009, sono ben il 30% quest’anno. Ancora pessimismo per quanto concerne le percentuali sull’occupazione, ben il 31% degli intervistati è convinto che il livello occupazionale diminuirà ancora nel corso del 2010 (era appena il 14% un anno fa).
E’aumentata la diffidenza nei confronti di quei mercati, come quello asiatico, che dimostrano invece di navigare in modo anacronistico rispetto al contesto generale: solo il 37% degli interrogati pensa che interfacciarsi con paesi emergenti, quali Cina e India può agevolare la ripresa economica. Riguardo la Green Economy, infine, ben il 53% del campione ascoltato, non ritiene che investire in questo nuovo stile di vita e di produzione sostenibile, sia giusto e che possa effettivamente rappresentare il futuro dell’economia. Insomma, in questo periodo, l’ottimismo non regna sovrano.

Sono intervenuti al dibattito, fra gli altri i Presidenti delle due province interessate, quella di Perugia e di Arezzo, secondo i quali, in questo particolare momento congiunturale, il ruolo delle istituzioni è quello di capire come creare nuove sinergie sul territorio.
L’ingrediente chiave della ricetta, che può produrre benessere, sembra essere appunto la cultura del “fare insieme”. La sfiducia ed il pessimismo diffuso si combattono facendo vedere che le Istituzioni hanno le idee ben chiare.
L’incontro si è concluso con l’intervento del Prof. Gianfranco Cavazzoni della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Perugia. Secondo Cavazzoni bisogna fare molta attenzione nel gestire questo particolare momento, perché altrimenti si rischia di assumere decisioni sbagliate che potranno ripercuotersi inevitabilmente anche sul futuro. E’ necessario cambiare la cultura d’impresa, migliorare i processi di sviluppo e di qualità, per fornire alle classi future gli strumenti necessari ad affrontare la sfide per il domani.

Un approfondimento sull'incontro di Città di Castello andrà in onda stasera sulla rubrica "Trg Plus" (ore 20.50 TRG).

La domanda che invece lascio su questo post è: se c'è sfiducia (83% è una percentuale troppo alta), come si fa a pensare che ci siano investimenti e dunque "benzina" indispensabile per far ripartire la locomotiva economica locale?

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