Il mio puzzle, i miei pezzi.Di ieri e l'altro ieri.

giovedì 24 novembre 2011

Quando il digitale terrestre oscura... e quando gratifica... L'altra faccia dello switch off

L'altra faccia dello switch off.
Starsene in redazione senza "colpo ferire". Senza poter scrivere, montare un servizio, fare rassegna stampa o condurre tg. L'unica attività riconducibile a qualcosa di giornalistico è qualche news sul nostro sito. Qualche spicciolo, fatto di brevi aggiornamenti sulle poche notizie che arrivano dallo staff tecnico impegnato nel settaggio di tutti i ripetitori per il digitale terrestre.

L'altra faccia dello switch off è questo clima da "ferie forzate" - di cui credo di aver parlato anche in estate, ma in quel caso erano "simulate" - che ti tiene un po' represso e un po' impotente.
Magari chi legge potrebbe pensare: "Ma vatti a fare una corsa, una passeggiata, un po' di shopping. O stattene in famiglia, senza scervellarti troppo...".
Magari. Ma quando "sei in ballo", ti piacerebbe che la musica partisse. E fosse quella giusta. Qui invece siamo pronti, con l'orchestra che ha già accordato gli strumenti, gli spartiti sono fissati, il maestro ha già toccato dolcemente la bacchetta un paio di volte sul leggio, per richiamare l'attenzione. Alza le sopracciglia, come ad indicare che tutto è pronto...
Manca solo... la prima nota. Il via, il là. Per iniziare l'era digitale.

Ecco due giorni così e vai in paranoia. Siamo "switchati" - si dice?, boh... - da ieri mattina, mercoledì 23 novembre. Erano più o meno le 8 quando, nel corso della rassegna stampa in diretta, il tecnico di regia (Gigi Picciolini) mi ha fatto cenno, scuotendo il capo e agitando le braccia, che il segnale analogico era definitivamente passato a miglior vita.
Sembrava una scena di "E.R. medici in prima linea"... L'elettroencefalogramma di quello che era stato l'imput tecnologico di 26 anni di attività di questa piccola (ma a suo modo, emblematica) emittente, era irrimediabilmente piatto.
Restavamo ancora in vita, per un'altra oretta, sulla originaria frequenza digitale, collocata provvisoriamente sul canale 10 nella sola area di Gubbio: magra consolazione, ho pensato. Almeno qui, nella città madre dell'emittente, la rassegna stampa la vedranno fino alla fine.
Non pensavo però che per due giorni il buio sarebbe stato il comun denominatore di tutte le emittenti tv regionali: la sintonizzazione non lascia scampo, dal 9 (saltando il 7 di La7 e l'8 di Mtv) si passa direttamente al 21. Un po' come nel Monopoli, quando beccavi la carta che ti faceva saltare la casella della "prigione".

In "prigione" invece ci siamo rimasti noi. Due giorni a girare i pollici, aspettando nervosamente di sapere quando si poteva "scendere in campo", cercando di seguire le iniziative, conferenze stampa o appuntamenti di queste 48 ore (materiale buono poi da riproporre una volta tornato il segnale digitale nei primi notiziari) ma senza il ritrmo frenetico della giornata tipica del giornalista tv: ovvero la giornata "che ti insegue", con gli orari che si accavallano, le scadenze che incombono, montaggi e titoli che pressano, tecnici che brontolano, trasmissioni da organizzare, palinsesti da programmare, riprese pubblicitarie da calendarizzare e via di seguito... Non pensavo che tutto questo potesse un giorno (anzi 2, questi ultimi) diventare oggetto di nostalgia...

L'altra faccia dello switch off. Le telefonate in redazione, la gente che ti ferma per strada, ti scrive su facebook, ti chiede con impazienza: "Ma TRG quando si rivede?".
Una delle telefonate più memorabili è arrivata da Foligno: "Ma come, stasera non vedo TRG? E come faccio? Io non posso stare senza TRG...".
Ecco, ci voleva lo switch off per una sana e salutare iniezione di autostima... Per una bella botta di fiducia, che ti dà la ricarica (quasi come un Mars) dopo la due-giorni inconcludente.
Le cose più preziose - parlo di abitudini, oggetti, routine (non di persone, perchè lì il discorso è diverso...) -spesso ci circondano, ma quasi non ce ne accorgiamo. E' come se ci chiamassero e noi non le sentiamo. Ne facciamo un uso frequente, quasi ripetitivo. Non diamo loro il giusto peso, il meritato ruolo. Non pensiamo che siano importanti per la nostra giornata. Finchè non vengono a mancarci...
A quel punto, solo a quel punto, ci accorgiamo che non sappiamo farne a meno.

Ecco in pochi momenti, come questo, mi sono davvero reso conto, toccandolo con mano, quanto TRG si sia profondamente radicata nelle comunità che da anni sono servite dal nostro segnale.
Ti capita di verificarlo in occasione dei grandi eventi, delle dirette "maratona", delle vittorie sportive.
Qui invece c'è in ballo la quotidianità: l'essere legati a quell'appuntamento (in genere, il tg delle 20.20, ma non solo...) che è un fedele "compagno di viaggio" giornaliero. Per scoprire cosa è successo nella porta accanto...
Credo che sia un fenomeno che meriterebbe molta più attenzione che non qualche riga di un blog sperduto.
Perchè il futuro dell'informazione - a mio modesto modo di vedere - corre su un binario fatto di una dicotomia apparentemente inconciliabile, ma in realtà insostituibile: la grande informazione (notizie dal mondo e dal nostro Paese) e l'informazione "strettamente" locale.
In mezzo sta il limbo. Che spesso non significa nè informazione da un lato (chi la fa), nè interesse reale dall'altro (chi ne è destinatario).
Ebbene lo switch off, che in fondo è uno spegnimento, da questo punto di vista ha acceso i riflettori su questa realtà: felicemente ridondante, piacevolmente ripetitiva, affollata, caotica. Fatta di chiamate continue, richiesta di spiegazioni, quasi invocazioni di aiuto...
Ma in fondo testimonianza di un principio che questi 30 anni di informazione televisiva locale hanno sedimentato: la gente ha bisogno di sapere cosa succede intorno a loro. E quanto più stretto è il cerchio concentrico di questa notizia, tanto più forte è l'interesse verso la stessa...

Il resto, vien da dire, sono davvero chiacchiere...

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