Il mio puzzle, i miei pezzi.Di ieri e l'altro ieri.

mercoledì 28 marzo 2012

La Gubbio che fu, la Gubbio che non c'è più... Una riflessione senza peli sulla lingua...


Sicurezza. Magari se ne è parlato molto la scorsa settimana a Gubbio - anche sulla scorta di nuovi episodi di microcriminalità, anche in pieno giorno. In queste ultime ore il tema continua a tenere banco. Mentre si attende di sapere cosa farà l'Amministrazione comunale, mi piace sottoporre ai lettori del blog questa riflessione inviatami dal dott. Massimo Capacciola - autore tra l'altro del libro "L'Ottava Tavola" (edito da TMM), di cui mi occuperò prossimamente sia sul blog che in tv - che analizza come la vecchia Gubbio sia cambiata (e non poco) anche alla luce di questa escalation di cronaca. Un contributo di idee e analisi che ritengo prezioso, soprattutto perchè arriva da chi ha raccontato la storia millenaria di questa città (appunto, attraverso "L'Ottava Tavola") ricamandone un affresco di straordinario fascino e appassionante curiosità... Con passaggi forti, anche di autocritica pesante per la nostra comunità: pesante ma inconfutabile. "Il male è dentro di noi", scrive Capacciola, dentro l'apatìa di una comunità che si aggrappa ad un precario presente dimenticando il florido passato. Ma il presente - tra inchieste, rapine, spaccio e violenze, ma anche una classe politica inadeguata alle necessità e alle gravi carenze della società attuale - appare anni luce lontano dal fulgido passato...
GMA


Massimo Capacciola, autore de "L'Ottava Tavola"
Il tappo sembra saltato, sembra che la vecchia Gubbio che conoscevamo sia finita: sono ormai alcuni mesi che la malvivenza sembra essersi data appuntamento a Gubbio, con singolare puntualità e puntiglioso accanimento. Non esiste la micro-criminalità se non in sociologia: anche il più semplice misfatto innesca una sequela di reazioni emozionali difficilmente prevedibili e controllabili dall'Autorità. Non più solo spaccio di stupefacenti, quindi e bravate notturne, anche contro le scuole, nonnismo incluso; adesso si assiste increduli a scippi e furti in pieno giorno, molesti sessuali a donne e bambini ai giardinetti, fallimenti fraudolenti di solide industrie locali, efferati omicidi in località a noi limitrofe e da ultimo la incredibile campagna giudiziaria nei confronti dell'Amministrazione comunale trascorsa.
Tutto questo sembra indicare un deterioramento complessivo ed irreversibile della qualità della vita, del benessere percepito dalla nostra comunità. Vi sono indicatori ben noti che possono spiegare tale esito drammatico di una piccola società che tuttavia ha trascorso quasi indenne gli ultimi decenni. La forzata immigrazione dall'Est Europa che il trattato di Schengen ha favorito, i mai interrotti flussi migratori dal Nord Africa, hanno reso le nostre terre, popolate da clandestini e regolari, appetibili da tutti coloro che non disdegnano di prestare opera in settori agricoli o industriali, snobbati dagli italiani. Se il posto di lavoro poi non si trova, la malvivenza organizzata recluta tutti: regolari e non. Esiste quindi il dato allarmante di una demotivante condizione dei nostri giovani al lavoro manuale, scarsamente remunerativo, faticoso e in definitiva poco nobile, quasi dequalificante.
La sopraggiunta crisi economica non sembra, poi aver stimolato all'agire, anche solo per necessità, anzi aumenta l'inedia, la sfiducia, la passività: si invoca tutt'ora il sussidio statale, un aiutino dalle Amministrazioni locali che alimentano solo illusioni ed assistenzialismo e debito pubblico. La via dello spaccio di droga sembra costituire una scorciatoia, seppur rischiosa, per illudersi di guadagnare, mentre la disgregazione dei nuclei familiari non garantisce ai figli di apprendere da subito la disciplina degli istinti tramite l'insostituibile educazione dei genitori.  Nel frattempo il crimine avanza e disorienta, spaventa, immobilizza.

Sul piano della repressione e della prevenzione la nostra Amministrazione deve fare di più a cominciare dall'ipotesi d'implementare al più presto un nuovo Commissariato di Polizia che irrobustisca le scarse, pur se encomiabili, forze dell'ordine storiche dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e Guardia forestale. Occorre potenziare il controllo del territorio facendo ricorso alla tecnologia con il contributo anche di volontari per la sicurezza. Anche qualora si potenziassero le forze dell'ordine, però, il nocciolo del problema rimarrebbe sempre inevaso. Il male è più nascosto, celato da ciò che resta di un modello di vita superato, a motivo di una stagione folle vissuta al di sopra delle proprie possibilità.
Il male è dentro di noi, nel mezzo dei rapporti umani con cui ci costituiamo in società; il nostro male di vivere ha cancellato l'iniziativa e l'operosità, il senso del dovere ed una severa capacità d'autocritica. Il male è una categoria inalienabile dalla natura umana, tuttavia il comportamento umano generoso e responsabile è in grado di ricomporre quella unità di intenti che ha costituito, nel passato, la nostra identità di popolo operoso, povero certo, ma anche onesto e giusto. A forza di far valere solo indicatori economici quali il PIL o lo SPREAD, la crescita o la decrescita di questi indici è in grado di decidere il destino di interi popoli: un popolo non si può giudicare dalla capacità di innalzare il prodotto interno lordo ma dal coefficiente di reattività morale e spirituale, dall'impegno etico-solidaristico che sana contrasti e frena le divisioni.
Le liti cittadine placate dal Vescovo Ubaldo
Gubbio è malata perché divisa ed è divisa perché ha dimenticato la sua storia, fatta di discordie e faziosità, è vero, ma che tuttavia si ricomponevano, quando il nemico fosse stato alle porte. Oggi, che il nemico è dentro di noi o forse siamo noi, dobbiamo appellarci alla coscienza individuale di ciascuno, nessuno escluso, al di là del colore dei partiti o degli interessi economici di parte, del credo religioso per uscire insieme.
Ci sono fattori umani che non possono essere conteggiati e quindi non possono essere comprati che, se presenti nello spirito di un popolo, possono decidere del nostro destino: l'intelligenza, l'amore, la fraternità, la creatività, la carità, la lealtà, l'inventiva, la fiducia, la laboriosità, la speranza, il senso religioso.
Questo è il nostro programma per uscire dalla crisi: riscoprire il fare insieme dopo aver fatto la conta di chi ci sta.
La politica eugubina, da sempre ma sopratutto in questo ultimo periodo, ha dato un miserevole spettacolo di opportunismo e di cinismo, assestandosi su posizioni eccessivamente conflittuali e di basso profilo: la stanca deriva dei colpevolisti e degli innocentisti dimostra l'ottusità di chi non ha capito ancora che questa storia riguarda tutti. I reati, se di reati se ne troverà traccia, saranno puniti secondo la legge umana; ma più ancora dei reati sarà importante comprendere quanto, questa pagina di storia, ci avrà cambiato.
L'esperienza è un'insegnante severa che prima ti interroga e poi ti spiega la lezione: è come se avessimo, da giovani, imparato la lezione, un mestiere per poi da adulti praticarne un altro. Non vorrei che imparassimo le lezioni della vita quando queste non ci serviranno più.
Massimo Capacciola

2 commenti:

  1. Fabrizio Cece29 marzo 2012 15:18

    "Gubbio è malata perché divisa ed è divisa perché ha dimenticato la sua storia, fatta di discordie e faziosità, è vero, ma che tuttavia si ricomponevano, quando il nemico fosse stato alle porte".
    Purtroppo la storia ci insegna che non fu così.
    Anzi, l'evento più nefasto della storia eugubina, la perdita delle libertà comunali (fine marzo 1384), fu causato proprio dalla faziosità, dalle divisioni e dalle lotte interne.
    Situazione inevitabile? Quasi sicuramente. Resta il fatto che le cose andarono così.

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  2. Ovviamente la storia insegna anche che la successione di epoche e paradigmi dipende anche dalla contrapposizione dialettica del pensiero umano, ma non solo: esistono anche le miscrostorie che sono spesso taciute perchè non documentate. Tutto è storia ma la storia nonè tutto

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